Fino a una decina di anni fa c’erano milioni di elettori di Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, che ora sono scomparsi. Forse sarebbe meglio puntare a recuperare la torta, piuttosto che le briciole.

Inoltre l’analisi che va per la maggiore è più o meno la seguente: <Nelle grandi città abbiamo oltre il 6%, in provincia l’1 o il 2%: paghiamo l’oscuramente mediatico!>. Questo è un errore di interpretazione tipico dell’analisi della sconfitta del Pd degli ultimi anni, un errore che rimuove l’ingombrante questione sociale dagli elementi di valutazione e si focalizza su tutto ciò che rimane ai margini di essa, come la comunicazione e i media. Non è così, è una questione di base e radicamento sociale: il problema della sinistra radicale non è diverso da quello che ha il Pd, cioè la capacità di attrarre i voti di ceti urbani, ceti intellettuali, ceti medio-alti; e la mancanza di voti presso i ceti emarginati, nelle periferie, nella provincia profonda.
Infine avrei un rimprovero ai compagni di Sel in particolare. E’ stata davvero una scelta giusta quella di eleggere al Parlamento europeo uno o due intellettuali annoiati e un giornalista di Repubblica? Il 4% conquistato direbbe di sì, ma in Europa cosa conterà questo risultato? Schulz non ha la maggioranza relativa, sta lavorando per costruirla insieme ai Verdi e probabilmente ai liberali, per sottrarre al Ppe la presidenza della Commissione. La quarantina di eurodeputati del Gue, tra i quali figurano i 3 nostri eletti della Lista Tsipras, in questo contesto possono esercitare un ruolo politico solo assicurando un sostegno a questa operazione, pena l’irrilevanza (se il Pse, sconfitto nelle urne, subirà anche la sconfitta parlamentare, sarà costretto nuovamente alle larghe intese, e il Gue non avrà nessuna voce in capitolo). Forse appoggiare sin da subito Schulz e il Pse poteva dare un respiro più ampio a quest’area politica, a metà tra il governo e il movimento.

Lascia un commento