Subito dopo la sconfitta alle elezioni regionali, a caldo, in una assemblea a Pisa sulla prospettiva del partito unitario del Centrodestra, Piero Pizzi ha voluto lanciare un allarme: facciamo tutti, insieme, al più presto, con la massima determinazione, un bagno di umiltà, una profonda revisione dei nostri programmi, i necessari cambiamenti nella squadra, per evitare la “toscanizzazione” dell’Italia.
Oggi, un anno dopo, nei suoi incontri pubblici e nel suo infaticabile tour elettorale attraverso l’intera provincia di Pisa, Piero Pizzi ripropone il tema scottante dell’egemonia.
La Toscana è una roccaforte rossa. Il PCI conquistò l’egemonia subito dopo la guerra. Dopo il crollo dei partiti della prima repubblica, la DC e il PSI sono scomparsi, lasciando libero il proprio elettorato e la società. Mentre l’apparato postcomunista che sopravvive nei DS è, se possibile, ancora più granitico e più potente.
La società e l’economia sono attanagliate dai perversi meccanismi del collateralismo. Esplicito, come quello delle cooperative rosse. Implicito, come quello dei sindacati e di tanto associazionismo. Incoffessabile, come quello di tanti che avrebbero da perdere possibilità di lavoro e forse anche tranquillità di vita, se si mettessero contro il potere rosso. Gratuito e persino patetico, come quello di tanti giovani “contestatori”, giudici “militanti”, giornalisti “imparziali”, che, quasi senza rendersene conto, tanto forti sono i meccanismi del conformismo e del controllo sociale, si schierano acriticamente e incondizionatamente con la sinistra.
Anzi, come è il caso di certe posizioni di politica internazionale, contro Israele, o interna, contro la televisione commerciale, non solo con la sinistra, ma con i peggiori riflessi condizionati della sinistra: quelli antioccidentali e antiliberali.
Il Centrosinistra è l’erede di sessant’anni di potere, che hanno spento la società toscana, l’intelligenza, la diligenza, la capacità di rischiare e di intraprendere.
Un governo Prodi, un Centrosinistra al potere, una Italia toscanizzata significherebbero l’affossamento delle riforme e la fine delle speranze di cambiamento.
Andrebbe al potere in tutta la Repubblica quello stesso tipo di classe dirigente che in Toscana conosciamo bene: una elìte politica che sa gestire l’esistente, sa cavalcare le burocrazie, sa moltiplicare la spesa pubblica in senso elettoralistico.
Sono capaci di proteggere le carriere di ex politici ora trasformati in potenti manager delle aziende pubbliche locali.
Sanno distribuire case popolari e posti di lavoro ai ceti più deboli.
Sanno spendere in consulenze e sostegni a migliaia di persone e centinaia di piccole e grandi associazioni.
Sanno mobilitare vasti strati della popolazione attorno a slogan buonistici.
Sanno difendere, dappertutto, l’esistente e, dappertutto, fermare la meritocrazia, la lungimiranza, la competizione, l’innovazione e l’irruzione dell’insperato.
Berlusconi è ancora la migliore delle scelte possibili, per noi che vogliamo essere, in questa nostra terra ancora ricca ma così addormentata nel grigiore e nel conformismo, costruttori di speranza.
Dobbiamo dimostrare competenza, chiarezza morale, compattezza politica.
Il futuro dell’Italia non può essere la situazione toscana di oggi: declino, buonismo, lassismo, con una famiglia su due in cui entrano reddito e benefici (non importa quanto modesti) dal potere pubblico locale.
Difesa delle conquiste e dei risultati del governo di Centrodestra, riscoperta di valori inclusivi e aggreganti, valorizzazione delle nostre tradizioni e libertà, massima unità della nostra parte opposizione politica, umiltà e tenacia per convincere il massimo numero di elettori esclusi o ribelli al sistema di potere della sinistra a mobilitarsi e a seguirci nei prossimi appuntamenti, combattendo la sfiducia, l’assenteismo, il pericoloso sentimento di sentirci una minoranza già battuta in partenza.
Questa è stata la nostra strada in tutti questi anni, questo è il nostro ultimo genoroso impegno in questa chiusura della campagna elettorale, questa è la nostra strada per la prossima stagione di impegno politico qui, in Toscana, insieme.

Quell’ inciucio fortemente voluto e poi santificato dal vostro satrapo locale ,con l’abolizione delle preferenze e l’aumento delle poltrone in Consiglio Regionale resta indubbiamente la migliore esemplificazione di tutto ciò…..Come dire…..opposizione conforme!