Di che segno è “il riformismo radicale” promesso in campagna elettorale da Romano Prodi? La domanda apriva il fondo di Guido Gentili sul Sole 24ore di Martedì 25 aprile. A far sorgere qualche dubbio nell’organo confindustriale le posizioni via via emerse nell’Unione sui casi Autostrade e Mediaset. Sul primo le prese di distanze di stampo nazionalista circa la fusione con la spagnola Abertis, nel secondo il pregiudizio ideologico, e non del solo Bertinotti come dimostriamo in altra parte del giornale, circa la necessità di un dimagrimento della principale televisione privata. Posizioni che hanno fatto sì che il Sole si chiedesse “ma la sinistra crede ancora nel mercato?”. Non entriamo, per carità di patria, nel merito della questione. Vogliamo solo chiedere a Gentili e company, che sempre nell’articolo in questione arriva anche a valutare negativamente l’eventuale assegnazione a Pecoraro Scanio del ministero dell’ambiente e a Antonio Di Pietro di quello delle infrastrutture, dove sono stati fino ad oggi. Non sapevano che l’Unione è fatta certo da Prodi e D’Alema, meglio il secondo del primo, ma anche se non soprattutto da Bertinotti con i suoi no global, dalla sinistra ds, da Diliberto,e appunto Pecoraro Scanio e Di Pietro? Se pensavano davvero questo il risveglio sarà brusco anche perché un terzo, dicesi un terzo, dei parlamentari della maggioranza che si appresta a governare il Paese è composto proprio dai movimenti e dai partiti di cotali campioni di liberalismo. Il fatto è che, non essendo sciocchi, non lo pensavano e non lo pensano. Stiamo solo assistendo ad un gioco delle parti messo in cantiere per noi poveri sciocchi. La Confindustria ha appoggiato il centro sinistra perché si aspetta dei favori in cambio. Per mascherare il gioco alza un po’ di polvere, anche per salvare la faccia. L’abbiamo detto e scritto più volte. Ci sono in gioco le ultime privatizzazioni importanti e gli industriali nostrani, memori del trattamento loro riservato da questa identica maggioranza parlamentare nella penultima legislatura, hanno deciso di non lasciarsi scappare l’occasione. Solo malignità? Può darsi. Però guardate la vicenda Autostrade. Nel 2000 quando Benetton acquistò il gruppo pagò 7 euro per azione. Dopo due anni rastrellò altre azioni sul mercato pagandole 10 euro e a livello europeo la valutazione fu giudicata eccessivamente bassa. Oggi l’operazione con Abertis è stata fatta sulla base di 22 euro ad azione. In sei anni un incremento superiore al 300 per cento. Non sembra anche a voi che Parigi valga bene una messa, anche se celebrata da Bertinotti o Pecoraro Scanio?
Confindustria scopre l’acqua calda. La sinistra non è molto favorevole al mercato
Non sapevano che l’Unione è fatta certo da Prodi e D’Alema, meglio il secondo del primo, ma anche se non soprattutto da Bertinotti con i suoi no global, dalla sinistra ds, da Diliberto,e appunto Pecoraro Scanio e Di Pietro?

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