Quale è il welfare che vogliamo? Su questa domanda hanno dibattuto gli intervenuti al convegno organizzato da Rifondazione Comunista sabato scorso a Firenze alla sede regionale dell’Arci Il I relatori, coordinati da Daniela Vangieri della segreteria regionale di RC, erano la capogruppo in Regione Toscana Monica Sgherri e il consigliere Luca Ciabatti, l’assessore ai diritti di cittadinanza del Comune di Empoli Mercedes Frias, Salvatore Amura del Coordinamento Nazionale Rete del Nuovo Municipio, Giovanna Cappelli della Direzione Nazionale del PRC, Adriano Amadei Presidente del Tribunale Diritti del Malato, Marisa Nicchi della segreteria regionale DS e Bebbe Banchi di Medicina Democratica. Il filo rosso che ha legato gli interventi e le conclusioni che ne sono scaturite è stato quello di ribadire la necessità della centralità di un forte ruolo pubblico che, ponendo nuovamente al centro la questione delle risorse provenienti dalla fiscalità generale e progressiva, non deleghi ad altri soggetti la propria funzione e non scarichi sulle famiglie oneri sociali che oggi piu’ di ieri sono per queste ultime totalmente insostenibili. In Toscana vi sono in parte scelte anche positive ma permangono sul modello di welfare alcune criticità soprattutto su due questioni; da una parte la ribadita centralità della famiglia quale fondamentale supporto del welfare diffuso, e che di fatto scarica su di essa il compito del lavoro di cura – pensiamo a tutta la partita degli anziani e della non autosufficienza – non tenendo conto invece che la struttura familiare toscana che è sempre piu’ formata da nuclei piccoli o piccolissimi con sempre maggiori difficoltà economiche e con donne che lavorano, assolutamente non in grado quindi di far fronte alle necessità che le si vorrebbero assegnare. Dall’altra il proseguire la strada che assegna al terzo settore – cosiddetto privato sociale – non soltanto una funzione di allargamento del welfare pubblico ma quasi di delega attraverso non soltanto la gestione ma anche la programmazione e progettazione, indirizzo che rischia di esaltare un conflitto di interessi dovuto all’identificazione fra soggetti decisori e gestionali e che, di riflesso, potrebbe portare a scelte distributrici di risorse che non hanno al centro un vero criterio di aggressione del bisogno. E’ stato ritenuto invece necessario, per migliorare l’offerta sociale in Toscana pur non emarginando l’apporto del volontariato – privato sociale, ribadire la centralità di un welfare pubblico che abbia nella fiscalità generale – maggiormente equa e progressiva – la sua fonte di finanziamento e che questo ultima venga attentamente migliorato e monitorato con un vero sistema partecipativo dal basso. Inoltre è per noi ormai indilazionabile la creazione di un osservatorio che verifichi l’andamento dei principali nodi di criticità quali le liste di attesa per le RSA, l’adeguatezza dell’assistenza domiciliare in funzione dei bisogni e delle patologie (ad esempio l’alzheimer) e gli effetti dell’ISEE sui bilanci familiari per fruire dei servizi sociali. La volontà di Rifondazione Comunista di migliorare tutta partita delle politiche di welfare portate avanti in Toscana, evidenziando gli aspetti non condivisibili emersi e quelli ritenuti positivi, si misurerà da questi presupposti. (leo bec)

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