Ho letto con grande interesse le riflessioni di Nicola Cariglia e degli amici di Pensalibero sulla conclusione della stagione denominata “seconda repubblica” e sul futuro della politica italiana.
Personalmente credo anche io come Chiara Boriosi che sia difficile ottenere delle riforme che siano nell’interesse generale dell’Italia da una classe dirigente che fino ad oggi ha dimostrato ben poca capacità riformatrice e troppo interesse per il “particolare”.
Non credo infatti che questa classe politica che vive alla giornata da quindici anni, ossessionata dai sondaggi e perennemente in attesa messianica dell’appuntamento elettorale successivo(ieri le elezioni Europee, oggi quelle Regionali) sia in grado di aprire una nuova stagione di riforme, anche perché per farle davvero servirebbe una pausa di riflessione rappresentata da un’Assemblea Costituente, eletta con proporzionale puro e preferenza unica, che sinceramente non vedo oggi all’orizzonte.
In ogni caso si sente nell’aria, e in questo concordo con Nicola Cariglia, che questa stagione politica iniziata con la scomparsa dei partiti storici e con l’avvento di Berlusconi stia arrivando alla sua conclusione. Ed allora è bene iniziare a chiederci cosa resterà di questa seconda repubblica e come potranno essere gli Anni Dieci che inizieranno tra poco.
Pur essendo fortemente critico di questo bipolarismo, il quale ha tirato fuori tutto il peggio che noi italiani siamo in grado di produrre politicamente trasformando la politica italiana in un proseguimento del tifo calcistico, credo che sia talmente entrato nella testa degli italiani che rimarrà presente, anche se si spera in altre forme, anche negli Anni Dieci.
Così come credo che i due maggiori partiti ovvero il PD e il PDL potranno essere, pur con i loro enormi limiti, un’eredità positiva della seconda repubblica se sapranno incarnare una natura che per il PDL è ora solo sulla carta, ovvero essere davvero il rappresentante italiano del Partito Popolare Europeo diventando un partito vero e proprio sul tipo del Partito Popolare spagnolo(ma per farlo credo che dovrà far rientrare nella partita anche i democristiani che oggi sono con Casini), e che per il PD tarda ancora ad esprimersi compiutamente ma che oggi forse con Bersani sembra meno lontana, ovvero la casa dei socialisti e dei riformisti facendo i conti una volta per tutte con la storia del PSI e del riformismo italiano(ed anche con quella di Bettino Craxi magari partendo proprio dalla prossima commemorazione per il decennale della morte).
E per quelli come me che vorrebbero una forza politica liberaldemocratica e repubblicana come quella immaginata da Giovanni Spadolini ovvero europeista e dalla parte dell’Occidente, a difesa dell’unità nazionale, a favore dell’economia di mercato e contraria al paternalismo dirigista, attenta alle questioni dei diritti civili e delle minoranze?
Per noi tutti laici, liberali e repubblicani spesso vittime di eccessivi personalismi e settarismi, se non vorremmo divenire reperti di archeologia politica credo che dovremmo guardare al nostro passato per immaginare il nostro futuro, il quale difficilmente potrà essere costruito tramite le tante “furbate” e scorciatoie che abbiamo cercato in questi ultimi anni. Riflettiamo su come nel nostro passato questa unità tra laici, liberali e repubblicani davanti ad importanti traguardi sia stata possibile. Penso ad un personaggio forse poco noto del nostro Risorgimento come il fornaio mazziniano di Borgo San Lorenzo Giuseppe Dolfi. Egli di umili origini, mazziniano, massone e repubblicano insieme a Bettino Ricasoli, ricco proprietario terriero, aristocratico, liberale, cattolico e monarchico fu l’artefice della grande manifestazione di piazza del 27 aprile 1859 che portò, senza spargimento di sangue, alla cacciata del Granduca Leopoldo II da Firenze con la conseguente annessione della Toscana al Regno d’Italia.
Pur non vedendo purtroppo tra di noi personaggi come Dolfi o Ricasoli credo che partendo dal loro esempio potremmo comprendere che senza la nostra identità, liberale o repubblicana che sia, non saremo nessuno ma che senza la capacità di allearci con coloro che hanno come fine l’amore per l’Italia non potremo andare da nessuna parte.
Federico Baldini

Io Chiara credo che bene o male il PD e il PDL sopravviveranno(magari in altre forme..) all’uscita di scena di Berlusconi(la quale non la vedo proprio dietro l’angolo..). Sarebbe un gran passo in avanti per la politica italiana se, come ho scritto, il PD facesse una chiara scelta socialista la quale ad oggi appare ancora lontana ma meno di quanto non lo fosse in epoca Veltroni. I dirigenti del PD pensavano che fosse più facile gestire il potere locale tramite la fusione con la sinistra democristiana, ma si sono resi conto che questo non era possibile ed infatti si sono affidati a Bersani. Il PDL, anche se la Lega al Nord drenerà nel postBerlusconi molti voti(anche se bisognerà vedere come la Lega potrà affrontare senza spaccarsi tra lombardi e veneti il postBossi..)non credo che sparirà dalla sera alla mattina. Il finale più probabile è la divisione tra un partito democristiano(e l’UDC al di là delle varie mosse tattiche a questo secondo me punta dopo essere riuscito a radunare i democristiani sparsi anche a sinistra..) ed uno di lealisti berlusconiani. Se invece Berlusconi vorrà, e riuscirà, a darsi quell’happy end che gli viene suggerito da Giuliano Ferrara da qualche tempo potrà essere lui a lasciare in eredità la sezione italiana del PPE. Io la vedo cosi’ anche se la questione che più mi interessa è un’altra: saremo mai in grado di costruire una forza politica liberaldemocratica e repubblicana,anche minoritaria come da nostre tradizioni, in grado di incidere realmente nella vita politica e sociale dell’Italia degli Anni Dieci?
Caro Federico, leggo con piacere che, a grandi linee, concordiamo sull’analisi del presente e sulla necessità di recuperare il nostro passato per trarne qualche sana lezione di democrazia. Divergo invece sulla tua analisi a proposito dei partiti. Io credo che il Pdl non sopravviverà al suo fondatore, essendo nato da un atto di puro cesarismo, e che chi dialagherà sarà la Lega che, piaccia o no, è l’unica ad avere una forte identità ed un autentico legame con il proprio elettorato. Su Bersani non mi farei troppe illusioni, viene da Botteghe Oscure e tutto può fare tranne che un definitivo mea culpa sul passato del comunismo italiano. Al massimo, va bene come farmacista della Bassa, che è la sua estrazione e la sua naturale vocazione.