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Cosa c’è dietro la rinuncia alla candidatura del presidente della Regione Toscana?

Un Rossi irriconoscibile che agli occhi dei più scafati “sembra non raccontarla giusta”!

di Daniele Marchetti | 22 Gennaio 2018

Tra gli ex-PD: quelli confluiti in Articolo 1, poi MdP, quindi Liberi ed Uguali, Enrico Rossi -Presidente della Regione Toscana- è stato sicuramente uno dei più agguerriti, antesignani (ma anche leali) oppositori dell’ex Premier Renzi. Un fiero comunista, abile e raffinato mediatore al tempo della sua ricandidatura in Regione senza mai dismettere i panni di un antirenziano arcigno.

Eppure, da qualche tempo, qualcosa sembra essere cambiato. Le parole si sono fatte più conciliati ed anche le posizioni politiche, spesso in dissenso dalla linea del suo nuovo partito (contrario ad un’alleanza con i grillini e favorevole ad un accordo in Lombardia sul candidato Gori), sembrano divenute improvvisamente più accomodanti tanto da “spiazzare” i molti detrattori presenti in Consiglio regionale (si ricordi che Rossi continua a governare con una maggioranza assoluta PD).

Anche la rinuncia a correre per il Parlamento nazionale, che tutti davano per scontata proprio nel collegio di Firenze 1 dove sarà candidato (ormai quasi certamente) Renzi, ha lasciato tutti di stucco. Ma Rossi è, persino, andato oltre. Ha dichiarato, con un percepibile distacco, la volontà di fare campagna elettorale prevalentemente fuori Toscana riservandosi solo poche uscite regionali in rispetto alla sua figura istituzionale.

Un Rossi irriconoscibile che agli occhi dei più scafati “sembra non raccontarla giusta”!

Ma allora cosa c’è veramente dietro il nuovo atteggiamento del governatore toscano? Forse, due semplici questioni: la presa di coscienza che nonostante le pacche sulle spalle, persino nella rossa Toscana, Liberi ed Uguali stenta ad attecchire tanto che, a distanza di mesi dalla nascita di MdP, in Consiglio regionale una sola Consigliera eletta nelle liste Pd ha scelto la nuova avventura politica.

Ma dietro al “disimpegno” del filosofo Rossi sembra esserci molto altro: la constatazione della insussistenza del progetto di Liberi ed Uguali (i molti distinguo pressoché quotidiani ne sarebbero una chiara prova), del suo essere una semplice sommatoria di stucchevoli e stantii personalismi politici utile solo come tram per il ritorno in Parlamento di alcuni ex-rottamati (D’Alema, tanto per non fare nomi).

Per non parlare delle contraddizioni di una linea politica ondivaga senza forza propositiva e, soprattutto, senza capacità di risvegliare nell’elettorato quell’orgoglio di sinistra di cui tutti gli scissionisti si riempiono la bocca.

Insomma, dietro l’apatia rossiana sembra leggersi chiaramente la presa di coscienza del fallimento della scissione e forse anche una sorta di preventiva presa di distanza da un eventuale (quanto possibile) flop elettorale.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: campagna elettorale, dichiarato, enrico rossi, fallimento, firenze, lombardia, parlamento, pd, regione toscana, renzi, toscana

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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