Ottimo titolo “Ricordati di vivere” per un libro assolutamente da leggere.

E lo fa con un linguaggio piano e leggero, con nostalgia e ironia, consapevole che questo suo ricordare lo porterà a conoscersi /farsi conoscere ancora meglio , capire e far capire sempre di più quello che è successo in Italia negli ultimi trenta anni, partendo sempre dall’assunto “…quel che ho fatto l’ho scelto.”
Si confessa Claudio Martelli attraverso i suoi ricordi, i ricordi di chi può affermare : “ io so poche cose e le ricordo tutte”, in contrapposizione con “tutti sanno ma nessuno ricorda”. Ci racconta della difficoltà di “scendere dalle nuvole delle ideologie alla terra dei fatti”, del progetto di unire laici e socialisti e incalzare allo stesso tempo i comunisti italiani, dell’incontro con Craxi (difficile da inquadrare) che “…ci mostrò la faccia cruda della politica vera, non quella dei nostri sogni di ragazzi”. Racconta il ’68 “…la violenza era già in embrione nelle assemblee vocianti , nel rifiuto del confronto civile, nella sudditanza ai capi…” (in questi giorni troviamo tristemente altra violenza, lo stesso rifiuto al confronto, la sudditanza a capi carismatici, non più nelle aule universitarie ma nell’aula di Montecitorio), e l’invasione di Praga, su, su fino alla nomina a Vice Presidente del Consiglio e ai contrasti e alle prime incomprensioni con Craxi a proposito della Legge 90, conosciuta come legge Martelli, sull’immigrazione.
Nelle quasi 600 pagine che ripercorrono 30 anni della nostra storia vista con gli occhi di chi ha vissuto e sperimentato sulla propria pelle l’euforia e la gioia dei successi e il freddo gelo delle accuse e delle sconfitte, l’autore arriva fino a Mani pulite e alla susseguente crisi politica dalla quale non riusciamo ancora oggi ad uscire.
Ricorda e racconta le lotte insieme ai radicali per i referendum , per quella “giustizia giusta” che stiamo ancora invocando, l’amicizia e la collaborazione con Falcone , il rimpianto per gli amici scomparsi e non esita Martelli nel suo raccontare a togliersi diversi sassolini dalla scarpa: uno pe tutti il presunto “spinello di Malindi” e la manipolazione delle informazioni di tanta stampa da Miriam Mafai a Giuseppe d’Avanzo.
Un libro colto, un libro di entusiasmi e delusioni, peccato , ad un certo punto (pag. 103) confondere Metastasio con Giovan Battista Marino; ma soprattutto un libro scritto da uno dei pochissimi ministri , in questa nostra Italia, che ha trovato la forza e l’onestà di dimettersi, di staccare la spina a quello che era stato un grande amore, nato dall’entusiasmo e dalla voglia di cambiare, migliorare, confrontarsi con i grandi e continuare a portare avanti la loro opera.

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