• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Come si è sottratta allo Stato l’amministrazione idrogeologica del territorio in favore delle Regioni e degli Enti Locali

Per Pensalibero l’analisi del Professor Alberto Abrami, già Ordinario di Diritto Forestale all’Università di Firenze e già componente dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno.

di Alberto Abrami | 30 Novembre 2022

Con l’avvento della riforma del Titolo V lo Stato, avvertendo il pericolo di un salto nel buio in un settore nevralgico, ritenne imporatante ritagliarsi, nel decreto delegato, la competenza in relazione al vincolo idrogeolico ed all’assetto idregeologico, da sempre di competenza del Corpo forestale. Le Regioni ricorsero, con respingimento da parte della Corte Costituzionale ma trovando in parlamento sponda affinché una nuova legge delega consentì il trasferimento delle Competenze. A

Ha dell’inverosimile come questo nostro Paese riesca a farsi del male da solo ossia senza alcuna costrizione esterna, ma per l’unica ragione di adottare provvedimenti ispirati da valutazioni astratte piuttosto che dall’esperienza concreta. Ci spieghiamo meglio. Quando si trattò di far decollare l’ordinamento regionale agli inizi degli anni settanta, dando attuazione agli artt. 117 e 118 della Costituzione, lo Stato operò all’interno del decreto delegato relativo alla materia agricoltura e foreste – che veniva regionalizzata – un ritaglio di competenza in relazione al vincolo idrogeologico, come all’assetto idrogeologico che, per lunga tradizione risalente alla formazione dello Stato unitario, era di competenza degli Uffici del Corpo forestale dello Stato che aveva dato sempre prove di assoluta efficienza con la passione e l’orgoglio di servire lo Stato. Questo stesso organismo esercitava anche la competenza relativa alle sistemazioni idraulico- forestali dei bacini montani, d’intesa con il genio civile, organo periferico dell’allora Ministero dei lavori pubblici, ma anch’esso regionalizzato.

Lo Stato avvertì, con questa riserva di funzioni, come fosse in gioco un settore nevralgico per l’interesse collettivo, il quale esigeva una particolare preparazione ed esperienza che non si poteva inventare dall’oggi al domani, sicché il trasferimento della competenza alle Regioni stava a significare, con il frazionamento del settore, un pericoloso salto nel buio che metteva a repentaglio l’interesse nazionale alla difesa del suolo.

Il ricorso di alcune Regioni alla Corte Costituzionale volto a rivendicare la completezza del trasferimento della materia agricoltura e foreste venne respinto dalla Corte facendo riferimento al momento unitario e quindi di interesse nazionale. Ma lo schieramento regionalista presente in parlamento riuscì a far votare, nel 1975, un’altra legge di delegazione in forza della quale le materie attribuite dalla Costituzione alle Regioni dovevano essere traferite per settori organici e secondo un’interpretazione finalistica della materia, ovvero senza alcun ritaglio o riserva di funzioni, da parte dello Stato. Si ebbe così nel 1977 un nuovo ed unico decreto delegato n.616, relativo alle varie materie regionalizzate e quindi comprensivo anche della competenza relativa al vincolo e alla sistemazione idrogeologica del territorio. Da sottolineare, per come le Regioni abbiano sottovalutato la competenza loro attribuita, sta il dato di fatto che esse, in larga maggioranza, hanno provveduto a delegare il settore in questione, a Provincie e Comunità montane, Enti locali, cioè, senza alcuna esperienza in merito e limitati nella loro azione dai confini amministrativi, mentre un patrimonio plurisecolare di esperienze e di uomini, come poteva vantare lo Stato, andava perduto.

Privato lo Stato dei propri uffici periferici, l’Amministrazione relativa alla difesa del suolo risultava interamente di competenza delle Regioni e degli Enti locali, sicché lo Stato poteva rivendicare per sé solo il potere di  emanare una legislazione relativa ai principi fondamentali della materia, o settore, che le Regioni avrebbero dovuto far propri nella legislazione regionale, ma non poteva esercitare, giova ripeterlo, alcuna funzione  amministrativa non avendo più gli organi per poterla svolgere, quando molti degli interventi sistematori richiedevano integrazioni e adeguamenti per conservarne la iniziale funzionalità.

A questa condizione istituzionale Il Parlamento intese porre rimedio con la legge sulla difesa del suolo n.183 del 1989 mediante la quale venne istituita l’Autorità di Bacino dove siedono, negli organi decisori, rappresentanti dello Stato e della Regione territorialmente competente. Questa nuova Autorità fu salutata con vivo interesse da più parti, nella convinzione che sarebbe stata risolutiva nel mettere in sicurezza il territorio e i suoi abitanti; ma essa aveva in sé una debolezza intrinseca, quella cioè di programmare gli interventi e prevedere l’astensione da altri considerati necessari per stabilizzare l’area territoriale compresa nel bacino idrografico, senza avere il potere di gestirli direttamente, altrimenti si sarebbe sottratto ai Comuni la competenze in materia di urbanistica ormai espansa in “governo del territorio” . Ed è anche vero che nel corso degli anni successivi alla sua istituzione, soprattutto posteriormente alla riforma costituzionale del 2001, l’Autorità di Bacino è andata progressivamente indebolendosi nella sua autorevolezza.

Abbiamo appena ricordato la modifica del Titolo V della Costituzione realizzata con la legge costituzionale n. 3 del 2001 con la quale il rapporto Stato-Regioni, come statuito dai Padri costituenti, viene del tutto rovesciato: saranno le Regioni, e non lo Stato, gli Enti a competenza generale, sicché si completa lo smantellamento dello Stato risorgimentale in nome della Repubblica delle autonomie.

A fronte di uno Stato vieppiù logorato, sta però il potere urbanistico dei Comuni che, in generale, mirano con le loro previsioni all’incremento del numero dei residenti e allo sviluppo economico del proprio territorio come fatto primario, sicché la difesa del territorio nel suo assetto idrogeologico diviene un fatto, se non secondario, non sufficientemente valutato nella sua importanza. Di qui anche la, non di rado, tolleranza davanti agli abusi edilizi e, comunque lo scarso controllo comunale, come pure l’inerzia, se non l’opposizione, alle richieste di demolizione avanzate dalla magistratura – nel caso dell’isola d’ Ischia circa mille – invocando una sanatoria, che puntualmente arriva.

Alberto Abrami

Pubblicato in : Editoriale, SituazioneTag: agricoltura, amministrazione, anni, anni settanta, corte costituzionale, costituzione, importanza, interesse nazionale, magistratura, merito, nuova legge, opposizione, parlamento, provvedimenti, repubblica, sviluppo

Info Alberto Abrami

Già professore ordinario di Diritto Forestale e dell’Ambiente nell’Università di Firenze,. è stato, negli anni a cavallo fra il 900 e il 2000, componente del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del fiume Arno in rappresentanza del Ministero del Lavori Pubblici e nel Comitato scientifico del Parco regionale delle Apuane in rappresentanza delle Università toscane. Al suo attivo ha circa trecento pubblicazioni, l’ultima delle quali, edita per i tipi di Aracne Editore di Roma, si intitola “Legislazione ed Amministrazione del Paesaggio”. E’ scomparso a Firenze nel 2023.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    30 Novembre 2022 alle 16:16

    L’informazione recata dal breve saggio è di per sé idonea a comprendere che il trasferimento alle Regioni di tante funzioni che la centralità statale non era in grado di gestire (secondo i relativi supporter more tempore, sempre novelli cercatori d’oro politico) si è rivelata una “soluzione problematica” (creatrice di ulteriori problemi) e non la soluzione del problema.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti