Caro Direttore
La tua proposta di rivedere in “toto” finita l’emergenza che stiamo attraversando, il nostro assetto costituzionale, è condivisibile, anche se – è inutile negarlo- vi sono difficoltà non di poco conto per la sua realizzazione. Immagino, infatti, i vari ostacoli che vi si frapporranno: non un ultimo il fatto che un’Assemblea Costituente finisce con l’incidere i lavori ordinari del Parlamento per un periodo considerevole, voglio dire, almeno per un anno, stando all’esperienza trascorsa.
Quello, però, che non può ancora essere conservato, è la vigenza del titolo V che, con la riforma costituzionale del 2001, ha trasformato le Regioni in Ente a competenza generale e lo Stato in un Ente a competenza numerata, come già abbiamo scritto la volta scorsa. Cosa che si è dimostrata paralizzante per lo Stato, e che, tuttavia, in più occasioni, è apparso invasivo delle competenze regionali sostituendosi all’ inerzia delle Regioni in forza dell’interesse nazionale che ne sarebbe uscito indebolito; nello stesso tempo, mettendo in rilievo l’impotenza regionale a sostenere un siffatto sistema costituzionale.
E ci sarebbe anche da inserire la tutela dell’ambiente che, nella nostra Costituzione manca, ma che, in tempi più o meno recenti, le varie Costituzioni degli Stati europei, che ne erano privi, hanno introdotto. Da noi siamo fermi alla protezione del “paesaggio“ – come recita l’art.9 – che non è la stessa cosa, e però negli 1946-47, all’epoca, cioè, della Costituente, il fenomeno ambientale non era ancora esploso.
Si tratterebbe, in entrambi i casi, di una riforma possibile, perché circoscritta, ma che non può essere procrastinata, se non si vuole che coesistano, contemporaneamente, uno Stato, e un contro-Stato rappresentato dalle Regioni- come anche dagli Enti locali minori- che, allo Stato, mette inciampi o, addirittura, si contrappone.
Oggi, il nostro, è un Paese zavorrato, che si muove con delle palle ai piedi pesantissime, in conseguenza del regionalismo riformato che ha provocato una frantumazione delle competenze nel procedimento di formazione dell’atto ammnistrativo per cui, se gli Uffici periferici dello Stato rilasciavano un provvedimento in 30 – -45 giorni, oggi occorrono 5-6 mesi perché questo sia finalmente efficace.
Gli imprenditori si lamentano di un tale eccesso di burocrazia che produce perdite di tempo e di energie troppo spesso incomprensibili, e però non si arriva a rimuoverne la causa, dando ormai per scontato che sia un prezzo da pagare alla politica, ancorché ingiustificato, e quindi, non a favore dell’interesse collettivo, ma contro di questo. E perché mai dovrebbe esser così rinunziando ad essere, il nostro, un Paese ordinato e moderno?
Per quale ragione, insomma, dovremmo sopportare che, trasferendo la materia, dallo Stato alla Regione, questa debba poi essere spezzettata nel sistema degli Enti locali minori -fino a vedere appaltata la funzione a improvvisate cooperative- come in più di una Regione- per dare attuazione ad un malinteso principio di sussidiarietà, che fatalmente rallenta la produzione amministrativa e, neppure, ne garantisce l’indipendenza dal sistema partitico che pervade tali Enti? Senza parlare della lievitazione dei costi per il personale e le spese d’Ufficio che la Corte dei Conti si è ormai stancata di denunziare.
Abbiamo parlato di malinteso principio di sussidiarietà, perché questo non intende, di certo, negare l’importanza dell’efficienza amministrativa, sicché viene male applicato se l’interesse generale ne soffre.
In conclusione, vogliamo finalmente chiederci, e non per divertimento, se questa situazione, che, in estrema sintesi abbiamo cercato di esporre, giova al consolidamento della democrazia nel Paese, o non fa, invece, venir meno la fiducia nelle Istituzioni, quando le Regioni furono pensate per avvicinare il cittadino allo Stato, inteso come rappresentativo della comunità nazionale, e non per allontanarlo?
Alberto Abrami

In sostanza il nostro è un paese corrotto in gran parte della PA e in generale. Ove non c’è semlificazione, si sosttuisce omertà e condivisione nella popolazione. Questp è il problema : leggi e regolamenti condizionano e giustificano tutto ciò.