Un milione no, ma certo a Roma Sabato 20 la sinistra di lotta e di governo di persone ne ha messe davvero tante. La manifestazione è stata un successo. La sinistra radicale ha dimostrato di essere parte importante e fondamentale di questa alleanza di centro sinistra. Piaccia o non piaccia di quel corteo ora si dovrà tenere conto. Prodi, al quale nonostante tutto è stato detto di andare avanti nella sua azione di governo, il messaggio l’ha subito capito ed ha ribadito, anche con ragione, di aver sempre ascoltato con attenzione le richieste di quella parte politica. Del resto per Prodi la sinistra è la migliore assicurazione possibile sulla durata del governo. Il Professore rappresenta in questa fase l’equilibrio più avanzato. Se cade, la sinistra è destinata ad andare all’opposizione sia nel caso di elezioni anticipate sia nel caso di un governo tecnico o istituzionale. Nonostante questo però gli ultimi giorni hanno diminuito in modo consistente le possibilità per l’Esecutivo di superare indenne il varo della Finanziaria. Il centro destra ha ironizzato pesantemente sulla manifestazione sostenendo la tesi che non si è mai visto al mondo una parte della maggioranza che va in piazza per contestare l’altra parte o, se vogliamo prendere per buone le dichiarazioni di Diliberto e Giordano, per “stimolare” l’altra parte sulla necessità di modificare alcuni contenuti di un determinato provvedimento, nel nostro caso il protocollo Welfare. La tesi è giusta ma parziale perché non è dalla sinistra, come è stato sottolineato più volte, che viene il pericolo di crisi. La cosa davvero preoccupante per l’Esecutivo non è stata la contestazione della piazza ma quella che si è registrata in Parlamento. I partiti che sostengono il governo hanno presentato più emendamenti alla manovra economica di quanti ne hanno presentati i partiti che sono all’opposizione. E’ la prima volta che succede dal 1946 ad oggi. E a presentare quegli emendamenti non sono state le forze della sinistra, che hanno invece trovato l’accordo su un numero molto limitato di modifiche. Sono stati gli altri partiti di maggioranza. Così con Prodi e le sue scelte non è d’accordo la piazza e non è d’accordo nemmeno il palazzo. Un record mondiale. Si aggiunga a questo che per Veltroni il gioco si sta facendo pesante. Il discredito del governo è altissimo, il PD, per crescere, ha bisogno di aria fresca e nuova. Se resta nel cono d’ombra prodiano è destinato a non decollare. Da qui la necessità di cambiare e cambiare anche alla svelta. Resta l’ incognita di come decideranno di muoversi i poteri forti, banche e vertici confindustriali, che sono i veri “dante causa” di questo governo. Può essere che a loro giovi, almeno per un po’, avere ancora al governo una forte sinistra radicale. Del resto gli aiuti a fondo perduto alle nostre maggiori aziende non sono sempre stati dati per “salvare l’occupazione”? E se oggi sugli aiuti di stato vigila l’Europa possono essere sempre trovate nuove forme per tutelare al meglio “la parte più disagiata della popolazione”.
Raimondo Magnini

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