Non è facile veder piangere un senatore. Per questo suscita simpatia l’onorevole Antonione di Forza Italia che sbaglia pulsante, consente all’emendamento alla Finanziaria sulla class action di passare in prima lettura al Senato, ma subito ammette l’errore e si pente fino alle lacrime. Merce rara.
La class action è un prodotto d’importazione. Viene dall’America dove chi si ritiene danneggiato da disastri ambientali, strumenti finanziari o altro, ha il diritto di promuovere una causa collettiva di risarcimento. Tanto per capirsi la possibilità per gli abitanti di Seveso o per gli investitori di Cirio e Parmalat di rifarsi. In America funziona, ci sono sentenze che hanno fatto epoca, studi legali dedicati; oltreoceano, insomma, il consumatore una speranza ce l’ha.
Da noi invece ci sono più dubbi che certezze. Dubbi dell’opposizione, come e’ ovvio, ma dubbi anche nella maggioranza. Un “provvedimento rozzo” secondo Confindustria, ma insoddisfacente anche sui banchi del governo.
Perché? Perché si è tentato di far viaggiare una Ferrari su un sentiero di campagna. Ad essere fuori pista sono la giustizia e il suo funzionamento farraginoso. Se i risarcimenti arrivano in tempi biblici serve a poco liberare i tribunali penali dalle azioni collettive, dicono i critici della class action. Difficile dar loro torto tanto piu’ che, tanto per rimanere fedeli alla nostra immagine di culla del diritto, ci siamo ben guardati dal copiare il provvedimento americano che funziona. No, noi la class action ce la siamo fatta in casa. E ci abbiamo messo un bel po’ di vincoli snaturanti come l’individuazione precisa dei soggetti legittimati a promuovere l’azione risarcitoria. Con il risultato di immediate, e sensate, reazioni di chi ci vede il tentativo di mettere un potere enorme (ma si parla anche di arbitrio) nelle mani di ben individuate associazioni di consumatori e precisi gruppi indicati dai ministeri preposti.
Un pasticcio, insomma. Tempo e modo di rimediare ci sono. Vedremo. Una sensazione, comunque, resta ed è sgradevole. Che i consumatori contino e importino poco. E che la loro tutela sia più forma che sostanza.
Enrico Buffoni

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