Perfetto! Siamo arrivati finalmente al voto per circa 1300 comuni italiani, tra i quali anche diverse grandi città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli ed altri importanti centri che rendono famosa nel mondo la nostra Italia. Normale prassi direte….entro certi limiti rispondiamo. Sino al 1990 le tornate amministrative si susseguivano regolarmente ogni lustro con la regolare cadenza degli anni che finivano con la cifra 0 o quelli con la cifra 5, tranne i comuni che avevano interrotto anzi tempo la legislatura per crisi politiche e scioglimento anticipato del consiglio comunale. Ma dal 1992 con la tempesta giudiziaria chiamata “Mani pulite” (con sindaci, assessori e consiglieri che dagli alti scranni di palazzo nottetempo si trasferivano in manette nelle patrie galere) e la successiva entrata in vigore della legge 81/93 per l’elezione diretta del sindaco questo meccanismo perfetto è venuto meno. Le amministrative generali in Italia non avvengono più ogni cinque anni, ma ogni dodici mesi centinaia di comuni vanno al voto in ordine sparso. E così le elezioni a macchia di leopardo ogni anno diventano un test elettorale per i partiti nazionali sui quali fare poi esercizio di retorica ed esibizione muscolare per nascondere pochezza politica e azione di governo fallimentare. Ma questa volta il test, come si diceva, ha davvero una valenza nazionale che non può ridurre il commento ad una banale analisi di voto locale. Le partite di Milano (centro-destra compatto con il ritorno degli Alfaniani, contro Mister commissario Expo’ voluto da Renzi alla testa della coalizione di centro-sinistra), quella di Roma (dopo il sacrificio renziano del sindaco Ignazio Marino e lo scontro tra Salvini-Meloni con Sua Emittenza l’ex Cavaliere di Arcore), a Bologna dove la forte avanzata dei leghisti potrebbe bissare a distanza di quasi 20 anni il successo del macellaio Guazzoloca che fece a fette la roccaforte rossa di Dozza e Dossetti proprio durante il premierato di Romano Prodi, e Napoli dove lo scontro interno nel centro-sinistra ha tutta l’aria di essere un regolamento di conti tra il sindaco-magistrato-Masaniello Gigi De Magistris. Per non parlare di Torino, li in 17 in ordine sparso sfideranno l’esile “peso massimo” Piero Fassino, ma per il watusso dovrebbe essere una formale passeggiata tra i pigmei del centro-destra sparpagliato e l’accozzaglia di sfidanti di sinistra l’un contro l’altro armati. Ma a tutti forse è sfuggita una cosa che noi da anni ribadiamo su queste colonne. L’assurdità della cancellazione delle vecchie Province. Cosa c’entra vi chiederete? C’entra e c’entra eccome. Meno di due anni fa sono stati istituiti gli enti intermedi di secondo livello. Nuove Province e Città Metropolitane. Le nuove Province sono elette non più dal popolo ma dai sindaci e dai consiglieri comunali del comprensorio della provincia e stanno in carica per il mandato amministrativo della città capoluogo. Nelle Città Metropolitane il sindaco eletto nel capoluogo è anche sindaco Metropolitano, mentre il consiglio lo eleggono i consiglieri di tutti i comuni. La legge è entrata in vigore meno di due anni fa. Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna da lunedì avranno anche il nuovo sindaco metropolitano. E da settembre (forse anche dall’ultima settimana di agosto) i consiglieri comunali di queste grandi aree metropolitane dovranno di nuovo votare per rinnovare una istituzione in già in carica da meno di 24 mesi con paralisi della vita amministrativa (mancate manutenzioni nelle scuole superiori e buche nelle strade provinciali che resteranno aperte). Siamo si un popolo di eroi e naviganti…..ma nel terzo millenio anche di votanti senza speranza!
Condannati alle urne, si vota per i Sindaci delle grandi città, e a settembre si replica per le Città Metropolitane
Probabilmente anche dall’ultima settimana di agosto i consiglieri comunali di queste grandi aree metropolitane dovranno di nuovo votare per rinnovare una istituzione in già in carica da meno di 24 mesi con lo spettro della paralisi della vita amministrativa.

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