Dopo Mafia Capitale il funerale del boss. La pochezza della nostra classe politica ingigantisce i problemi. Il silenzio di Galantino sul parroco che ha celebrato le esequie.
Come mai al funerale di “zio Vittorio” a Roma erano presenti giornalisti e fotografi? Possibile che i media avessero avuto notizia del funerale e le Istituzioni e le forze dell’ordine invece non ne sapessero niente? No, non è possibile. La ragione di questa macroscopica diversità di informazione è semplicissima. Sono stati certamente gli stessi Casamonica ad avvertire la stampa. Attraverso i media hanno inteso mandare un messaggio: a Roma comandiamo noi. La notizia ha fatto il giro del mondo, anche perché viene a distanza di pochi mesi dallo scandalo di Mafia Capitale. Un giro di malaffare e di connivenze politiche che con la Mafia ha certamente poco a che fare ma che denota quanta corruzione e quanto affarismo ci sia in una città come Roma. Il vero scandalo della situazione è proprio questo. L’inerzia dei poteri pubblici che stanno a guardare e non intervengono con la decisione che invece sarebbe necessaria. Non mancano le leggi manca la volontà politica. Il funerale del capo clan dei Casamonica sarebbe passato inosservato, o forse solo ricordato per il cattivo gusto, se a monte non ci fosse stata quell’immagine di mafia che i magistrati inquirenti e i giornalisti collettivi al seguito hanno voluto dare alla vicenda. Per pura smania di protagonismo. Solo che i danni sono stati e sono enormi. All’estero ora sono convinti che la città di Roma sia in mano alle organizzazioni mafiose. Invece si tratta di fatti di ordinaria corruzione nel primo caso e, nel secondo, di una banda di delinquenti che sguazzano nel lassismo dei poteri pubblici. Non siamo di fronte ad Al Capone. Però siamo riusciti a far credere a tutti che di questo si tratti. Ora il governo si trova sul tavolo il problema se commissariare o meno il Comune di Roma. Qualunque decisione prenderà sarà sbagliata. Se lo commissaria manda un messaggio terribile: la capitale d’Italia è in mano alla mafia. Se non lo commissaria sembrerà una resa al potere mafioso, vista l’immagine che si è costruita.
È il livello terribilmente basso della nostra classe politica che ingigantisce fenomeni che sono invece perfettamente contrastabili. Basterebbe un minimo di senso dello Stato e di onestà, anche intellettuale, per sconfiggere questi signori. Invece siamo in mano a personaggi che, quando non sono collusi, sono tanti piccoli Don Abbondio. Non escluse le autorità ecclesiastiche. Dov’è finito Monsignor Galantino? Non ha proprio niente da dire a quel parroco che come se niente fosse ha celebrato il funerale ad un uomo che sulla porta della Chiesa è stato raffigurato con le vesti del Papa e come “conquistatore”, dopo Roma, anche del Paradiso?

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