L’Udc è in fibrillazione. Il disegno portato avanti da mesi da PierFerdinando Casini è fallito. Nessuna nuova alleanza di centro si sta profilando e nessun governo istituzionale è alle porte. Berlusconi è sempre di più il dominus del centro destra ed ormai è evidente a tutti che fino a quando il Cavaliere sarà sulla scena, nel centro destra non c’è spazio per altri. I sondaggi poi, ma anche i turni elettorali che ci sono stati, mostrano un netto calo di consensi per il partito, in assoluta controtendenza con le altre forze della Casa delle Libertà che sono in netta crescita. Ogni tanto qualche voce si leva per reclamare la diversità dell’Udc rispetto al centro destra, l’ultimo Baccini che ha detto che i cattolici potrebbero anche andare al voto al di fuori dei due poli, ma Casini, che sarà ambizioso ma non è stupido, ha capito l’antifona e cerca, un passo per volta, di rientrare nell’alveo. Fra l’altro il Cav., negli ultimi tempi, ha mostrato più di un’ attenzione per la Dc di Rotondi, quasi volesse mandare all’Udc un segnale del tipo “andate pure, tanto c’è un nuovo contenitore per il voto dei cattolici”. La “svolta” di Casini, anche se soft, è stata chiaramente percepita da iscritti e da militanti. E proprio per questo crescono preoccupazione e malcontento. Sia chiaro, la base, all’80 per cento, condivide la scelta di stare in modo organico all’interno della Cdl. Quello che la sconcerta è questa politica a zig zag che non è capita dagli elettori. Sul partito poi si allunga l’ombra lunga di Follini. Il comportamento dell’ex segretario, che ormai è stabilmente nel centro sinistra e addirittura si appresta ad entrare nel Partito Democratico, pesa come un macigno sulla credibilità di Casini e compagni. Anche Follini giurava ai quattro venti che lui voleva solo essere autonomo da Berlusconi e “mai e poi mai” sarebbe passato armi e bagagli con gli avversari. Ma c’è di più. Follini, con la sua Italia di mezzo, puntava a dare vita ad un centro nel quale poi sarebbero confluiti, a suo dire, anche altri, e fra questi l’Udc. Fallito il suo disegno e fallito anche quello più soft di Casini, gli è rimasto il dente avvelenato e, forse, il rimpianto di essere stato troppo precipitoso. Ora, di fronte all’inizio della retro marcia di Casini, medita vendetta. I soliti bene informati assicurano che quando il percorso dell’Udc sarà finito e il partito sarà di nuovo saldamente inserito nella Casa delle Libertà, lui aprirà il sacco e rivelerà cose interessanti. La paura è proprio questa: che Follini dica che lui era solo un battistrada e che le sua mosse erano concordate con Casini. Per l’Udc, dal punto di vista elettorale, sarebbe la fine.

Lascia un commento