In data 15/11/09 veniva postata su diversi siti internet, sotto la forma della “lettera aperta”, una informale denuncia nella quale si evidenziava che “… In Italia da troppi anni facciamo una distinzione dei cittadini extracomunitari che è ipocrita e distorta perché facciamo una semplice distinzione tra chi ha e chi non ha il permesso di soggiorno chiudendo un occhio, anzi tutte e due, su come si è attenuto e sul fatto che centinaia di migliaia di extracomunitari clandestini lavorano “a nero”…”.
La “denuncia aperta sulla clandestinità” detta, si richiamava ad un precedente esposto con il quale si elencavano espedienti molto diffusi contro legge pur di ottenere il permesso di soggiorno.
Come fatto pregnante si denunciava, e si denuncia ancora, il meccanismo illegale ed infernale che si è innescato, come via quasi obbligata per il clandestino, all’utilizzo di dichiarazioni o contratti di lavoro mendaci.
Si evidenziava che la materiale applicazione della c.d. norma sulla “chiamata diretta” (art. 22 L. 286/98) del cittadino extracomunitario, in forza della quale può essere rilasciato un permesso di soggiorno per lavoro subordinato allo straniero che è nel paese di origine, nell’attuazione pratica, ha provocato notevoli distorsioni.
Infatti, è improbabile che un imprenditore, senza interessi dissimulati, proceda all’assunzione di una persona perfettamente sconosciuta, di cui si ignorano le capacità lavorative, anche sommariamente, soprattutto considerando che, in quanto straniera, si andrà incontro anche alle inevitabili difficoltà connesse alla mancata conoscenza della lingua italiana.
Si è così istaurata la prassi per la quale gli extracomunitari, entrati in Italia senza visto o con un visto turistico (che sta diventando il “visto per la clandestinità”), entrano nella clandestinità e poi successivamente, per arrivare alla regolarizzazione, devono attendere una sanatoria o strumentalizzare in modo illegale la norma della “chiamata diretta” attraverso la finzione della chiamata diretta ad opera dello stesso datore di lavoro “a nero” mentre si trovano in Italia.
Con la domanda di nulla osta – ottenuta, lo ripetiamo, con un uso distorto della norma – si attende il nulla osta stesso al visto e quando si ottiene lo stesso si deve fare un viaggio finzione recandosi nel paese di origine per ritirare il visto e per poi rientrare in Italia!…
Sia con la domanda di sanatoria che per la “chiamata diretta” si ricorre al vero datore di lavoro “a nero”, ma, se lo stesso si rifiuta, si fa ricorso a domande in sanatoria o domande a chiamata diretta mendaci, con un datore di lavoro presso il quale non si lavorerà mai, e che in molti casi è presentato da mediatori di dubbia moralità dietro l’esborso di ingenti cifre.
Le domande presentate negli ultimi anni con questo meccanismo a dir poco vergognoso della “chiamata diretta” hanno superato il milione, cifra che fa capire il fenomeno in tutta la pericolosità sociale, mentre l’ennesima sanatoria, dopo sette anni, nel settembre 2009, ha riscontrato la presentazione di 300.000 domande in soli trenta giorni.
La sanatoria ha prodotto ancor più disfunzioni sulle quali è bene spendere qualche considerazione.
Vi è stato un uso crescente di dichiarazioni di emersione mendaci.
Il fenomeno di illegalità è su basi organizzate. Lo abbiamo letto sui giornali e, a riprova di quanto asserito, si è riscontrato che appena l’extracomunitario prende la ricevuta di permesso di soggiorno viene licenziato.
Ed il fenomeno è ancor più evidente là dove si considera che non può essere vero che sono state presentate tantissime dichiarazioni di emersione per uomini come colf e badanti laddove trattasi di un’attività lavorativa quasi esclusivamente femminile.
Nonostante tutto, comunque gli uffici preposti del Ministero dell’Interno hanno rilasciato e stanno ancora rilasciando i permessi di soggiorno.
In più si è riscontrato un fatto vergognoso:
che ci sono dichiarazioni mendaci che vanno comunque illegalmente a “buon fine” a fronte di altre i cui “beneficiari” extracomunitari, nella fase finale, restano fuori dal traguardo del permesso di soggiorno.
Questo avviene o perché il sedicente datore di lavoro ha presentato un numero di domande superiore al massimo (tre) o perché il ripetuto sedicente datore di lavoro si rifiuta di sottoscrivere il contratto di soggiorno in Prefettura.
Il fenomeno non è un fatto isolato e riguarda una domanda su tre!
E c’è una terza categoria, quella in cui la truffa è stata realizzata incassando soldi disonestamente a fronte della promessa di una domanda mendace, ma la domanda stessa non è stata neppure presentata e l’eventuale ricevuta è solo un volgare falso. Neppure sono casi isolati!
Oltre agli indizi che si poggiano su fatti di pubblico riscontro, per i quali è doveroso e possibile indagare, vi sono elementi concreti che sono stati dati dai diretti interessati che hanno formalizzato esposti/denunce all’A.G. di cui parleremo avanti.
Ritornando alla “denuncia aperta sulla clandestinità”, la stessa si concludeva con un invito ai politici ad introdurre urgentemente, a fronte di una legislazione non chiara che ha prodotto disfunzioni, norme innovative per meglio regolarizzare “chi è venuto in Italia per lavorare” evidenziando che c’è un “Partito del lavoro a nero” che opera perchè in Italia ci sia da un lato una agevole possibilità per l’immigrato di entrare e rimanerci a lavorare (e questo è indubbio!) e dall’altro per rendere difficile la regolarizzazione tenendosi conto che il lavoro del clandestino “a nero” grava al datore di lavoro un terzo dell’effettivo costo o anche meno.
Il malessere generato nei tanti clandestini aspiranti alla regolarizzazione ha dato vita ad iniziative che hanno visto coinvolte associazioni di immigrati, sindacati, ma anche Parlamentari di diverse provenienze con interrogazioni parlamentari e mozioni.
Altro sintomo si è riscontrato con numerose e significative sottoscrizioni della ripetuta “denuncia aperta sulla clandestinità” su cui è nato il Comitato Autoemersione, strutturato a livello nazionale, che invita i truffati a denunciare all’A.G. le vicende personali cui sono stati coinvolti e, chi è rimasto fuori della sanatoria, comunque a presentare una domanda di permesso di soggiorno ed attestare la presenza nel territorio italiano.
In più ci sono state manifestazioni di piazza ed il malessere è culminato con gli episodi dell’occupazione di una gru a Brescia e di una vecchia ciminiera abbandonata a Milano che nel novembre scorso hanno fatto parlare per giorni delle truffe ai danni degli immigrati sia sui giornali che in trasmissioni televisive anche di prima serata.
Tuttavia non vi è stato, da parte delle forze politiche che più hanno la capacità decisionale, un effettivo riscontro alla domanda di risoluzione di questo problema che è di evidente necessità per la collettività.
Di altrettanta tutta evidenza, l’effettiva risoluzione del problema non fa comodo a qualche estremismo politico annidato all’interno delle stesse forze politiche che più hanno la capacità decisionale cui fa invece più comodo l’esasperazione del fenomeno e lo scontro di piazza come si è verificato a Brescia.
Condizionati negativamente da questo estremismo e dal “partito del lavoro a nero” suddetto, i politici italiani non hanno fatto una riforma organica dell’intera materia, ma neppure hanno adottato un provvedimento specifico per fronteggiare il fenomeno delle tante truffe e l’aspettativa di regolarizzazione di chi è rimasto fuori della sanatoria mentre si continua, nella gestione dei permesso di soggiorno, a chiudere un occhio, anzi tutte e due, su come si è ottiene il permesso di soggiorno e sul fatto che centinaia di migliaia di extracomunitari clandestini lavorano “a nero”.
E questo lassismo sta generando un vespaio di situazioni giuridiche le più disparate che deve far riflettere perché quando ci troviamo di fronte alle stesse circostanze, ed anche alle stesse fattispecie giuridiche, e vengono emessi provvedimenti opposti – di conseguenza – taluni sono conformi alle leggi ed altri ne dobbiamo convenire che sono stati adottati in difformità.
Nel capitolo 3° spiegheremo l’uso diffuso dei matrimoni finti e falsi, soprattutto nei sentimenti, che i clandestini adoperano per avere il permesso di soggiorno, un malcostume che inoltre sta portando altre problematiche agli Italiani.
Tanto esposto, evidenziando ancora – repetita iuvant – che lo spregiudicato utilizzo di contratti/dichiarazioni mendaci è fin troppo noto pubblicamente nei meccanismi che si sono riscontrati difformi alla legge e dunque contrari alla stessa, evidenziando che è altrettanto fin troppo noto pubblicamente che questo meccanismo ha provocato le truffe che vanno impedite preventivamente, qui si evidenzia che il Ministero dell’Interno ha emanato di recente l’ennesimo decreto flussi senza alcun accorgimento finalizzato ad evitare il ripetersi delle illegalità già riscontrate in passato e che il ripetuto decreto flussi non è di alcuna utilità.
A fronte della cecità dei politici ed a fronte della prospettiva che la mera ripetizione del decreto flussi significherà esclusivamente un’altra ondata di domande (molte delle quali sono la riproposizione da parte degli stessi malcapitati che sono già stati truffati) con altre speranze al vento ed altre truffe, è necessario che siano adottati anche in via preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria tutti i provvedimenti del caso.
I fatti indicati in questo atto saranno presentati nei prossimi giorni, sotto forma di esposto-denuncia, a tutte le Procure della Repubblica d’Italia chiedendo i provvedimenti del caso.
Chi è interessato a non fare solo chiacchiere sottoscriva. Si faccia avanti.
Gino Di Maro

Come è ben e giustamente evidenziato , “Il malessere generato nei tanti clandestini ” ed il fatto che “Il fenomeno di illegalità è su basi organizzate”,dovrebbe aprire gli occhi ai tanti ben-pensanti della domenica ,inducendoli finalmente a contrastare con efficacia gli ingressi “imposti” da sbarchi di poveracci e dal “turismo” indesiderato e non necessario .Non assolutamente necessario .Cosa si propone per evitare di essere , alla fine ,buttati fuori dalla nostra terra ,ove siamo già in così gran numero ?Cosa suggeriscono certi “governatori del mondo ” ? Mettiamoci d’ accordo ,una buona volta !