La Ministra Gelmini ha deciso di eliminare lo studio della lingua latina dalle materie insegnate al Liceo scientifico. Bene, continuiamo così, facciamoci del male, come diceva Nanni Moretti. Tanto per lavorare in televisione, fare le veline o le parlamentari non serve conoscere il Latino,anzi per dirla tutta serve poco anche conoscere l’Italiano. Idem per fare i calciatori. Continuiamo così, facciamoci del male. Tanto se una scuola si chiama ‘Liceo scientifico’, a cosa serve imparare il Latino? A pensarci bene, a cosa serve imparare l’Italiano? I giovani usciti dal Liceo scientifico difficilmente diventeranno insegnanti di Lettere o studieranno materie umanistiche all’Università. Faranno gli architetti, gli ingegneri, i matematici, gente per cui saper parlare o scrivere correttamente e fluidamente in Italiano non è pertinente alla loro attività. E ed è veramente desueto, superato e fuori moda chi pensa che la conoscenza dell’Italiano così come quella del Latino affinino la capacità di relazionarsi con gli altri, in qualsiasi ambito, sia esso professionale o personale, che formino uomini e donne a tutto tondo, non concepiti come macchine da lavoro, settorializzati e rigidamente confinati nel loro contesto di riferimento, senza poterne uscire, perché, una volta fuori, impiegati per esempio per esprimere un concetto verbalmente o per scritto, sfiorano la figura barbina!
Ed è vecchio e pedante chi pensa che il Latino e il Greco siano lingue solo apparentemente ‘morte’, perché molte delle lingue moderne, tra cui l’Italiano, sono lingue che conservano intatta la traccia delle loro origini: nelle radici etimologiche delle loro parole, nella costruzione sintattica delle loro proposizioni, in stilemi e addirittura in modi di dire (esempio: ‘referendum’, ‘cum grano salis’, ‘in fieri’, ecc. ecc.).
Infine è proprio da condannare all’esilio, insieme al Latino e al Greco, il saccente che sostiene che la conoscenza di queste lingue è utile ai fini dell’acquisizione di un metodo di studio e di interpretazione logica spendibile e applicabile ad ogni altro ambito di studio. Anche quelli di natura scientifica. Il Latino e il Greco sono un percorso di crescita e di maturazione proprio per l’articolazione della loro struttura logico-proposizionale e per la necessità di calarsi in un sistema interpretativo specifico per comprenderne il senso e trasporlo in italiano.
Ma anche questa è una considerazione da gente poco trendy…
Rosita Bimbi

Tutto più che giusto. Ma non dimentichiamo che oggi le facoltà scientifiche non sono deputate a sfornare scienziati ottocenteschi, ma impiegati al computere in settori microspecialistici, dove la pomposa denominazione di ” ricercatore ” serve solo a ingannare migliaia di poveri giovani sacrificati alla religione del ricerchismo planetario. Se la massa di aspiranti congressisti cosmopoliti e transatlantici possedesse gli strumenti per comprendere quale tragica impostura sia chiamata a interpretare, scatterebbe una diserzione per la nuova superstizione che il tecnomercato non potrebbe tollerare. Per questo i meccanismi conoscitivi insiti nell’apprendimento di greco e latino devono essere esclusi, per impedire che il ricercatore possa risalire dal microspecialismo a un discorso critico dove l’impostura si rivelerebbe tale. Ogni generazione ha la sua carne da cannone.