Opino. Che i Senatori a vita dovrebbero esprimere –non rappresentare- l’apice contemporaneo possibile di una qualità umana conquistata con vibrazioni sofferte. Vigili nella operosità e nella dedizione sociale. Capace di rapportarsi agli uomini ed alle situazioni. Con saggezza. Disincanto di passioni. Estraneità di interessi.
Opino. Non ricordo Senatori a vita, patriarchi di grandi tavole familiari. O umili, dispensatori di leggende. O poeti, di eloqui dimenticati. O superstiti, inconsunti alla barbarie. Non ricordo. In questa vasta solitudine di popolo.
Opino. Sulla morale fugace. Che si ostenta quando si espone la propria immoralità.
Opino. Sulla famelicità del possesso. Del potere. Dell’influenza. Del gioco sui desideri. Della fragilità.
Opino. Sugli scritti come regole. O. Sui costumi. Sugli usi. Proposti. Invocati. Consumati. Dalla tirannide della indispensabilità. Della onnipotenza.
Così opinando nei miei sogni ininfluenti, pesa su me la violenza di un percorso non compiuto. Della dispersione di una coerenza affidata.
Coerenza, quasi carnale, dove si confondono le donne e gli uomini della Repubblica. Nell’Uomo Costituzione. Il Presidente. L’atto di fede. Che disperde i tratti di ogni diversa indecisione di persona, di singolo vivente, di narrazione.
Tutti siamo. Nella deificata purezza della Sua immagine.
Opino. Nuovamente. Potrà, esaurito il tempo della fede, la nostra confusa carnalità disgregarsi? Ricondursi alla fazione. Allo strumento dei desideri. E umiliarsi, come terrena vicenda?
O i segni delle nostre storie avvinghiate sopravviveranno. Incisi. Erti sulle concitazioni delle dispute? Scrittura viva della Costituzione. Del sogno?
Ma non è più sera. Non è più giorno.
Nessuno osserva la isolata divinità del popolo.
franchini

Gent.le Franchini,
non La conosco, La leggo e sento il disappunto e lo scoramento di una persona che riesce , dalla nube dei suoi pensieri, a percepire, con dolore, il degrado culturale e politico di questo momento.
Credo che l’impegno della societa’ civile, al di la’ dei singoli eventi, altri purtroppo ne annoteremo, sia proprio quello di portare all’esterno, fuori da noi, questa grossa riflessione .
Grazie
Luisa Errico
Carissimo Fabio,
debbo intervenire non per contestare le tue opinioni sul voto di fiducia, ma per difendere il mio pensiero.
Credo che anche da fatti isolati, soprattutto da fatti isolati, si possano desumere i fondanti e le finalità dei principi. Specie costituzionali. Per questo il mio riflettere che dall’evento in se –per me meramente marginale, oltre che ininfluente, come rilevi, ai fini della fiducia- si possano individuare comportamenti di interpretazione della consuetudine costituzionale. Anche adeguati a situazioni future. Io ho cercato di evidenziare la necessità di emersione di un traslato di ordine etico-politico tra prerogative e caratteristiche del ruolo del Presidente e successiva attribuzione del ruolo di Senatore a vita di diritto, peraltro acquisendo il titolo di Presidente emerito. Il fatto stesso che tale ruolo possa essere rinunciato ma non il titolo, a mio avviso, connota la sua disciplina di supra partes.
Che i Senatori a vita di diritto, Presidenti emeriti, abbiano dato, nel tempo, altra interpetazione non demolisce il mio pensiero.
Mi auguro, spero, mi illudo, di essere contrastato da un Loro intervento su queste pagine.
Ti abbraccio,
franchini
Caro Compagno,
non credo che, nel caso particolare, con il voto di fiducia concesso al Governo dai senatori a vita che hanno rivestito la più alta carica istituzionale, quest’ultimi abbiano “tradito” la funzione di unità nazionale. Il Governo Prodi è autosufficiente sia alla Camera che al Senato. Per il principio maggioritario chi ha un voto e un seggio in più ha il diritto-dovere di governare. Dunque, il voto favorevole dei senatori a vita non ha interferito sulla fissazione dell’indirizzo politico che spetta ai parlamentari eletti democraticamente dal “popolo”. Tuttavia tutte le opionioni sono legittime.
Il centrodestra, invece, che ha candidato e sostenuto Giulio Andreotti, senatore a vita, alla seconda carica dello Stato, compresi i pentitissimi postfascisti e i postleghisti duri e puri, non ha nulla da fischiare e da insegnare quanto a cultura istituzionale e rispetto della Costituzione. Non si può pretendere per gli altri ciò che non vale per sé
Gentilissimo Amiramda,
ringrazio per l’attenzione al mio scritto.
Ancor più ringrazio per la precisazione di cui sono costretto ad adornare lo stesso. Riconoscendo che la “cifra poetica” conduce a variazioni di lettura.
Ho consumato, tra le righe, una mia riflessione, esigenza, etico-politica.
Se il Presidente è espressione dell’unità nazionale (quindi di tutti i Cittadini) a mio avviso nel prosieguo della Sua presenza, quale persona, nell’ambito del Senato deve esprimere questa consapevolezza, consegnatagli istituzionalmente e che si presuppone consolidatasi nel corso della funzione.
Invero strano, demoniaco, da prestidigitazione, appare un improvvisoo mutamento delle condizioni morali e etico/politiche al tempo e nell’effetto del raggiungimento della carica di Senatore a vita di diritto. In effetti tale carica deriva, costituzionalmente, dall’aver osservato il principio di rappresentanza dell’unità nazionale, quindi morale e politica e culturale di tutti i Cittadini della Repubblica.
Non può, a mio avviso, un Senatore a vita di diritto, quale un ex Presidente della Repubblica, partecipare ad alcuna votazione dichiarando la propria parzialità senza ammettere, implicitamente, la propria inefficacia o menzogna di rappresentanza unitaria, nel corso dell’incarico.
Tanto alta e densa di significati la carica di Presidente che il giorno-termine del mandato non può annullare il sentimento profondo che la ha determinata. Altrimenti, tutti noi Cittadini, non più protagonisti della Costituzione, ma spettatori disillusi di uno spettacolo mal recitato.
Essere forgiatore, al rovescio, di proposte nell’interesse del paese, del Popolo, lo ritengo un compito precipuo cui deve adempiere. Così come i Senatori a vita, per altro verso.
Assistiamo, con doglianza, ad ingerenze ed ansie di protagonismo.
Credo di avere il diritto di chiedermi se il Senatore a vita di diritto, in tali evenienze, mi rappresenti. Se rappresenti il mio altro.
Gli usi costituzionali, mio gentile Amiranda, si costruiscono con gli esempi e, in quanto prassi, assurgono al valore di norma non scritta, ma osservata.
Ritengo personalmente –voglio ritenere- che i Padri Fondatori della Repubblica, di alto profilo morale –ben diverso da quello odierno- siano stati disattenti o meglio siano stati indotti ad errore dalle proprie personali esperienze.
Avevano, nella lora storia, colpe, disattenzioni, orgogli, sentimenti di equità e volontà di giustizia –una morale, alla fine- tali da non dover distribuire privilegi di sotterfugi. Questi esclusi dal concetto che avevano di esercizio del servizio per lo Stato, verso la Repubblica, verso i Cittadini; demandato al Presidente della Repubblica, e al prosieguo del riconoscimento di siffatto servizio.
La loro onestà, il loro sacrificio, commise un errore. Non erano, loro, gli uomini futuri. Non era, la loro etica, l’etica futura.
Viviamo in un epoca di confuso disordine. Perdoniamoci. Se possibile.
Il Compagno e Poeta Franchini ha esposto con la cifra poetica che gli è propria le sue tesi rispetto alla votazione avvenuta in Senato sulla fiducia al Governo Prodi da parte dei senatori a vita. Dico anche io la mia.
Costituzionalmente non c’è nulla da eccepire nel comportamento legittimo dei senatori a vita, ex presidenti della Repubblica di diritto, e altri nominati per aver illustrato la Patria in campi specifici. Quest’ultimi hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri parlamentari pur non essendo espressione del corpo elettorale. Volgari, al di là dei giudizi di valore, mi sono parsi comunque i fischi che la Casa della Libertà ha rivolto ai senatori mentre votavano la fiducia al nuovo Governo. D’altra parte, con quale credibilità, una coalizione che ha sostenuto la candidatura di Giulio Andreotti, senatore a vita, alla Presidenza del Senato, può contestare ed in quel modo il diritto dei senatori a vita ad esprimere la loro preferenza politica? Per consuetudine costituzionale i senatori a vita sono sempre pro Esecutivo, da chiunque sia guidato.
Nella speranza che la maggioranza degli italiani bocci il pasticcio costituzionale al prossimo referendum di giugno, dobbiamo augurarci l’avvio di una stagione costituente per rimediare ai danni provocati dalla riforma costituzionale del centrosinistra, scongiurare in questo modo il conservatorismo costituzionalista acritico alla Scalfaro, procedere alla revisione concordata degli assetti istituzionali attuali- In tal senso, nel quadro di un rapporto equilibrato tra Stato ed enti locali, di un federalismo solidale, il superamento del bicameralismo perfetto con l’istituzione della Camera delle Regioni provvederà a porre fine ad un meccanismo di cooptazione nelle Istituzioni rappresentative dal sapore vagamente monarchico.