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Come il fondamentalismo può uccidere la ricerca

di Redazione Pensalibero.it | 30 Settembre 2013

Stravolta la legge comunitaria per accontentare gli animalisti.

Un pasticcio all’italiana, un altro brutto pasticcio. Di mezzo questa volta ci va la ricerca.
Tutto è cominciato un paio di anni fa quando in fase di recepimento delle direttive europee, il governo italiano con l’acqua alla gola per il ritardo accumulato, decise di usare il consueto marchingegno, quello del decreto omnibus (DL 587). Un’insalata di leggi e provvedimenti diversi da approvare in un solo boccone e in mezzo ci finì anche la direttiva europea (2010/63/UE del 22 settembre 2010) che serve a regolamentare la sperimentazione scientifica sugli animali. Una direttiva che ha avuto un iter non facile perché la materia è delicata e se da un lato si è voluto impedire che le cavie subiscano inutili sofferenze, dall’altra si è cercato di garantire quello che viene comunemente considerato come uno strumento essenziale per la ricerca soprattutto in campo medico. Tutto inutile però perché prima al Senato e poi alla Camera, la lobby animalista ha infilato un emendamento che di fatto restringe notevolmente le possibilità della ricerca biomedica, ponendo seri limiti alla sperimentazione animale. Insomma rende impossibile se non molto difficile l’uso delle cavie fino al paradosso di vietarne gli allevamenti nel nostro Paese, ma consente che per le ricerche vengano importati dall’estero.
Tra le limitazione assurde quella per gli xenotrapianti, una tecnica molto promettente nella quale si usano animali geneticamente modificati come donatori di organi per l’uomo. Ma non solo perché, per esempio, vietare come pretende la legge gli esperimenti sugli stupefacenti renderà impossibile, almeno in Italia, studiare rimedi per le nuove droghe che arrivano ogni anno sul mercato della tossicodipendenza.
Insomma il risultato di questa impostazione fondamentalista è che in questo modo si strozza anche il settore della ricerca che negli anni ha già visto assottigliarsi i finanziamenti e che si spingono migliaia di ricercatori a cercarsi un futuro all’estero.
La battaglia ora si è spostata in Parlamento dove non potendo bloccare il decreto omnibus per non incorrere nelle sanzioni di Bruxelles, un gruppo di parlamentari ha impegnato il governo a correggere il decreto nella sua fase attuativa.
Può funzionare? Pia Locatelli (PSI), già europarlamentare e in prima linea nella difesa della ricerca e della scienza in generale, si detta ottimista, contando soprattutto sull’europeismo convinto del ministro Moavero. Locatelli ha parlato dal palco della manifestazione che si è svolta questo pomeriggio, 19 settembre, organizzata dall’associazione ‘Pro-Test Italia’ ‘per il futuro della ricerca’ davanti Montecitorio. La parlamentare socialista, che è anche presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne ed è in prima linea contro le ‘pseudo scienze’ come la finta cura del metodo stamina, ha ricordato che “i legislatori europei avevano messo a punto una Direttiva equilibrata”, “il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale, ispirato alla cosiddetta regola delle tre R e cioè, “Reduction” (riduzione) del numero di animali utilizzati; “Replacement” (sostituzione) dell’uso di animali con metodi alternativi; “Refinement” (affinamento) per l’uso di metodi di anestesia, soppressione e procedure chirurgiche e non, che riducano il più possibile, o addirittura eliminino del tutto, il dolore e lo stress subiti dagli animali nel corso dell’esperimento”.
Il buon senso e la ragione, insomma ha spiegato la parlamentare che ha ricevuto tantissimi applausi, contro il fondamentalismo che si giova di campagne mediatiche dove si confonde la difesa e la protezione degli animali con l’oscurantismo scientifico.
Molto applaudita anche la parlamentare montiana Ilaria Capua, che prima di sedere sui banchi di Montecitorio è stata una ricercatrice di successo e che ha voluto ricordare con orgoglio come il suo gruppo di ricerca abbia raccolto un successo di livello mondiale identificando il virus dell’aviaria. Un successo a cui, aggiungiamo noi, si è aggiunto anche il giusto rifiuto di brevettare la ricerca. La vendita del brevetto avrebbe infatti fruttato ai ricercatori un bel mucchio di soldi, ma avrebbe sicuramente anche ridotto la possibilità di ricerca indipendente a svantaggio di tutti e a vantaggio solo della case farmaceutiche.
Sul palco si sono alternati oratori di grande livello come il professor Gilberto Corbellini dell’associazione Luca Coscioni e presenze a ‘sorpresa’ come quella dell’onorevole Carlo Giovanardi, che siamo abituati a vedere schierato nel campo opposto, quando si affronta il tema dei diritti civili.
Nell’intervento della Locatelli c’è stato spazio anche per una riflessione che merita sicuramente di essere approfondita. “Non sono qui per manifestare contro il governo o per protestare contro una norma approvata dal Parlamento di cui faccio parte” ha spiegato perché indubbiamente, soprattutto da quando nelle Camere sono arrivati i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, si assiste a un curioso fenomeno, quelli dei parlamentari che protestano contro il Parlamento. Ma questo non era il caso.

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giorgio Armandola

    3 Ottobre 2016 alle 19:21

    Questi ecologisti fanno un sacco di danni, fate bene a evidenziarlo, ma occorre farlo sapete al’ opinione poblica, che è condizionasentimenti”.ta dai “buoni sentimenti”!

    Rispondi

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