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qualcuno sarà capitato oggi di ricevere una multa, una cartella esattoriale o
una raccomandata con ricevuta di ritorno e di scoprire che d’ora in poi – e
fino a nuovo ordine – il postino non ci farà più firmare gli avvisi di
ricevimento per evitare il contatto fra persone. Quindi il postino citofona,
annuncia che lascerà la posta in cassetta e al posto della firma scrive
qualcosa del tipo “DPCM 4 marzo 2020”.
Già, all’epoca del coronavirus, come risolvere
il problema del contatto fra postino e destinatario di raccomandate con
ricevuta di ritorno, multe, cartelle esattoriali e atti giudiziari che
necessitano di firma?
Poste italiane si è posta il problema e ha
cercato di trovare una soluzione che però a nostro parere viola la
legge. Sul sito di Poste italiane è stato infatti pubblicata una
nota che annuncia che dal 6 marzo 2020 il recapito di raccomandate, pacchi
e assicurate avverrà così:
– il portalettere mette in cassetta la busta;
– “informa” il destinatario;
– firma (il postino) l’avviso di ricevimento;
– spiega al destinatario che in alternativa può
richiedere il rilascio dell’avviso di giacenza per poi ritirare la busta
nell’ufficio postale.
L’avviso pubblicato sul sito richiama l’art.
21.1 della delibera Agcom sul servizio postale universale, che riguarda non
solo l’invio di raccomandate, assicurate e pacchi a firma ma anche l’invio di
atti giudiziari. Il postino che recapita un atto giudiziario è pubblico
ufficiale e la sua attestazione sull’avvenuto recapito del plico fa prova fino
a querela di falso. Per questo motivo deve identificare il destinatario del plico,
o la diversa persona legittimata al ritiro del plico (il portiere, il parente
convivente).
E al citofono il postino non può certo
“identificare” il destinatario.
Se effettivamente la disposizione di Poste
Italiane viene applicata a tutti gli atti indicati dall’art. 21.1, compresi gli
atti giudiziari, si tratterebbe di una grave violazione di legge poiché
chiederebbe ai postini (pubblici ufficiali) di attestare un “falso”. E comunque
una disposizione aziendale di Poste italiane non può modificare la legge.
Identico problema si pone ovviamente anche per
le “semplici” raccomandate con ricevuta di ritorno.
La questione non è di poco conto poiché invalida
tutte le consegne di posta raccomandata e atti giudiziari da oggi fino alla
cessata emergenza, rischiando di creare una valanga – nei prossimi mesi e anni
– di contestazioni e contenzioso giudiziario sulla invalidità delle notifiche.
Chiediamo quindi a Poste italiane di sospendere
le “nuove” modalità di consegna (anche fornendo ai postini l’indicazione di limitarsi
a lasciare l’avviso di giacenza) fino all’emanazione di un apposito atto
normativo e al Governo un intervento urgente che disciplini le misure da
adottare finché non sarà cessata l’emergenza.
Abbiamo segnalato l’accaduto all’AGCOM, affinché
emani una direttiva transitoria in attesa di un intervento del legislatore.
Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc

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