
Il vertice informale dei leader Ue si è concluso. Lo comunicano fonti Ue. La riunione ha registrato quindi una netta accelerazione dei tempi nella sessione dedicata all’Ucraina, durata meno della metà di quella sulla difesa comune. Dobbiamo capire che il muro di droni non riguarda solo l’Ucraina, i nostri vicini o il fianco orientale. I droni russi e le minacce russe sono ormai un problema reale per tutti i paesi che si affacciano sul Mar Baltico, e questo significa per tutti i paesi costieri d’Europa”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo intervento in videoconferenza al vertice Ue informale di Copenaghen. “Si tratta della maggior parte dell’Europa. Oggi sono i droni, domani potrebbero essere i missili, dopodomani nuove tecnologie, chi lo sa. Oggi, in Europa, nulla di cio’ che riguarda la sicurezza e’ separato dal resto dell’Europa. E questa consapevolezza deve unirci. Abbiamo tutti bisogno di protezione, quindi dobbiamo lavorare tutti insieme per far funzionare davvero il muro di droni, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e altre iniziative di difesa”, ha concluso Zelensky. Siamo pienamente pronti ad avviare il Cluster 1 (un gruppo di persone) dei negoziati di adesione all’Ue, il cluster ‘Fondamentali’. Abbiamo bisogno di progressi concreti in questo senso”. Lo afferma il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso del suo intervento in video conferenza al vertice informale dei leader Ue di Copenaghen. La Russia richiama 135mila cittadini tra i 18 e i 30 anni per il servizio militare obbligatorio, nell’ambito della campagna di coscrizione autunnale che si svolgerà dal 1° ottobre al 31 dicembre 2025. Il decreto firmato dal presidente Vladimir Putin conferma un appuntamento biennale che quest’anno assume una valenza particolare, inserendosi nel piano di espansione delle forze armate russe che punta a raggiungere 1,5 milioni di soldati attivi entro il 2026 e oltre 2,3 milioni di effettivi totali, con l’obiettivo di superare Stati Uniti e India e diventare il secondo esercito più numeroso al mondo dopo la Cina dell’alleato Xi Jinping. “E’ cruciale che l’Europa limiti l’acquisto di risorse russe, in particolare il petrolio. Esercitare pressione sul petrolio russo e sui sistemi monetari che stanno dietro alle loro esportazioni energetiche indebolisce Putin e contribuisce a migliorare l’opinione del presidente Trump sulla collaborazione con l’Europa. Le persone che scelgono di legarsi alla Russia invece che all’America vanno contro entrambi, l’Europa e gli Stati Uniti. Ne abbiamo parlato di recente con il team americano, con il presidente Trump e speriamo davvero che i ragazzi ungheresi ascoltino questi segnali condivisi da tutti noi”. Lo afferma il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso del suo intervento in video conferenza al vertice informale dei leader Ue di Copenaghen. L’alimentazione elettrica della struttura di contenimento che isola il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, distrutta nel disastro del 1986, è stata interrotta da un bombardamento russo. Lo ha dichiarato il ministero ucraino dell’Energia, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa France Presse, spiegando che il Nuovo Confinamento di Sicurezza è rimasto senza corrente a causa di sovratensioni. L’episodio arriva mentre la centrale di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, è priva di alimentazione esterna da oltre una settimana: una condizione che il direttore dell’ Aiea, Rafael Grossi, ha definito la più lunga dall’inizio della guerra in Ucraina.
“La stazione di pompaggio petrolifera Sukhodolnaya ha interrotto il trasferimento di petrolio dopo un attacco notturno con droni nella regione di Rostov”. Lo scrive il media indipendente russo Astra, citando fonti nei servizi di emergenza russi, secondo le quali a colpire la stazione sono stati almeno 10 droni ucraini. “A seguito dell’attacco, il tetto dell’edificio che ospita i gruppi di pompaggio e il trasformatore hanno preso fuoco. I dipendenti sono stati evacuati e non ci sono stati feriti”. Il Parlamento europeo esprime piena solidarietà alla Danimarca dopo gli avvistamenti di droni non identificati nei pressi dei vostri aeroporti e siti militari. Non voglio fare supposizioni, ma dopo i droni in Polonia e Romania e l’ingresso dei caccia nello spazio aereo estone, è chiaro che ci troviamo di fronte a un nuovo livello di provocazione: a terra, in mare e ora anche in aria. Questa è una nuova realtà. Mette in risalto la necessità di valutare con onestà le nostre capacità difensive e la nostra prontezza. È un vecchio dilemma, lo so, che nessuno ha risolto e nessuno risolverà mai.
Giuseppe Basilico

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