Secondo l’osservatorio consumi di Confimprese, a dicembre i consumi hanno registrato un calo del 46,6%, anche se in miglioramento rispetto al -67,1% di novembre; il 2020 si e’ chiuso a -38,9% rispetto al 2019 (1). Numeri che saranno peggiori se non cambia il contesto. Per due ragioni: tarda la riapertura più o meno a regime dei negozi, e sempre più consumatori si stanno abituando ad altri regimi di consumi.
Per la riapertura si può solo restare nel vago: tanti gli elementi in gioco, e fare previsioni è azzardo.
Sul comportamento dei consumatori si rileva:
– meno soldi in assoluto;
– meno occasioni per spenderli;
– frugalità per l’incertezza del futuro;
– cambiamenti conseguenziali di abitudini che, quand’anche si tornasse al pre-pandemia, è pensabile che non tornerebbero ai vecchi livelli consumistici (la ri/scoperta di consumare in casa con costi più contenuti, per esempio, potrebbe non essere solo legata al confinamento per pandemia).
L’armonia tra questi due attori del nuovo consumo presuppone:
– offerta: E-commerce, costi contenuti, prodotti specifici per chi sta più in casa, prodotti di qualità a Kmzero e non. Questi ultimi, vista la ridotta mobilità umana, consumabili grazie ad una globalizzazione economica da migliorare e non scoraggiare;
– domanda: più esigenza di precisione, qualità e trasparenza. Maggiore attenzione al sostanziale rispetto al superfluo e all’effimero, facilità di interlocuzione e di scelta.
Concetto e pratica base sono: adattarsi, costruire e investire sul nuovo contesto e non vagheggiare sul ritorno al passato.
Senza questa armonia e questa presa d’atto della realtà, c’è solo un corto circuito e la legge della giungla.
1 – https://www.aduc.it/notizia/confimprese+consumi+dicembre+calo+46_137713.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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