Volenti o nolenti il Pd è in Italia il perno della sinistra e il partito dalle cui sorti elettorali dipende inesorabilmente la possibilità per la sinistra di governare.

Questo è il fatto nuovo della politica italiana. Piaccia o non piaccia Renzi (e non sto facendo professione di simpatia o antipatia politica nei suoi confronti), bisogna prendere atto che è avvenuta questa trasformazione. E’ qualcosa che sta nelle aspirazioni di qualsiasi sincero socialdemocratico. Si puntualizza tuttavia che il Pd non è un partito socialista. Io Obietto: 1. I partiti socialisti europei non sono monolitici: alcuni più radicali, altri meno, anche in funzione del momento politico. 2. Renzi non ha espresso l’intenzione di allontanare il Pd dal Partito socialista europeo. 3. Non ho evidenza che le proposte di Renzi siano di destra, e non condivise, in toto o in parte, da molti partiti del Pse. La verità è che finalmente in Italia il primo partito della sinistra non è espressione ex comunista. E tanto basta.
A molti sarebbe piaciuto che questo cambiamento avvenisse per mano di qualcuno proveniente dalla tradizione socialista. Così non è stato, non per difetto del Pd, mi pare, ma per incapacità dei socialisti. Anche Renzi era minoranza e, nonostante tutti i trucchetti e sgambetti nella migliore tradizione comunista, è riuscito ad affermarsi nel partito e nell’elettorato. La strada era quindi aperta. Meglio quindi un approccio pragmatico di confronto con quello che Renzi afferma e fa. Affermare, come fanno molti ex-Pci, che è semplice infiltrazione della destra nel Pd, mi pare poco sensato, poco serio, e poco rispettoso. E, aggiungerei, poco democratico e pienamente nella tradizione comunista del chi-non-è-con-me-è-fascista. Ad un confronto concreto, mi pare che nelle parole di Renzi risuonino molti temi delle proposte socialiste: non mi sentirei di paragonare la Leopolda ad un cenacolo di destra. Chi lo afferma o è in malafede o tenta di coprire invidia e incapacità di incidere politicamente.

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