Il COVID-19 in Italia ha fatto la sua comparsa alla fine di febbraio 2020 con i primi decessi. L’ondata che ha travolta il Nord, in particolare alcune zone della Lombardia, si è formata rapidamente raggiungendo il suo massimo tra la fine di marzo e i primi di aprile (920 decessi/27-03-’20), per poi ripiegare altrettanto velocemente e spegnersi lentamente con l’estate. Il minimo dei morti lo si è avuto il 29 agosto con un solo decesso.
Una seconda ondata si è formata ad ottobre del ‘20. Anch’essa ha raggiunto rapidamente i massimi, sui livelli della prima ondata, tra la fine di novembre e i primi di dicembre. La discesa questa volta è stata tuttavia più tribolata e il livello dei decessi non è mai sceso stabilmente sotto 200.
Tra la fine di febbraio e i primi di marzo del ’21, su questa base di 200 decessi si è formata una terza ondata che ha raggiunto i massimi intorno ai primi di aprile con 400 morti. Poi la discesa veloce con l’arrivo del bel tempo e delle giornate di sole. I minimi si sono raggiunti in luglio con una decina di decessi.
Nel frattempo, dai primi dell’anno, è partita la vaccinazione di massa che è arrivata oggi a 46 milioni di persone con almeno una dose. Il numero complessivo dei decessi ammonta ad oggi a 131 mila e i casi a 4,7 milioni.
Predire l’ondata
La statistica epidemiologica ha elaborato diversi indici per monitorare le ondate, alcuni dei quali sono diventati ormai familiari anche ai non addetti ai lavori. Ne presento qui un paio, abbastanza affidabili sia nel descrivere le tendenze che come “predittori”. Tra questi l’IFR, conosciuto in Italia come “Tasso di mortalità” (mette in relazione decessi e casi), che si muove al rialzo o al ribasso con un certo anticipo. Ebbene, come si vede dal grafico dell’IFR (si tratta di una mia versione leggermente modificata), il trend al rialzo è ripreso ad agosto ed oggi, 25 marzo, è all’1,5%, il che vuol dire che si hanno 1,5 decessi ogni 100 casi. Questo indice raggiunge lo 0,4-0,5% quando la fase ciclica è ai minimi, per portarsi sul 3-3,5% nei momenti di maggiore pressione (non è stata presa in considerazione qui la primissima fase, quando il dato era palesemente poco attendibile).

Un altro indicatore molto noto è Rt, ovvero l’ “Indice di trasmissibilità”, costruito sui casi. Preferisco sorvolare sulle obiezioni circa la sua validità pratica. Per come è costruito esso indica la “trasmissibilità del virus”. Nel grafico (anch’esso una mia rielaborazione, denominata My-Rt), quando l’indice è al livello 1 indica che 10 positivi ne producono altri 10, se scende al di sotto, segnala infezioni proporzionalmente in calo, viceversa, al di sopra, registra un incremento delle stesse (a livello 2, 10 infetti ne producono 20).
Come si vede dal grafico, l’indice ha superato il livello 1 (dal 22/03/’21) ed è a 1,17, segnalando quindi una ripresa del trend al rialzo delle infezioni.
Quarta ondata?
Ci sarà dunque una quarta ondata, e avrà le dimensioni delle tre che l’hanno preceduta? Ovviamente difficile dirlo. Come saprà chi mi segue, il 15 di marzo dello scorso anno elaborai un modello[CPM Model] in grado di prevedere l’inizio di un’ondata strutturata −ovvero rapida salita dei numeri dei decessi (preferisco qui limitare l’esposizione a questa serie), raggiungimento di un picco e altrettanto rapida ridiscesa− con solo una ventina di dati giornalieri a disposizione (come nel caso di metà marzo del ’20), a partire dal suo inizio (terza decade del mese di febbraio). Il CPM Model ha previsto con estrema accuratezza l’andamento della prima ondata (forma grafica, massimo, durata e decessi totali) e, se pur con maggiori difficoltà tecniche, anche le altre due; ciò è stato possibile grazie alla scoperta dello scrivente della “matematica del virus”, alla base di un sistema di previsione completamente diverso da quello dell’Imperial College di Londra, basato sul deludente modello compartimentale SIR/SEIR, di cui ho trattato in altri articoli.

Conclusione. Anche se al momento non ci sono ancora i numeri perché il CPM Model faccia scattare la previsione d’onda, non debbono essere ignorati gli indicatori predittivi veloci, come l’IFR e Rt, che ci segnalano che la calma piatta degli ultimi mesi potrebbe ben presto essere un ricordo. Se ci saranno incrementi tali –mi limito ai decessi− da farci ripiombare in una nuova ondata, presumibilmente lo sapremo entro 15-20 giorni.
Luciano Priori Friggi
Economista, giornalista, autore di libri su Frédéric Bastiat, Machiavelli, Brigantaggio. Docente in corsi Master post-laurea, ex-docente a contratto università
Il CPM-Model Prima Ondata: articolo
COVID-19. Un modello statistico per la Seconda e Terza Ondata
COVID-19. ANALISI E PREVISIONE SETTIMANALE DEL 4 giugno 2021. IL “CPM MODEL” TROVA CONFERME DEFINITIVE
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