“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”
Barcolliamo procedendo su due binari paralleli. Uno percorso dalla pietas che non si può disattendere e dalla quale non si può umanamente prescindere, l’altro pervaso da pastoie burocratiche e legalità intrappolate in vari trattati fatti in tempi passati obsoleti e dunque superati. Come uscirne?
Chi sta lassù e governa il mondo ci pensi, ci rifletta e trovi soluzioni. Non facili ma possibili.
Pensiamo a un “neocolonialismo” pacifico ed equo e collaborativo, perché collaborando si cresce tutti. E chi meglio di persone da noi istruite e addestrate può essere un valido interlocutore?
Senza entrare nell’affair CFA che al momento viene affrontato e definito con atteggiamenti opposti, talvolta oppositivi, e, “francamente”, non è chiarissimo. Almeno per la stragrande maggioranza di noi poveri comuni cittadini. Che assistono attoniti a esternazioni di esponenti politico istituzionali, di cui non facciamo il nome per ritrosia e vergogna. Invadenti e invasivi come l’elefante in cristalleria, danno origine a incidenti diplomatici che non aiutano certamente a mantenere la già precaria stabilità economica e politica. Intra e extra moenia.
Tema difficile e delicatissimo. Arduo da affrontare, pena fraintendimenti. Ma è palese e fisicamente impossibile che l’Europa possa accogliere l’Africa. Occorre grande assennatezza, capacità di giudizio , oculatezza e pragmatismo. Ma in particolare volontà di risolvere. Se ascoltiamo politologi sociologi economisti intellettuali vari e di chiara fama, non se ne esce. Ciascuno ha e mantiene la propria posizione, spesso falsata indebolita e compromessa da ideologie preconcette e dogmatismi assoluti. Sistematicamente opposti, come pessima consuetudine.
E tutto questo non porta altro se non esternazioni iperboliche seguite da scelte esorbitanti e paradossali.
Nel frattempo assistiamo ad azioni diplomatiche educate e composte, come suo costume, di quel pover’uomo del Conte che deve rattoppare, costretto a fare la corte anche a Merkel, alle birichinate di Giggino e il Dibba che, della serie attenti a quei due , ne combinano di tutti i colori. Ma a Macron no, chissà perchè. A buon intenditor poche parole.
Ma, per tornare alle cose serie, dopo digressioni facete, si diceva della possibilità di far rimanere gli africani nella loro terra. Se ci fosse una volontà vera si potrebbe fare, forse, dato che il loro è un continente ricchissimo di materie prime. Come diceva qualcuno, un certo Confucio, non dare pesci ma insegnare a pescare.
“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”.
Aiutarli dunque nello sfruttamento delle loro miniere e giacimenti, e non delle persone, prendendo il giusto compenso e non pretendendo ciò che non spetta. Senza ingordigia e speculazione e conseguente depauperamento. Come accaduto in passato e pare, ancora in atto. Bensì in equilibrata collaborazione.
Del resto chi arriva qui, riceve spesso un’accoglienza sgangherata e disordinata, teoricamente umanitaria. Ma, in mancanza di una pianificazione e un programma definito, è soggetto, comunque, a sfruttamento, in una sorta di schiavismo di nuova generazione. Senza dire dell’attrazione verso la malavita e la criminalità organizzata. Per sopravvivenza o per inclinazione.
Naturalmente questa è soltanto un’opinione. Come essere umano consapevole e sinceramente desideroso di pace nel mondo, vorrei che tutti i miei omologhi vivessero al meglio. Secondo le proprie capacità, onorando nel contempo anche la meritocrazia. Ciascuno di noi sa e può fare qualcosa. Se si potessero mettere le proprie competenze in una centrifuga forse ne verrebbe fuori un succo di benessere reale. Più o meno concentrato, ma dignitoso per tutti.
Difficile a dirsi e ancor più a farsi. Ma ci sono eccellenze che sicuramente lo saprebbero fare. Se solo volessero.
Treccani ci dice che “neolcolonialismo” è un “termine con cui viene indicato polemicamente l’atteggiamento di alcune potenze ex coloniali (in particolare Belgio, Francia e Gran Bretagna) accusate di voler mantenere, nel momento stesso in cui formalmente concedevano o riconoscevano l’indipendenza politica ai territorî già soggetti, il controllo dell’economia locale per tutelare i già esistenti proprî interessi e poterli estendere in altre forme. 2. Per estensione, ogni forma di politica attraverso la quale paesi capitalistici e industrializzati tendano a imporre la propria determinante influenza nella vita economica e politica delle ex colonie e in genere dei paesi in via di sviluppo, per assoggettarli a un nuovo tipo di sfruttamento.
Carla Ceretelli
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