Dopo i due articoli dedicati da Pensalibero alla Convention dei Laici, Liberali e Socialisti che si svolgerà a Roma sabato 28 Maggio, alcuni amici mi hanno chiesto cosa uscirà fuori da questo appuntamento.
Ho risposto loro con la massima sincerità, senza fughe nel politichese: non lo so. E credo che nessuno di coloro che lo stanno preparando lo sappia.
Troppe iniziative che preannunciavano risurrezioni e sfracelli di questa area culturale sono finite in grosse delusioni. Perciò è un bene che non ci sia una rotta già stabilita.
Il 28 maggio saremo al Parco dei Principi per una sorta di check up dell’area laica liberale e socialista. Superati traversie, dibattiti, incroci, separazioni e ricongiunzioni, in quali condizioni si trova? Quanti sono disposti a rivendicare la loro appartenenza a questa cultura? Esistono generazioni nuove per assicurare ricambio e futuro? E ancora: su quanti circoli, associazioni, giornali, siti web, intellettuali, donne, uomini possiamo contare, e in quali settori della società siamo ancora rappresentati?
Dalla risposta a queste domande capiremo quale sarà il cammino. Organizzarci, se ci sono le condizioni, per andare avanti fino a creare un soggetto politico nuovo, con tratti di originalità.
“L’unica cosa che non manca alla nostra area – mi diceva giorni fa Gianni De Michelis- sono le idee ed i programmi”. Concordo pienamente.
Il problema è quello di dotarci di un gruppo dirigente adeguato e motivato, capace di introdurre linguaggi e modalità di comunicazione non superati. Molti esperimenti, in passato, sono naufragati su questo scoglio.
Da evitare come la peste saranno le estenuanti discussioni sugli organigrammi: sono avvilenti e tagliano le gambe. Tolgono entusiasmo.
Da tempo mi sono fatto un idea al riguardo. Quella di una organizzazione che accolga elementi di federalismo. Se dalla Convention del 28 maggio emergerà la spinta alla creazione di un soggetto politico, facciamo in modo che tutto il processo di edificazione parta dal basso.
Penso a tante assemblee regionali dalle quali siano designati direttamente la metà dei componenti di una Direzione o Consiglio nazionale. L’altra metà dovrebbe essere designata da una assemblea o congresso composti dai delegati regionali o provinciali.
E’ un metodo che, oltre ad essere democratico, permette di superare le esiziali dispute su giovani e anziani, nuovi e vecchi.
Ho posto da subito il problema del gruppo dirigente non perché abbia passione per gli organigrammi. Anzi, ho una specie di idiosincrasia. Ma l’esperienza mi porta alla mente quante dispute e frustrazioni una cattiva gestione di questo aspetto possa determinare.
E, a parte questo, avere dirigenti che riscuotano incondizionata fiducia da parte dei militanti è la prima condizione da rispettare per avere successo.
Nicola Cariglia

Con la crisi gravissima in atto dei due schiaramenti un partito Laico Liberale e Socialista è necessario anzi direi indispensabile. Noi saremo in tanti ad andare a rina sabato prossimo.
Fraterni saluti a tutti.
Giuliano Sottani
bravi, aggiungete pure i musulmani, i protestanti…
Si comincia proprio bene.
Caro Puccio,
Sono completamente d’accordo.
Trevigiano ,non capisco il “Cattolici non contagiosi” ,espressione che fa pensare a degli appestati . In effetti ,stiamo parlando di culture di riferimento ,che hanno tutte pieno diritto di cittadinanza ,e ben idonee a trasmettere dei valori . L’ unica estranea sarebbe una cultura “comunista”e quelle comunque assolutiste ,inadatte al riconoscimento delle diversità e quindi alla ricomposizione pluralista e democratica. Se vogliamo restare estranei al tifo da stadio…
Mi permetto di chiedere:
Perché non aggiungere a Convention laica liberale e Socialista anche Cattolica?
Diventerebbe Convention Laica Liberale Socialista e Cattolica.
Allora è metter dentro di tutto? Certo a questo serve la Politica!
Primo, vi sono Cattolici non contagiosi, secondo, finalmente qualche cosa di nuovo: Tutti quelli disposti a dialogare.