
In una intervista al Riformista Luigi Marattin ha dichiarato: “nonostante i nostri sforzi, abbiamo preso atto che ad oggi non ci sono le condizioni politiche per avviare un’operazione terzopolista”. Ha poi aggiunto non so con quanta convinzione : “noi continuiamo a pensare che sia necessario e possibile, ma certo non a tutti i costi”. Considero la posizione di Marattin un utile presa di atto della realtà italiana. A mio avviso ad un anno (o forse meno) dalle elezioni l’operazione terzo polista non é decollata per una ragione molto semplice. Piaccia o non piaccia da più di trenta anni i cittadini italiani vivono la politica secondo uno schema bipolare in cui la competizione é tra due coalizioni per quanto eterogenee al loro interno. Nel versante del centrodestra nonostante le profonde divisioni prevale la volontà di tenere in piedi l’alleanza. Dal lato opposto (forse per il “senso di superiorità” di cui ha parlato in questi giorni Massimo Recalcati) é molto più difficile tenere insieme le differente anime del centrosinistra. Il campo, tuttora, non é affatto largo, ma ristretto oltre che molto sbilanciato a sinistra. L’alleanza tra PD, M5S e AVS – per ragioni evidenti – non é in grado di vincere. A mio avviso dopo le parole di Marattin tutti i riformisti dovrebbero smettere di rincorrere il fantasma del terzo polo. A loro spetta il compito di riempire un grande vuoto e rimediare ai guai passati. Come non ricordare che nel 2022 a Roma l’ostilità di Carlo Calenda verso Emma Bonino ha regalato un seggio senatoriale al centrodestra? Oggi rispetto alle elezioni del 2022 l’opinione pubblica é radicalmente cambiata. Se allora la vicinanza di Giorgia Meloni ai sovranisti alla Viktor Orban (per non parlare di Donald Trump e di Elon Musk) era un asset, oggi é l’esatto opposto. In Italia – senza certo rinunciare all’identità nazionale – in tanti aspirano ad Europa più forte ed unita. Il centro sinistra deve giocare bene questa carta se vuole tentare di vincere. Ma non bastano i progetti europeisti. Serve riorganizzare le forze in un nuovo polo riformista – come é già avvenuto a Firenze e in Toscana alle regionali. Laici e cattolici, socialisti, radicali e forze europeiste come + Europa devono lavorare insieme. Che Matteo Renzi da solo possa riempire questo spazio politico é una illusione di Elly Schlein. Ci sono tante energie disperse, ma pronte a mobilitarsi con entusiasmo. Cosa aspettano Riccardo Magi segretario di Più Europa e Vincenzo Maraio segretario nazionale, del PSI a lanciare un appello alla mobilitazione perché in Italia si costituisca una vera casa riformista che includa ma allo stesso tempo stesso superi il modesto spazio occupato da Italia Viva.
Marco Mayer

Sono cresciuto, in gioventù, nella cultura liberalsocialista. Attorno ai miei 20/25 anni ho creduto a progetti del genere, salvo, ad un certo punto, comprendere che di riformista (termine comunque non amato né da Turati, né da Saragat e mai usato dai Rosselli) in un raggruppamento di liberal capitalisti sostenitori di un Occidente suprematista e della distruzione dei diritti sociali (per oscurarli con quelli civili) non c’era proprio niente.
Ero giovane. Da giovani si può sbagliare.
Come ricordo spesso a un amico che conosco da 25 anni, oggi esponente del Partito di Marattin, con il quale mi confronto spesso, ma di posizioni diametralmente opposte.