La politica, in fondo, è come la moda, basta avere la pazienza di aspettare e di tenere le proprie idee, come gli abiti, chiuse in un cassetto, e prima o poi si assisterà al revival, alla riscoperta, alla rilettura – come fa fine questa espressione – insomma alla solita marcia indietro per mancanza di nuove soluzioni rivenduta al popolo come operazione prettamente intellettuale di ripensamento critico. Questa riflessione ci pare particolarmente realistica dopo aver letto le parole di Enrico Rossi, assessore regionale alla sanità in Toscana per il Pd ed attuale candidato, dunque già vincitore certo, alla carica di Governatore alle prossime elezioni regionali. Ordunque il Rossi, folgorato sulla via della democrazia partecipata, d’improvviso ha realizzato che la legge elettorale regionale, la prima in Italia ad aver abolito le preferenze e pertanto presa a modello per la legge nazionale, si è rivelata “un fallimento” dal punto di vista della partecipazione dei cittadini alle scelte elettorali, dando vita ad una Giunta e ad un Consiglio di nominati ma non di eletti, e che quindi bisognerebbe quantomeno ripristinare il voto di preferenza – la scoperta dell’acqua calda, direte voi, ma c’è di più. L’attuale legge elettorale regionale, meglio nota ai toscani con il nome del tutto meritato di Inciucio, fu fortemente voluta dagli allora Ds e dall’allora Polo delle Libertà, con la lodevole eccezione dell’Udc che in aula votò contro, perché veniva incontro ad esigenze molto sentite da entrambi i poli, ovvero riportare tutte le scelte in mano ai partiti, e dunque riaffermare lo strapotere della partitocrazia, e contemporaneamente aumentare il numero dei consiglieri regionali, così da poter accontentare più fedelissimi; l’accordo fu siglato da Paolo Cocchi, allora capogruppo dei Ds in Regione, e da Denis Verdini, allora Coordinatore regionale di Forza Italia, e fu presentato come una grande conquista per la democrazia: lorsignori sostenevano in coro che l’abolizione del voto di preferenza eliminava finalmente ogni possibilità di lobbies poco chiare a sostegno dei candidati, ed era dunque una garanzia di assoluta trasparenza per i cittadini chiamati a votare persone scelte dai partiti e di specchiata moralità, mentre l’aumento del numero dei consiglieri avrebbe posto fine ad una presunta mancanza di rappresentanza democratica in Consiglio regionale di molte zone della Toscana, a quanto pare rimaste isolate dal mondo e confortate solo dalle greggi al pascolo. Vi viene da ridere?! E avete ragione, perché oggi Cocchi e Verdini sono indagati – e su questo, lo ripetiamo, sospendiamo ogni giudizio – proprio per essere al centro di lobbies che si spartivano gli appalti, quelle che a parole volevano eliminare a tutto conforto dei sonni tranquilli degli elettori, privati di ogni possibilità di controllo e di espressione di giudizio elettorale sulle capacità amministrative dei candidati. Ma non è tutto; chi allora si espresse duramente sul conto di questa legge illiberale, e noi fummo tra quelli sulle pagine de l’Opinione che allora aveva una redazione fiorentina, fece presente che oltre alla gravissima privazione inflitta agli elettori, si gravava la spesa pubblica di otto milioni e mezzo di euro all’anno a causa dell’aumento del numero dei consiglieri, e che se davvero c’era un problema di mancanza di rappresentanza democratica di alcune zone del territorio, si poteva supplire con una modifica dei collegi elettorali, che certamente ci sarebbe costata di meno. Ricevemmo – e pubblicammo, a futura memoria perché scripta manent sempre – risposte piccatissime che ci accusavano di non saper neanche fare i conti, perchè l’aumento della spesa pubblica sarebbe stato molto minore della cifra da noi annunciata, ma soprattutto di essere degli autentici nemici della democrazia in quanto del tutto incapaci di capire il problema dell’ovicoltore del senese privo di un consigliere come punto di riferimento regionale. Poi, stante la crisi economica e l’annunciato progetto di riforma della Pubblica Amministrazione, le Regioni hanno dovuto varare un piano di tagli alla spesa, e questo in Toscana ha significato dover ridiscutere il numero dei consiglieri e decidere di tagliarli di nuovo, cosa che peraltro un’apposita commissione insediata per quasi due anni di fatto non è riuscita a fare, ma intanto sono state rese pubbliche le cifre e naturalmente abbiamo così avuto conferma di ciò che sempre avevamo saputo, ovvero che la generosa immissione in Consiglio regionale di rappresentanti eletti per garantire tutti ci era costata esattamente otto milioni e mezzo di euro all’anno. Ma va?! Oggi il candidato Rossi parla di ripristino delle preferenze oppure di modifica dei collegi elettorali in uninominali…..ci perdoni lo scetticismo, ma poiché in questi tempi bui siamo diventati molto malfidati e per nulla inclini a slanci di fiducia affatto giustificati, noi stentiamo a credere alla sua improvvisa ritrovata fede nella partecipazione dei cittadini come elemento fondante della democrazia. Diciamo la verità: bambole, non c’è una lira, e l’ovicoltore del senese deve tagliare sul lusso, per cui avrà un consigliere in meno, e qualche lira in tasca in più, magari per comprarsi una pecora nuova. E questa è la democrazia spiegata al popolo: non vi piace?! Non potete scegliere, tanto la legge è ancora in vigore e con quella voteremo i candidati ancora una volta scelti dai partiti, con buona pace della sparata demagogica del prossimo Governatore.
Chibo

Che si fa forte di un dato di fatto : che nel PDL si continua a sostenere -apertis verbis -che come capiscono il popolo loro ,non lo capisce nessuno…e se obbietti ,sei un mafioso ed in mala fede !
Siamo al solito bivio : possiamo scegliere se essere raggirati da destra ,o da sinistra !
Più libera scelta di questa ,che volete mai !