Un Dpcm segue un altro, ed
ora siamo arrivati al Dpcm che cerca di porre ordine a quelli precedenti (1)
con qualche puntualizzazione. Siamo convinti che non è facile scrivere un
provvedimento d’urgenza con il Paese sottosopra, abbastanza nel panico, e con
la maggior parte della sua forza lavoro bloccata, spesso nella totale
inezia/attesa, e quindi anche insensibile a far sentire la propria voce. Ma
questa difficoltà crediamo che debba servire perché chi decide si concentri
meglio nelle scelte. E crediamo che volendo/potendo il governo possa farlo. Ma
con una filosofia di base: non chiedendo solo obbedienza a sudditi e
rappresentanti delle istituzioni, ma collaborazione. E quest’ultima crediamo si
possa ottenere dimostrando la propria disponibilità al gioco di squadra che
coinvolga tutti.
I provvedimenti finora presi, il cui fulcro è il
cosiddetto “Cura Italia” (2) hanno una caratteristica di fondo:
A – per il lavoro/imprese tutelano
essenzialmente i lavoratori dipendenti, di più se sono del pubblico;
B – per i servizi tutelano essenzialmente i
fornitori di questi servizi che non i consumatori e gli utenti.
A: per esempio si sospende il pagamento delle
ritenute sul lavoro dipendente e assimilato, ma non viene considerato il lavoro
autonomo, base molto ampia dell’economia di tutto il Paese. Le letture e le
interpretazioni degli stessi provvedimenti sono essenzialmente per capire chi
gode o meno dei benefici… ma qualcuno crede che gli esclusi dai benefici non
avranno ripercussioni sul blocco dell’economia in corso? Suvvia… Autonomi e
imprese hanno qualche concessione su versamenti e adempimenti di breve respiro.
Per i dipendenti c’è la cassa integrazione e non potranno essere licenziati,
mentre per gli autonomi c’è una sorta di elemosina (600 euro) per questo mese e
per il futuro si vedrà. Autonomi e professionisti è quindi sicuro che avranno
maggiori danni in seguito. Il tutto sembra frutto di una concezione dei
rapporti di lavoro e della struttura economica basata sul lavoro dipendente,
meglio se è nel pubblico. Questo nel 2020, non nel 1980!
B: per esempio si stabilisce, in modo fumoso e
contraddittorio rispetto alle norme di garanzia del settore (3), che i
viaggiatori rimasti a terra, e gli acquirenti di servizi di sport, cultura e
spettacoli, debbano essere rimborsati con un voucher per un futuro utilizzo
degli stessi servizi. E’ ovvio che si vogliono tutelare le aziende, ché gli
utenti e consumatori comprano certi servizi per la fruizione in un determinato
momento scelto in base alle proprie disponibilità (di tempo e denaro) e non in
assoluto. E altrettanto si fa per i servizi postali (4): non ci sono più
notifiche al diretto interessato ma solo avvisi di andar alle Poste per il
ritiro… tutelano la salute dei postini (che non avrebbero avuto problemi
mantenendo il classico metro di distanza), ma non quella degli utenti che
devono andare negli uffici postali (quelli aperti…) e i lavoratori di questi
stessi uffici postali. Esempi a iosa, ma ci fermiamo qui.
In una crisi del genere dovremmo tutti essere
uguali. Nella difficoltà, ma uguali. Invece sembra che ci sia qualcuno che è
più uguale di altri. E il problema è che questi altri (che negli esempi abbiamo
esemplificato in lavoratori autonomi e professionisti, nonché utenti e
consumatori)… non è detto che non rappresentino la maggior parte della
popolazione…. E non crediamo che il nostro osservatorio sia con le bende sugli
occhi.
Certo, è difficile fare provvedimenti
d’urgenza…. Questi rilievi li facciamo non certo per essere “bastian contrari”
per definizione. Auspichiamo che possano servire a chi abbiamo eletto per
rappresentarci tutti: ricordiamo che gli eletti rappresentano la nazione non i
propri elettori.
1 – https://www.aduc.it/articolo/coronavirus+consumatori+non+solo+disposizioni_30905.php
2 – https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+misure+decreto+cura+italia_30853.php
3 – https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/rimborso+viaggi+coronavirus+chi+paga+consumatore+no_30861.php
4 – https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/coronavirus+poste+italiane+rischio+invalidita_30808.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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