Mi ero permesso in un precedente articolo di consigliare a Renzi una cosa non semplice né banale: ritirarsi per qualche anno, sparire, sfuggire all’abbraccio di quelli che facendo finta di sostenerlo si aggrappano a lui per sopravvivere e che lo trascineranno a fondo. Avevo appena pubblicato l’articolo e una gentile signora me lo ha commentato beffardamente: “ vi piacerebbe, eh?”.
Saranno passati, si e no, un paio di giorni e due altre signore si sono incaricate di dimostrare quanto giusto e saggio fosse il mio consiglio. Mi riferisco alla ex ministra Boschi, quella che spalancando gli occhioni ci aveva spiegato che se ne sarebbe andata in caso di sconfitta, perché lei e Matteo mica sono come gli altri. E mi riferisco alla neoministra Fedeli, quella che lamenta la troppa aggressività che in tanti ci mettono a rilevare l’errore “meramente lessicale” che aveva fatto passare per laurea un “nemmeno diploma” triennale che aveva coronato il suo percorso scolastico (dignitosissimo, se non si pretende spacciarsi per laureati).
Ecco, la Maria Elena che fa le bizze e punta i piedi per restare al governo e viene accontentata con il prestigioso incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e la Valeria che impavida sopravvive alle sue bugie, addirittura come ministra della pubblica istruzione e della ricerca, a chi saranno messe in carico dai loro disistimatori che certo non mancano mai quando si tratta di giudicare le donne e gli uomini della politica? Al presidente del consiglio Gentiloni? Nemmeno per sogno. Saranno rinfacciate a Matteo Renzi (e così tutte le prossime figuracce di questo governo), proprio per non essersi allontanato immediatamente dai posti di comando e per l’impazienza di cercare subito la sua rivincita.
Le due signore (ma subito parleremo anche di una terza) si sono dimostrate, a pieno titolo, tipiche esponenti della mai nata seconda repubblica. Cioè di una politica che si esaurisce tutta in un percorso autoreferenziale, ben al riparo dal popolo sovrano.
C’era un tempo in cui le cose non stavano così. Per farti largo nella jungla della politica dovevi prima frequentare e sgomitare nelle scuole dell’obbligo, cioè i partiti. E, poi, affrontare quella sorta di consacrazione universitaria che erano, all’epoca, le competizioni elettorali. E qui veniva il bello: il battesimo del fuoco e la consacrazione o la dannazione. Per ogni voto che riuscivi a conquistare, ti prendevi dagli elettori almeno dieci sonori “vaffa…”. E se non erano vaffa…erano estenuanti discussioni in contraddittorio con ogni sorta di argomentazioni che potevano mettere impietosamente a nudo la tua approssimazione e impreparazione. Ti veniva lo stato d’animo di chi deve imparare piuttosto che insegnare. E la cresta calava, oh si, se calava…
A riprotezione delle signore Boschi e Fedeli non ci sarebbe stato alcun circolo o giglio “magico” perché dagli elettori ci dovevi passare. E non una volta per tutte. In cinque anni, o anche meno, ci dovevi passare per le elezioni politiche, le regionali, le amministrative. Dopo di che il giro ricominciava. Ecco, le due signore che hanno impresso le loro stimmate al nuovo governo, non lo avrebbero potuto fare in regolamenti di conti nel chiuso delle stanze. E forse non si sarebbero nemmeno trovate in quelle stanze, essendo entrambe state elette a loro insaputa dagli elettori toscani del PD. Addirittura come capolista la Fedeli, della quale in Toscana si ignorava l’esistenza, figurarsi i meriti!
Esattamente gli stessi ragionamenti valgono per la politicamente sempre più stupida Virginia Raggi. Con una aggravante dettata, anche questa, dalla ignoranza. Per la seconda volta la sindaca ha chiesto scusa per la sua cialtronaggine a Beppe Grillo, non ai romani che l’hanno votata. E per la seconda volta ha fatto mostra della sua “cultura” totalitaria, anteponendo al suo ruolo istituzionale quello della appartenenza ad un partito. E’ un caso disperato ormai. C’è solo da sperare che a pagare i danni della disastrata situazione romana non sia chiamato l’intero Paese ma la città che, nell’ordine, ha saputo scegliere come primi cittadini Alemanno, Marino e Virginia Raggi.
Nicola Cariglia

Caro Formicola,
persino a quelli come lei dovrebbe capitare di imbiffarne qualcuna per caso. E, invece, non ne ha infilata una giusta. Nemmeno il copia e incolla riesce a fare. Si dia una calmata e, forse, la prossima volta il compito le verrà meglio. E, in caso di progressi da parte sua, non mi dispiacerà scambiare opinioni con lei. A condizione che si impegni ad essere più preciso…
Caro Cariglia, e’ difficile spiegare il suo livore verso un governo e un premier che hanno rappresentato quanto di meglio sia stato politicamente fatto nell-ultimo quarantennio.
Ma forse una spiegazione c’e’. Da ex boiardo di stato, democristiano sicuramente doroteo (voglio vedere nel 1970 essere nominato dirigente RAI, se non avevi giurato fedelta’ e complicita’ eterna al tuo capobastone di turno). Povero Cariglia….. ha visto crollare il suo mondo politico sostanziato da corruzzione ed avidita’ di potere, e non si capacita che un giovane, talentuoso ed intelligente, abbia spazzato via tutta una classe politica vuota ed oziosa. E po finiamolo con questa bufala de ‘non eletto dal popolo’. E’ stato proposto dal Presidente della Repubblica e votato a laghissima maggioranza dalla Camera e dal Senato eletti dal popolo italiano in democratiche elezioni. PUNTO. Tutto il resto e’ ciarpame.
Scusa Paolo,
ma perchè mai una signora, che dopo una serie di cazzate fatte nella capitale di Italia, chiede scusa al suo capo bastone dovrebbe rappresentare il cambiamento? E, per tornare al senso del mio articolo, qualè è la dote peculiare, esibita dalla signora Virginia che ti ha suscitato l’irresistibile impulso a sostenerla?
Nicola, mi spiace doverti rispondere con un’altra domanda, ma quale serebbe stata la dote peculiare di un altro candidato , a Roma, che te lo avrebbe fatto preferire alla Raggi?
Non potevi sapere, ne te, ne io, come sarebbero andate le cose, anche se, come si poteva immaginare, fare il sindaco a Roma non sarebbe stata una passeggiata.
Questo metodo di ricerca di altre strade, che possono dare buoni o cattivi risultati, deriva dal fallimento totale della politica tradizionale a Roma, e direi anche in Italia.
Mi pare tu stia guardando il dito, invece di concentrarti su cosa esso stia indicando.
Mi pare che tu, nonostante viva in Francia, non riesca a staccarti dal vizio italiano del benaltrismo. Secondo te Raggi e’ un buon sindaco? Se si dillo, che problema c’e’? Per me e’ pessima e per niente nuova. Spiegare perche’ difendi la Raggi e attacchi la Boschi e tanti altri e’ affare tuo. Per niente semplice….
Ma non scherzare Nicola, la Raggi non è un buon sindaco, ma non c’entra niente con la Boschi, ma neppure di lontano.
La Raggi si era tenuta i “soliti noti” perché sapeva che non aveva la capacità di farcela da sola, le è andata male (non so sinceramente se possa risollevarsi), ma è una persona che continua a ispirarmi fiducia. La boschi invece mi fa proprio schifo, io al posto suo mi sarei andato a nascondere, ma certa gente non sa neppure cosa sia la dignità.
Mi pare che alla vostra età siate ancora un po’ illusi della politica. Attualmente e anche prima, Goldman Sacks decide chi governa, poco importa che sia scelto o meno dai cittadini, quelle sono scenette per far credere al popolo che la democrazia è viva.
Quanto alla facilità con cui liquidate i 5 stelle, non condivido. Potranno scardinare il movimento, ma non la violontà della gente di voler cambiare. Ci sono realtà come quella di Livorno che pare stiano dando i suoi frutti. Appendino a Torino non sta lavorando male neanche.
Caro Dami,
parlavo nel mio articolo di politici mai sottoposti al vaglio degli elettori. Ai quali basta puntare i piedi all’interno di circoletti più o meno magici per ottenere grosse responsabilità pubbliche che inevitabilmente si rivelano sproporzionate rispetto alle loro capacità. Quella che lei ha descritto relativamente al passato è una patologia. Innegabile. Le sembra che il metodo dell’uomo solo al comando ci metta al riparo dalle patologie? Se si, la invito, amichevolmente, a tornare con i piedi per terra. Con stima e amicizia.
Caro Nicola,
Le scrivo per dirle che in questa occasione non concordo con Lei. Il tramare, e non lo sgomitare fra i compagni di partito, ha formato almeno due generazioni di ipocriti e ladri, maestri del trovare l’inganno per aggirare la legge è “fregare” prima di tutto i “compagni” di partito. Gente priva di valori, indipendentemente dal partito di appartenenza , che ha come unico scopo quello di mantenere i propri privilegi giorno per giorno senza alcun programma per il paese, ma al massimo per le proprie clientele. Il politico di mestiere è ormai un moderno feudatario che ha a cuore solo i propri privilegi.
Perciò ben venga l’uomo solo al comando (e non della provvidenza di mussoliniana memoria), purché eletto dal popolo e non espressione della peggior finanza bancaria
italiana. Ora invece ci troviamo con 20 mld di debito in più per salvare il deposito di clienti del PD che è MPS.
Tornando a Renzi: non approvo la maggior parte del suo operato, ma credo che abbia ragione nel voler fare chiarezza e mi auguro prima delle prossime elezioni faccia pulizia dei nostalgici del centralismo democratico. Almeno sapremo con chi abbiamo a che fare. Con la minoranza PD e la CGIL non si va da nessuna parte. Così se almeno nel centro-sinistra ci sarà chiarezza, forse verrà fuori un leader moderno anche nel centro-destra. Non parlo dei 5
stelle perché sono profondamente convinto che peseranno sulla nostra politica solo per la durata della prossima legislatura.
La saluto cordialmente.
Andrea Dami
Mi sembra sempre più evidente che la democrazia rappresentativa non può funzionare se non si rispetta scrupolosamente il diritto dei cittadini di scegliere e controllare i propri rappresentanti. Senza di ciò, si scade nella farsa, come nei casi citati.
Credo che da subito Roma fosse segnalata come un problema, vincere a Roma sarebbe stato u problema, perché la corruzione decennale ha invaso tutto e tutti, che avrebbe fatto il Giachetti che da allo Speranza della faccia di culo?!? La risposta è la stessa, avrebbe fatto fiasco. C’é un problema Roma, questo non lo si risolve con le elezioni o con un sindaco, ma con il tintinnav di manette, “Tutti dentro”, recitava un film di Alberto Sordi appunto ispirato e girato a Roma. Erano gli anni ’80 e niente è passato.
Sul problema Boschi & C non vi è niente da aggiungere, si commenta da solo.
Erano altri tempi…..oggi vedi persone sconosciute diventare parlamentari; ma ne sapranno qualcosa di politica ? Da come vanno le cose sembrerebbe di no, ma ormai sono vecchio e sto alla finestra a guardare……..Ma ho sempre nostalgia delle corse nel collegio !!!!!!!!
LA SIGNORA NON LA CITI PERò.
Sei un vero sognore!