La direzione di Metha, accurata e priva di eccessi, appare in sintonia con la visione registica e mette in luce l’importanza fondamentale dell’ orchestra nell’estremo capolavoro verdiano.
Il ritorno di Metha a dirigere orchestra e coro del Maggio dopo quasi tre mesi di assenza è stato accolto con una calorosa acclamazione del pubblico in occasione del Falstaff di Verdi, in un allestimento in coproduzione con il Petruzzelli di Bari e con la regia di Luca Ronconi. Uno spettacolo ottimamente riuscito sia sul versante musicale che su quello della messinscena, nell’affrontare un’opera che mancava a Firenze da otto anni (anche allora con Ronconi regista) e che non è certamente di facile realizzazione, se non si vuole scadere in qualche eccesso di comicità o caricaturale per alcuni ruoli. La mano dell’ottuagenario regista si mostra invece leggera, tende ad un’essenzialità che forse a non tutti può piacere, ma che permette di concentrare l’attenzione sulla psicologia dei personaggi e i rapporti fra i medesimi; così lo sfondo è dato da delle ampie ed anonime tele, che si colorano soltanto nella scena della sala di Alice Ford nel secondo atto ed in quella del magico bosco nel terzo, mentre sul palcoscenico sono presenti semplici elementi di arredo, macchinari e curiosi velocipedi (sormontati dai vari interpreti), che sembrano proiettare l’azione, grazie anche a molti dei bei costumi di Maurizio Millenotti, all’epoca in cui Falstaff debuttò alla Scala di Milano.
La direzione di Metha, accurata e priva di eccessi, appare in sintonia con la visione registica e mette in luce l’importanza fondamentale del ruolo ricoperto dall’orchestra nell’estremo capolavoro verdiano, dove le tradizionali forme chiuse si risolvono in un continuum tra melodia e declamato. Accanto all’eccellente prova degli orchestrali e dei coristi del Maggio, vanno ricordate le eccellenti interpretazioni dei cantanti, a cominciare dall’autorevole Falstaff di Ambrogio Maestri, vero mattatore sulla scena sia nella recitazione – esilarante, ma a tratti venata di malinconia – sia nel canto, potente ed espressivo; ottimi anche Eva Mei, un’Alice vivace ed estrosa, il tenore Yijie Shi, un Fenton dotato di solida vocalità ed Elena Zilio, una Quickly efficace e spassosa.
Buone anche le prove di tutti gli altri interpreti, ossia Carlo Bosi (Dottor Cajus), Roberto de Candia (Ford), Laura Polverelli (Meg Page), Ekaterina Sadovnikova (Nannetta), Gianluca Sorrentino (Bardolfo) e Mario Luperi (Pistola).
Prossime repliche il 9 ed il 12 dicembre, Per info e biglietti si veda www.operadifirenze.it

Lascia un commento