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CONTRO LA TRUFFA DEI CONCORSI PUBBLICISI CANCELLI L’ART.97 COMMA 3 DELLA COSTITUZIONE

di Paolo Marini

di Paolo Marini | 16 Dicembre 2008

Fortunatamente le strade scelte nella vita mi hanno sottratto alla penosa ricerca di un impiego nel settore pubblico. Non a caso: ho sempre ritenuto che si trattasse di uno spettacolo insopportabile: centinaia, migliaia di giovani e meno giovani che si procurano o leggono i bollettini dei concorsi, che si preparano, che studiano, che magari al contempo sono impegnati in lavori saltuari giusto per sopravvivere; e accanto a questo, tanti, tantissimi sacrifici, tante speranze, un universo di emozioni, di paure, di necessità, che si scontrano con un’unica e consolidata, fredda, cinica realtà: i concorsi pubblici spesso sono truccati, il nome dei vincitori è già scritto prima che siano svolti, così – senza colpo ferire – alcuni super raccomandati sono collocati nei posti del “destino” e l’intero rito viene celebrato, nei fatti, solo per giustificare un esito già concordato, già pianificato. Insomma, mille disgraziati servono a tre tizi baciati dalla “fortuna” per fornire un alibi alla loro irresistibile “sistemazione”. Vi pare una cosa plausibile?
E se anche non fossero ragioni diciamole ‘etiche’ a sollevare in noi questo insopprimibile schifo, basterebbero quelle di tipo economico: quanto costa alla Pubblica Amministrazione e alle (centinaia di) migliaia di concorrenti speranzosi questa ignobile pantomima? Quanto costano le ricerche, le attività di preparazione e studio, la logistica, l’organizzazione, il personale che ruota attorno ai concorsi? Quanto miliardi e quante ore preziose di lavoro o di studio vengono ogni anno gettati alle ortiche?
Per questo, per tutto questo, dopo anni e anni di inutili indignazioni, di meno proficue proposte, c’è un’unica ricetta per la soluzione di questo problema: cancellare l’art. 97 comma 3 della Costituzione (norma che non rientra certo tra i principi fondamentali…) che stabilisce che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso…” e sostituire i concorsi pubblici con la “chiamata diretta”. Che è semplice, trasparente, economica e – vorrei dire – responsabilizzante: se qualcuno ha un padrino da cui farsi aiutare, oppure, se un padrino vuole aiutare qualcuno, bene che entrambi ne assumano oneri e onori coram populo, senza infingimenti, senza ipocrisie.
La chiamata diretta espone, se del caso, al pubblico ludibrio. Il concorso pubblico, salvo l’intervento di qualche volenteroso sostituto procuratore, impone che il ludibrio resti tutto privato.

Paolo Marini

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, costituzione, giovani, lavoro, soluzione

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Puccio cartoni

    28 Dicembre 2008 alle 00:33

    Un aggiornamento della questione,in base ai quotidiani di oggi :sembrerebbe che una gara per un posto pubblico( di ingegnere ) , riportasse requisiti tali da assomigliare…ad un identikit ! Contento , Marini ? Bassanini ha già risolto il problema dei concorsi, come già sanno i veri kompagni….

    Rispondi
  2. Puccio cartoni

    17 Dicembre 2008 alle 22:12

    E’ vero ,spesso si tratta di truffe,che agevolano alcuni rispetto ad altri.
    Cercando di dimostrare di sapere qualcosa ,la spinta di un protettore a cui dare fedeltà costituisce elemento importante .Ci ha ben pensato Bassanini , introducendo lo spoil system all’amatriciana!
    Eliminando il problema della dimostrazione di alcunchè ,resta solo la necessità di un protettore cui dare obbedienza …Marini evidentemente , è ben piazzato ,per questo .Nella denuncia della truffa , si sposa la componente più schifosa della stessa…complimenti vivissimi !

    Rispondi

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