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Coloni, annessione della Cisgiordania e Flotilla: il fallimento europeo su Israele

Le sanzioni Ue contro i coloni estremisti in Cisgiordania sono un gesto tardivo e insufficiente. Israele accelera l’annessione con centinaia di nuovi insediamenti e i ministri Smotrich e Ben Gvir rivendicano apertamente la colonizzazione totale. Se la società civile decide di imbarcarsi per soccorrere Gaza è perché la diplomazia ufficiale ha fallito e tutto questo fa giustamente presagire la partenza di una nuova più consistente flotilla disarmata e nonviolenta.

di Paolo Bergamaschi | 22 Maggio 2026
Le case dei palestinesi danneggiate dai coloni israeliani nella zona di Al-Dyouk Al-Tahta, alla periferia della città di Gerico, in Cisgiordania, mercoledì 11 febbraio 2026. 

roppo poco, troppo tardi”, “minimo sindacale”, “tanto rumore per nulla”, “la montagna ha partorito il topolino” e così via. Sono stati alcuni dei commenti dei media alla decisione del Consiglio Affari Esteri dell’Ue la scorsa settimana di imporre sanzioni nei confronti dei coloni estremisti violenti della Cisgiordania. Anni di logoranti discussioni per punire alcune delle organizzazioni più fanatiche che operano nella terra che l’opinione pubblica israeliana chiama “Giudea e Samaria”. 

La fragorosa caduta di Viktor Orban ha tolto ogni alibi ai ministri degli esteri dell’Unione obbligandoli, almeno alcuni di loro, a risvegliarsi dal torpore politico che li attanaglia ogniqualvolta si parla di Israele. La classica patata bollente che anche i diplomatici più smaliziati preferiscono sempre evitare. Pochi giorni prima, alle Nazioni Unite su iniziativa dei cinque Paesi europei che fanno parte del Consiglio di sicurezza (Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia più la Gran Bretagna) si è tenuto un dibattito sulla situazione in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Non essendoci provvedimenti da adottare, gli europei hanno potuto muoversi a briglie sciolte accompagnati da un briefing agghiacciante che fa il punto di quello che sta accadendo. «Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha), 33 palestinesi sono stati uccisi e 790 feriti dalle forze israeliane o dai coloni durante il primo trimestre del 2026», si legge. Finora, quest’anno ci sono stati oltre 540 attacchi di coloni che hanno causato vittime o danni materiali. Inoltre, più di 2.500 palestinesi sono stati sfollati a causa di demolizioni, attacchi di coloni e sfratti. 

Questi dati rappresentano una continuazione delle tendenze di aumento della violenza e dello sfollamento in Cisgiordania osservate negli ultimi anni: tra gennaio 2023 e dicembre 2025, l’Ocha ha registrato 4.575 attacchi di coloni con vittime o danni materiali – con incidenti annuali che sono passati da 1.291 nel 2023 a 1.835 nel 2025 – e lo sfollamento totale o parziale di 87 comunità palestinesi. «Oltre 33mila residenti dei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur Shams rimangono sfollati dopo le continue operazioni militari israeliane avviate nel gennaio 2025», è solo uno dei passaggi più significativi della nota distribuita in preparazione del dibattito. Nonostante fossero preannunciate le sanzioni europee hanno provocato reazioni stizzite e velenose a Tel Aviv. 

«Israele continuerà a difendere il diritto degli ebrei di stabilirsi nel cuore della nostra patria», ha dichiarato il ministro degli esteri Saar confermando implicitamente quello che tutti ormai sanno ma che troppi in Europa fanno finta di non vedere ovvero che l’attuale governo israeliano sta procedendo spedito con la colonizzazione di tutta la Cisgiordania per arrivare alla sua annessione definitiva mettendo la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto. «Negli ultimi tre anni abbiamo approvato più di cento nuovi insediamenti con 60mila unità abitative in Giudea e Samaria», ha affermato questa settimana durante una manifestazione il ministro delle finanze Bezalel Smotrich sottolineando che «il popolo di Israele sta tornando a casa, e questa volta per sempre», per poi concludere «è giunto il momento di cancellare finalmente le linee che separano le Aree A, B e C. Questa settimana ho messo un piano dettagliato sul tavolo del gabinetto e chiedo al primo ministro di adottarlo. Tutta la terra d’Israele è nostra». 

Spiegato ai non addetti ai lavori si tratta di una pietra tombale sugli accordi di Oslo del 1995 che avrebbero dovuto portare alla nascita di uno stato palestinese nei territori occupati da Israele. Nel corso della stessa occasione anche Itamar Ben Gvir, ministro per la sicurezza nazionale, non ha fatto mancare la sua voce impegnandosi pubblicamente a promuovere la costruzione di nuovi insediamenti ebraici anche a Gaza e nel sud del Libano. Fra coloro che si indignano in queste ore per il trattamento indecente riservato da Ben Gvir ai membri della flotilla rapiti dalla marina israeliana tanti, purtroppo, sono quelli conniventi con il ministro israeliano, già condannato per incitamento all’odio razziale, in occasione delle sue numerosissime immonde “performance” suprematiste precedenti.Credo che oggi sia finalmente evidente a tutti che se i coloni scorrazzano liberamente e impunemente in Cisgiordania è perché godono di solide coperture nonché della complicità di chi è al governo in Israele. Non si può continuare con l’ipocrita finzione che attanaglia la politica europea. Se la società civile del vecchio continente decide di imbarcarsi per soccorrere Gaza è perché la diplomazia ufficiale ha fallito. Sanzionare gli esecutori conta poco o nulla se non si sanzionano i mandanti. Purtroppo mentre Sanchez da Madrid e Tajani da Roma chiedono misure restrittive per Ben Gvir a livello europeo a Praga, dove è in visita il ministro israeliano Saar, il governo si pronuncia in senso opposto paralizzando di nuovo la complessa macchina dell’Ue. Il che fa giustamente presagire la partenza di una nuova più consistente flotilla disarmata e nonviolenta per Gaza.            

Paolo Bergamaschi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è nato a Viadana (MN) e ha vissuto per anni a Bruxelles. Ha lavorato per 25 anni come consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Veterinario di professione, collabora con riviste, siti web e quotidiani con reportage e analisi di questioni europee e avvenimenti internazionali. E’ spesso ospite di programmi radiofonici che trattano di politica estera. E’ musicista e cantautore con sei cd all’attivo. Ha pubblicato Area di Crisi-Guerra e pace ai confini d’Europa (La Meridiana, 2007), Passaporto di Servizio (Infinito edizioni, 2010), L’Europa oltre il muro (Infinito edizioni, 2013), Terre d’Oriente (Infinito edizioni, 2017) e Terre di Nessuno (Infinito edizioni, 2020).

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