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Con Trump la bolla dei derivati otc galoppa

 L’ultimo bollettino trimestrale della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) di Basilea riporta che la bolla dei derivati over the counter (otc) ha raggiunto dei livelli inimmaginabili e di altissimo rischio. I dati disponibili di fine giugno 2025 rivelano che il valore nozionale degli otc ha superato 846.000 miliardi di dollari, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente. La bolla era già di dimensioni enormi, ma un aumento così rilevante non si era mai registrato prima. Gli otc sono derivati scambiati fuori dai mercati regolamentati. Il che ovviamente non tranquillizza.

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi | 5 Febbraio 2026

 L’ultimo bollettino trimestrale della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) di Basilea riporta che la bolla dei derivati over the counter (otc) ha raggiunto dei livelli inimmaginabili e di altissimo rischio. I dati disponibili di fine giugno 2025 rivelano che il valore nozionale degli otc ha superato 846.000 miliardi di dollari, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente. La bolla era già di dimensioni enormi, ma un aumento così rilevante non si era mai registrato prima. Gli otc sono derivati scambiati fuori dai mercati regolamentati. Il che ovviamente non tranquillizza.
Nello stesso periodo anche il gross market value dei derivati è aumentato del 29%, raggiungendo il totale di 21.800 mld. Il valore nozionale calcola l’ammontare di tutte le operazioni aperte. È importante conoscerlo in caso di una grave crisi sistemica, quando l’intero titolo dovrebbe essere coperto. Il gross market value, invece, è la foto della situazione in un dato momento, cioè il momento in cui i movimenti positivi e negativi dovrebbero essere fatti per chiudere e saldare tutti i contratti in essere.
Queste impennate sono merito delle “sparate” del presidente Trump sui dazi e sui tassi d’interesse e delle sue dichiarazioni e azioni in campo economico e geopolitico. Infatti, il grande botto è arrivato lo scorso aprile dopo le decisioni e le giravolte quotidiane sui dazi.
Tutti gli operatori finanziari, speculatori e non, sono corsi a fare derivati, scommesse che potessero offrire delle coperture in caso di variazioni selvagge sui mercati finanziari e delle valute. Infatti, la fibrillazione globale ha generato una crescita enorme dei derivati sui tassi d’interesse, (ird è l’acronimo in inglese). In particolare in Europa, dove gli ird denominati in euro sono cresciuti del 24%. I derivati sui tassi d’interesse rappresentano il 79% di tutti gli otc.
Anche i derivati FX, operazioni di foreign exchange, i cambi delle monete, hanno raggiunto il livello di 155.000 mld di dollari, con un aumento di 25.000 mld, cioè del 19%, sempre in dodici mesi.
I dati in questione inducono la Bri a esprimere la sua grande preoccupazione poiché si registra la crescita più elevata di sempre, in particolare dalla grande crisi finanziaria globale del 2008.
Da quel drammatico evento i livelli del debito sovrano sono aumentati considerevolmente. Hanno ormai raggiunto i massimi storici dal secondo dopoguerra in molte economie avanzate. Secondo le ultime proiezioni del Fmi, si prevede che i livelli del debito aumenteranno ulteriormente, raggiungendo una media di quasi il 120% del pil nelle economie avanzate e l’85% nelle economie emergenti.
Di conseguenza l’intermediazione finanziaria si è spostata dai prestiti al settore privato al finanziamento dei governi. Nei mercati obbligazionari sovrani anche la presenza dei non-bank financial institutions (nbfi), il cosiddetto “sistema bancario ombra” fatto in gran parte da fondi di tutti i tipi, è cresciuta considerevolmente a scapito del tradizionale sistema bancario. Nelle economie avanzate i nbfi manovrano asset pari al 400% del pil dell’intero settore. In particolare gli hedge fund si muovono nei mercati di finanziamento a breve che consentono l’utilizzo della leva finanziaria. Sono pure operazioni di leverage che li rendono grandemente vulnerabili a eventuali chock. E con loro l’intero sistema finanziario.
La maggiore presenza di alcuni nbfi nei mercati obbligazionari sovrani aumenta la probabilità di impennate non lineari dei rendimenti. Più concretamente, esistono diversi canali attraverso i quali gli nbfi potrebbero generare e amplificare lo stress nei mercati del debito sovrano. Per esempio, essi spesso usano le obbligazioni sovrane per gestire la propria liquidità oppure utilizzano il fatto che sono emesse nella moneta di uno Stato per operare sui mercati dei cambi. Tutte operazioni che potrebbero richiedere la liquidazione immediata dei titoli di Stato per coprire eventuali buchi.
I tassi d’interesse potrebbero non tornare ai livelli molto bassi osservati nel decennio pre-pandemico. In effetti, gli attuali tassi d’interesse stanno già esercitando pressione sui conti pubblici. In molti paesi dell’Ocse i pagamenti medi in interessi sul debito sovrano sono aumentati dal 3% del pil nel 2021 a oltre il 4% nel 2024. Un rischio rilevante per la sostenibilità del debito è che i rendimenti obbligazionari potrebbero aumentare ulteriormente, soprattutto se l’inflazione dovesse tornare a salire o se i governi ritardassero la gestione di ampi deficit di bilancio. Inoltre, queste proiezioni non tengono conto di eventuali nuovi choc finanziari e politico-economici.
Trump ha dimostrato più volte di non comprendere bene i complicati processi della finanza e dell’economia. Al meglio è uno che compra un immobile a basso prezzo per venderlo a uno più alto. Purtroppo per lui e per gli altri, la mancanza di una riforma del sistema economico e finanziario globale, capace di mettere il credito nel solco dell’economia reale, rende la gestione dei bilanci pubblici, del debito e della finanza, molto precaria, complicata e rischiosa. 

Mario Lettieri*-Paolo Raimodi**
* già sottosegretario all’Economia
** economista
 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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