L’intervista al prof. Marianno Franzini, presidente della SIOOT, riveste un’importanza particolare. Sull’argomento Coronavirus di articoli ne sono usciti migliaia, forse, a livello mondiale, centinaia di migliaia, io stesso ne ho consultati un numero davvero elevato, ma è la prima volta che mi trovo di fronte ad un’ipotesi di lavoro per certi aspetti risolutiva.

Si pensi alla corsa che c’è stata per mettere in opera ospedali più o meno improvvisati, alla ricerca di ventilatori in tutto il mondo, con i vari paesi che cercavano di accaparrarsene in tutti i modi una parte dei pochi disponibili, agli “aiuti” implorati a destra e a manca, qui si delinea per contro non solo una strategia specifica per certi aspetti completamente diversa, ma anche un “modello” di sanità meno centrata sull’ospedale e dai costi irrisori, se confrontati con quelli fin qui ipotizzati per gli adeguamenti.
E se, come giustamente osserva Franzini, è solo una questione di far “provare” l’efficacia della Ossigeno-Ozono Terapia —peraltro già ci sono una ventina di ospedali che lo fanno— per una cura che oltretutto «costa nulla», lo si faccia su larga scala, in modo da avere anche i numeri di supporto per una decisione nel merito a livello nazionale —non facile da prendere sotto molti aspetti, visti anche gli interessi in gioco. Anche perché è dal 1993 che il Ministero della Sanità ha riconosciuto l’attività antivirale e antibatterica dell’ozono sul sangue. Si spera tuttavia che di fronte ai risultati specifici, rispetto ai quali Franzini ha pochi dubbi, perché si tratta di una pratica oltretutto consolidata in diversi ambiti, si agisca rapidamente.
Ed è anche una questione economica, perché per la sanità di soldi in futuro, con l’adozione del “modello SIOOT” (che è molto di più di una contingente tecnica mirata), non ce ne vorrebbero poi così tanti da andare a piatirli in Europa.
Professor Franzini, lei è presidente della Sioot International di cui la Società Scientifica di Ossigeno-Ozono Terapia (da qui in avanti OOT) italiana è una sezione, ci può descrivere quali sono gli scopi della società, e in particolare perché ha come riferimento applicazioni legate esclusivamente all’ozono?
La Sioot è una società internazionale, nata in Italia nel 1982, questo per dirle che sono circa 40 anni che seguiamo sia la ricerca che la pratica della OOT. Ciò può far comprendere quanta esperienza in questi 40 anni abbiamo maturato in questo tipo di utilizzo di questa pratica, perché non è un farmaco ma il risultato dell’unione dell’ozono che è tratto dall’ossigeno. L’ozono è O3, l’ossigeno è O2, attraverso l’ossigeno si forma l’ozono che poi viene utilizzato.
Parleremo di ozono, e poi di malattie e prevenzione, e naturalmente di COVID-19. Ho letto che c’è stata l’autorizzazione del Ministero competente per la sperimentazione negli ospedali sulla base di un protocollo Sioot, basato sulla OOT…
Sì, il 24 marzo scorso ne abbiamo dato notizia, tuttavia non la chiamerei tecnicamente sperimentazione, è iniziata la pratica concreta negli ospedali dai quali traiamo i numeri per vedere quanto è efficace la OOT, che è una pratica “compassionevole”.
La Sioot è un insieme di medici e professionisti, immagino…
La società scientifica è riconosciuta dal ministero della Sanità ed è una società di medici, di veterinari, di odontoiatri, che utilizzano nei vari campi diversi l’OOT.
Immagino siano numerosi.
Siamo circa tremila in Italia, sembrano tanti ma in realtà sono pochi perché la richiesta è superiore all’offerta. Poi in alcune regioni è vero siamo in tanti, in altre pochi. Speriamo negli anni di riuscire a riempirla tutta.
Benissimo. Dunque, si parlava dell’ozono, di O3, qualcosa in più sulle sue caratteristiche?
Il gas di partenza è l’ossigeno e quello di arrivo l’ozono, che è la parte attiva e che consente di passare alla parte operativa.

L’ozono, che però è instabile.
Infatti non è un farmaco che può essere confezionato e venduto attraverso le farmacie, quindi il medico deve avere la propria apparecchiatura che partendo dall’ossigeno produce concentrazioni e quantità diverse di ozono a seconda delle varie necessità e nei vari campi di applicazione.
Quindi, per chiarire ad un pubblico che abbia conoscenze relative o nulle sull’argomento, abbiamo a che fare con la normale bombola di ossigeno che si può portare anche a casa? In questo caso invece sembra di capire che non è così, che non è possibile.
No, non si può. La bombola di ossigeno ce l’ha il medico che con la propria apparecchiatura, partendo dall’ossigeno, produce concentrazioni e quantità di ozono sulla base delle applicazioni specifiche. Quando parliamo di ozono non parliamo di ozono tout court, ma di un ventaglio di concentrazioni. Mi spiego, è come dire, uso l’aspirina, la puoi usare 3 g., 0,3 g., e lo stesso è per l’ozono.
Benissimo, per quanto riguarda le applicazioni, parliamo ora di quelle non mediche, per poi passare al Corona.
Ci sono applicazioni in veterinaria e la disinfezione in agricoltura o negli ambienti. In veterinaria può interessare gli animali da compagnia, ma anche le vacche o i maiali, poiché soffrono di malattie di tipo batterico-virale e quindi traggono dall’ozono un grande beneficio. Tanto più che, per esempio, negli ambienti degli allevamenti di maiali, poter dare ossigeno a questi animali, ovviamente in modo controllato, ma anche direttamente nell’acqua da bere, fa sì che praticamente non si usa più nemmeno l’antibiotico. Quindi diventano carne free, libera, dall’antibiotico.
Mi sembra una grande conquista, un bel passo avanti, se dovesse diventare una pratica diffusa.
Certamente, si avrebbero dei benefici dal lato delle antibiotico-resistenze.
Parliamo dell’acqua…
Nel caso dell’acqua bisogna parlare di disinfezione. Abbiamo due tipi di acqua, in un tipo si dà un giusto quantitativo di ozono, perché l’acqua trasporta batteri, qualche volta anche funghi, ma soprattutto batteri, uno fra tutti, il più famoso, è la Legionella. Quando l’acqua è fredda è poco presente, e quindi poco aggressiva. Quando riscaldi l’acqua, in casa, in ospedale, o nei luoghi di lavoro, succede che riscaldandola la Legionella non viene bloccata, ma anzi si moltiplica a dismisura, da una cellula di legionella ne possono nascere milioni, e diventano molto aggressive per le vie respiratorie dell’uomo. Quindi non serve che la beviamo, ma se ci laviamo il viso, le mani, il batterio fuoriesce e se lo respiriamo ci dà polmoniti da legionellosi.
Poi c’è un altro uso, lei spesso porta l’esempio di Torino, dove utilizzano l’acqua del Po, ma per usi di che genere?
Esatto, si può togliere l’inquinamento che c’è nell’acqua. Si può intervenire nei punti di partenza dell’acqua con la disinfezione, però abbiamo una rete idrica malmessa, con molte perdite, e dove c’è una porta d’uscita c’è un foro e quindi anche una porta di entrata di inquinamenti, Pertanto anche ozonizzando l’acqua alla partenza, non si può garantire che a casa dell’utente arrivi un’acqua buona. Il nostro consiglio è che ogni utente abbia la sua macchinetta, disinfetti la sua acqua e così è più sicura in assoluto.
Quindi prendendo acqua dai fiumi si può ottenere un’acqua quasi miracolosa, e pensare che è pericoloso persino farci il bagno.
In un certo senso sì. Ma c’è anche un altro settore, quello dell’acqua iper-ozonizzata, cioè molto ozonizzata, come cura per le disbiosi. Le disbiosi presentano quei problemi batterici-intestinali dove l’ozono interviene, abbattendo quelli cattivi e salvando quelli buoni.
Quanto al sistema immunitario, sappiamo che è decisivo che sia efficiente per combattere i virus (e non solo), altrimenti si moltiplicano…
Sioot per prima, nel mese di gennaio, ha pensato di studiare e proporre un protocollo per il Covid-19, perché l’ozono ha alcune caratteristiche. Lei ha citato il sistema immunitario, e l’ozono vi gioca un ruolo, in secondo luogo, questo gas è un perfetto antivirale. Non c’è virus che resista all’azione dell’ozono.
Bene, ancora sul sistema immunitario. Il modellino più semplice che descrive l’azione di un anticorpo parla di una proteina a forma di Y, le cui cime sono organizzate per individuare una molecola dell’agente patogeno, denominata antigene. Una volta individuato, l’antigene viene catturato e neutralizzato, tramite una delle due cime. Come si inserisce in questo meccanismo l’ozono?
È uscito anni fa su Science uno studio dove viene descritto il modo in cui il nostro sistema immunitario aggredisce le infezioni, le infiammazioni, le cariche batteriche virali … bene hanno scoperto che il nostro sistema immunitario, quindi il mio, il suo, e quello dei suoi lettori, produce molecole di ozono, di O3. Questo sta a significare che quando abbiamo un sistema immunitario che non produce molecole di ozono, non riusciamo a combattere batteri, virus, ecc., in senso generale.
Ok, mi sembra una precisazione di grande spessore, in concreto come avviene che l’ossigenoterapia riesce a ripristinare il corretto apporto di ozono?
Lei ha anticipato che quando il sistema immunitario non ce la fa il virus riesce a moltiplicarsi, e difatti lo si vede chiaramente con la COVID-19, perché i giovani rarissimamente hanno la malattia, grazie alle maggiori difese che hanno, e gli anziani, che magari purtroppo hanno delle malattie collaterali, tipo il mal di cuore, la pressione alta, il mal di fegato, l’asma, eccetera, sono più facili prede perché hanno poche difese immunitarie.
Al Sacco di Milano c’è collaborazione, con il professore Andreoli.
Sì, ma il professore Andreoli sta usando l’ossigeno ozono per la terapia antalgica, purtroppo però il Sacco non è ancora partito con il trattamento per la COVID.
Lei ha accennato all’antibiotico-resistenza.
Come sappiamo, oggi uno dei problemi più grandi che si trova a dover risolvere la ricerca e la pratica in campo medico è l’antibiotico-resistenza. ed è qui che si scopre l’utilità della OOT. Quando l’antibiotico non riesce a perforare il batterio, perché ha una capsula diversa, l’antibiotico viene rigettato e non riesce a svolgere la sua azione. Quando invece l’antibiotico viene associato alla OOT, questa rompe la capsula del batterio e del virus, e l’antibiotico riesce ad entrare ed esplicare velocemente tutta la sua azione in pochi giorni. Quindi, che so, una polmonite in 6-8 giorni viene curata perfettamente. Malattie di tipo antibiotico-resistenza, sono gli interventi chirurgici e le protesi, sia al ginocchio, piuttosto che alla spalla. Causano antibiotico-resistenza. Vuol dire pazienti con una protesi che per mesi hanno infiammazione, dolore, gonfiore, e continuano a prendere l’antibiotico per mesi e mesi. A questi pazienti gli farei una cura, associando sempre l’antibiotico alla OOT, e in breve tempo guariscono definitivamente.
Alle case farmaceutiche, piacerà questa novità? si metteranno di traverso?
Ma no [tono rassicurante], anzi direi che abbiamo un’ottima collaborazione perché noi esaltiamo l’uso dell’antibiotico. Se era diventato inutile, grazie all’ozono torna ad essere utile, non viene più rigettato, in questo modo le case farmaceutiche non devono più progettare un nuovo antibiotico, che non sia antibiotico-resistente, e poi provarlo per vedere cosa succede. Stiamo vedendo che esso, grazie alla OOT, riprende la sua normale efficacia, anzi la sua ottima efficacia, e i tempi addirittura si riducono. Quindi un grande riuso degli antibiotici, anche grazie all’apporto dell’ozono.
E in campo animale è la stessa cosa?
Abbiamo visto che in alcuni casi, con le vacche per es., l’antibiotico non aveva efficacia, altre volte aveva scarsa efficacia ma nel tempo lungo, quando abbiamo pensato di utilizzarli tutti e due insieme abbiamo fatto, scusi il termine, “bingo” [ride], è ottenuto guarigioni in pochissimo tempo.
È quindi allora, anche le case farmaceutiche possono stare tranquille, perché il loro portafoglio non dovrebbe risentirne.
Assolutamente [si accalora], siamo, come si può dire, degli attivatori del farmaco, si pensi ai farmaci per la circolazione, per il dolore, anche nel dolore lei usa farmaci, ma dopo un po’ di tempo deve cambiare molecola, trovarne un’altra, ricambiare, con l’associazione dell’ozono lei non abbandona il suo farmaco, ma ha una risoluzione del problema.
Quindi, per riassumere si può dire che con l’OOT si attiva un’azione di ossidazione dei virus?
Beh, diciamo che con l’ozono si può ottenere anche un’azione preventiva, volendo, di immunizzazione, un’azione direttamente antivirale, e poi, noi stiamo parlando di ossigeno-ozono, è quindi di ipossia, quando questi ammalati sono in fase avanzata, questa viene sbloccata proprio dalla OOT.
E quindi si blocca il processo riproduttivo del virus per mezzo delle cellule.
Esatto. Quello che si evince da questa ricerca è che il paziente guarisce rapidamente.
Ci sono casi di pazienti che si sono trascinati a lungo complicazioni di vario genere, poi dissolte rapidamente con il subentro della OOT?
Certamente, abbiamo molti pazienti di questo genere, cito un solo caso, un signore aveva un problema alla spalla, dopo un’operazione la piaga non si richiudeva, e i mesi passavano, con il ricorso all’ozono abbiamo risolto il caso in tempi molto rapidi. L’ho riportato in un’audizione alla Camera.
Veniamo alla Covid-19, che cosa è successo in quest’ultimo mese?
Allora, siamo riusciti a ottenere la collaborazione di 17-18 ospedali in giro per l’Italia e tutti hanno applicato il protocollo che la Sioot ha preparato, suddividendo i pazienti in cinque categorie, dai meno gravi ai più gravi, risultato: qualche morto ce lo siamo sicuramente risparmiato, vedendo la proporzione e la media, ma la cosa davvero notevole, è che con gli appena positivi, quelli che vengono ancora lasciati a casa, per aspettare di vedere se guariscono o peggiorano, su quelli la guarigione invece è praticamente certa, quindi l’indicazione che oggi diamo, anche alle autorità sanitarie, è di istituire dei servizi domiciliari dove mandino un’infermiera che fa l’ozono-terapia a questi pazienti, e direi che al 99% —purtroppo in medicina la certezza non esiste mai—, ma direi che al 99% li curiamo, li guariamo e non devono andare in ospedale.
Che è quello che non deve aver fatto Boris Johnson…
Esatto [lo dice quasi sillabando]. I pazienti oggi stanno a casa, aspettando, ma quando si ammalano, non è che lo si deve al fatto che hanno la tosse, è che cominciano ad avere ipossia, a non respirare bene, e ciò sta a significare che il polmone è in sofferenza, oltre alla circolazione, perché il grande problema del Coronavid è il grande problema trombotico, circolatorio. Quindi, quando le condizioni peggiorano, la situazione già comincia ad aggravarsi, a quel punto non combattiamo più il virus, che a nostro parere non è neanche troppo aggressivo, troppo cattivo … certo, se tu lo lasci lì nel corpo per 10/15 giorni, quello va avanti a fare la sua azione, ti prende i polmoni, ti prende la circolazione, diventa sempre più difficile.
Subentra insomma un problema di microcircolo, giusto? E l’ozono?
Beh! Il Corona va sull’endotelio, l’ozono tende a proteggere l’endotelio, e quindi il Corona riesce a non aggredirlo totalmente, e pertanto a non fare un’azione trombotica in senso generale. Però va preso prima, non quando la trombosi è già partita, perché allora il problema diventa molto serio.
Bene, a questo punto possiamo parlare del problema del “timing” …
Certo, assolutamente, il “timing” esiste per tutte le malattie peraltro. Quando abbiamo una diagnosi positiva, dopo aver fatto il tampone oppure quando il medico di famiglia ha a casa un paziente e gli diagnostica la probabilità molto alta che abbia preso questo Covid, immediatamente andrebbe trattato a casa, non andare a intasare gli ospedali, e la malattia non avrà la sua progressione.
Si può fare anche da sé, con un esperto di ozono terapia?
No [categorico], l’ideale sarebbe che le autorità mettano in piedi un servizio di pronto intervento con del personale che con una macchina si reca a casa del paziente, fa l’applicazione, e come le dicevo al 99% quello guarisce.
Invece oggi il ricovero negli ospedali è ancora la prassi.
Oggi si ragiona così, se non stai bene stai a casa, perché potresti anche guarire da solo, se peggiori vai in ospedale. Invece, per non intasare gli ospedali, per non aggravare il paziente, che poi rischia la morte davvero, prendiamolo subito, curiamolo a casa.
Questo significa anche una ristrutturazione dei servizi sanitari.
Ma no! basta aggiungere il servizio domiciliare, invece di istituire ospedali da campo, ecc., con meno fondi, meno soldi, e ancora meno tempo, si può fare un servizio domiciliare. Vi sono già delle strutture che fanno servizi domiciliari, quindi si tratta solo di dargli questa nuova arma, magari di aumentare un po’ i numeri, e potremmo curarne gran parte.
L’addestramento richiede molto tempo?
L’addestramento è veloce, è una cosa molto semplice, bastano 2/3 giorni.
Può bastare un personale infermieristico addestrato ad hoc?
Sì, dopo sì. Anzi il personale infermieristico è basilare. Se le autorità sanitarie entrassero in quest’ottica o si addestrano dei medici o si prendono dei medici che già la praticano … ma si fa in un modo molto veloce.
Io ho visto i primi dati comunicati alla Sioot dagli ospedali che praticano il vostro protocollo, com’è la situazione attuale?
Abbiamo ad oggi 46 casi presi in esame, se ne ricava che i non intubati sono anche quelli che guariscono più velocemente e 28 non hanno neanche più avuto la necessità di andare all’intubazione, 6 addirittura sono stati estubati, quindi vuol dire che sono migliorati tanto nel diminuire l’infiammazione, nel riprendere l’ossigenazione, e respirano da soli … intendiamoci, con una media di solo 5 applicazioni, e non sono stati lì due mesi a farsi curare, cinque applicazioni vuol dire una settimana e mezzo. Gli effetti più immediati sono stati la discesa della temperatura corporea sotto 37, la normalizzazione della frequenza cardiaca (a 70 circa da 90 o più), la riduzione della PCR (proteina C reattiva), normalizzazione della funzione renale, aumento dei leucociti (globuli bianchi) e diminuzione della glicemia, oltre a un miglioramento generale delle condizioni cliniche.
È la reazione dei medici che la usano, in generale com’è? Che consenso c’è sull’efficacia?
Siamo partiti per primi, siamo all’avanguardia scientifica e applicativa. Dobbiamo indubbiamente avere ulteriori dati, stanno arrivando, quando ne avremo di maggiori, considerando anche le statistiche dei morti che sono bassissime (sto parlando di applicazioni ospedaliere, con malati che arrivano spesso già in stato disperato), quando in Lombardia sono intorno al 20%, se non ricordo male, si capisce bene che, come le dicevo, dei più gravi qualcuno purtroppo muore, ma alcuni risolviamo, i meno gravi guariscono proprio velocemente.
Ma questo trattamento si fa solo in Italia?
In Italia e in alcuni paesi all’estero.
Siamo agli inizi?
Noi siamo i primi, stiamo facendo da apripista per tutto il mondo.
Questa è una buona notizia, bellissima.
Io direi che andrebbe ancora di più sfruttata, anche perché nessuno ci guadagna, e oltretutto costa pochissimo. Dovrebbe essere molto più allargata.
Lei ha detto una volta “…e costa niente”.
Io dico ai colleghi, oggi, siccome non ha controindicazioni, provarla “costa niente”. Portiamo i dati, siamo onorati di poter mostrarli, e stiamo andando avanti. Come le dicevo, già circa 18 ospedali stanno utilizzando l’ozono, ma in Italia esistono 1000 ospedali. A parte l’ospedale, io spero che le autorità in Italia aprano la loro mente e la loro vista, e utilizzino anche a domicilio questo tipo di terapia.
Questo tipo di pratica è concentrata soprattutto al Nord, o è diffusa anche al Centro e al Sud?
È come con il virus [ride], siamo partiti da Bergamo e man mano si è esteso, e adesso abbiamo Palermo, Napoli, Foggia, Roma, si sta espandendo un po’ in tutta Italia.
In Centro Italia? Toscana, Umbria, Marche…
No, poco o niente, la Toscana è fuori, l’Umbria è fuori… Speriamo che gli assessorati alla sanità lo possano prendere in esame, e lo facciano approvare. Non è una religione che la devi sposare, qui vai a vedere, vai a provare…
Spero che anche con questo articolo e con i “social” si possa sensibilizzare un po’ più di gente.
È assolutamente necessario. Parlarne è la cosa migliore, altrimenti è difficile ottenere rapidamente risultati.
Le vorrei chiedere un’ultima cosa, i lettori di questo articolo saranno molto curiosi di conoscere il “come”. Lei ha già detto che non ci sono effetti collaterali, ma come si applica? C’è una macchina…
Funziona in modo semplice. Si preleva del sangue che finisce in una sacca apposita, autorizzata dal Ministero della Sanità, il sangue scende, circa 150-200 cm cubi, molto meno di una donazione di sangue, nella sacca lo arricchiamo di ossigeno-ozono, circa 100-150 cm cubi. Una volta miscelato, dalla stessa via da cui è entrato —per dirla semplice, si fa un buco solo— il sangue rientra, ed ha fatto la sua azione. Ci sarebbe qualche aspetto collaterale, altri tipi di cure, ma la cura principe è proprio l’autoemoinfusione. Però si può aggiungere acqua ozonizzata, un trattamento delle mucose nasali…
Che cosa si può fare da soli, c’è qualche apparecchio che si può acquistare?
Si, però la gente deve capire che in questo caso non siamo nel campo della prevenzione, per la Covid ci vuole il medico.
In conclusione si può dire anche che la OOT agisce in entrambi gli ambiti: la prevenzione e la cura?
Sì, certamente, anche in fase di prevenzione si può fare una seduta alla settimana di OOT (in questo caso ci vuole sempre il medico) e funziona molto bene, anche per il rinforzo delle difese immunitarie.
Nel caso della prevenzione, a che età è bene cominciare, dopo i 60, i 70?
Io direi dopo i 50.
Questo trattamento di prevenzione non passa per il Sistema Sanitario Nazionale, immagino.
Purtroppo no.
Possiamo concludere richiamando il concetto di “Seconda rivoluzione”?
Beh, una rivoluzione non solo possibile, ma deve essere attuata per il beneficio di tutti, perché il virus, come vediamo, non guarda in faccia a nessuno.
Restringerei il caso all’aspetto puramente medico, lei ne parlò in relazione alla antibiotico-resistenza.
Ah, si certo [entusiasmo], è la seconda grande rivoluzione, la prima sicuramente è stata l’antibiotico che ha salvato e salva ancora milioni di vite, la seconda di aiuto sarà proprio la OOT. Anche perché di fronte ad un evento avverso come l’antibiotico-resistenza —che mi pare giusto sottolineare rappresenta anche un grande costo sociale ed economico— il trattamento consente di lavorare in sinergia proprio con gli antibiotici. Penso che con l’Ossigeno-Ozono siamo davvero di fronte ad una “seconda rivoluzione”.
Bene professore, grazie, è stato un grande onore e un grande piacere intervistarla.
Grazie a lei, poi me la mandi, e se mi dà il permesso, la mettiamo sulla nostra pagina FB.
Ci mancherebbe, a presto, avremo occasione di risentirci.
Volentieri. A presto.
Luciano Priori Friggi
Conflitto di Interessi
L’intervista è stata possibile grazie all’interessamento del dott. Vincenzo Simonetti, socio Sioot, che mi contattò circa un mese fa illustrandomi la OOT, per indirizzarmi poi al professor M. Franzini. Nessun finanziamento è stato fornito per questo scritto. L’autore non ha conflitti di interessi da segnalare.
Per i permessi di riproduzione dell’articolo: luciano.priorifriggi(chiocciola)tin.it

L’intervista è molto interessante. Si potrebbe aprire una nuova frontiera della medicina , sia rispetto alla prevenzione che alla cura.Per quanto riguarda la situazione della pandemia da Covid-19 mi sembra molto importante sensibilizzare la popolazione rispetto alla ozono-terapia da effettuare a casa con il personale infermieristico se la persona risulta positiva al tampone; dopo aver consultato il medico di famiglia. Mi sembra fondamentale quindi:
– informare i medici di famiglia ed avere il loro parere;
– estendere la sperimentazione su un numero crescente di ospedali;
– porre la questione all’attenzione della Regione Umbria.
Luciano, ti ringrazio per aver condiviso questa intervista e tienimi informata.
Una buona serata!
Annamaria, grazie a te per il commento.
Facciamo girare l’articolo, se si è convinti che può funzionare, si deve anche tener conto che per il protocollo non sarà una strada in discesa, troppi gli interessi in gioco.