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Città sicure/ Paure e povertà, ecco l’indice d’insicurezza nelle periferie delle città europee

di Cesare Mannucci | 2 Marzo 2018

Nel 2016 Milano è la città che in Italia ha fatto registrare il maggior numero di reati: 650 al giorno. Ma la lezione che giunge dalle periferie è chiara: sull’insicurezza urbana pesa di più il condizionamento psicologico, rispetto all’essenzialità dei numeri. Sbaglia dunque chi considera l’hinterland contraddistinto da un maggior numero di reati, rispetto ad aree più centrali o comunque ritenute al riparo da episodi criminosi. «L’insicurezza è figlia delle trasformazioni delle aree cittadine, oltre che dell’instabilità lavorativa e della crisi della rete di protezione sociale», afferma Sonia Stefanizzi, presidente del corso di laurea magistrale in sociologia all’Università di Milano-Bicocca e responsabile del progetto di ricerca biennale «Margin: tackle insecurity in marginalized areas» (http://marginproject.eu/) , che oltre al capoluogo meneghino ha visto coinvolto altre cinque metropoli europee: Parigi, Londra, Barcellona e Budapest. In ogni città sono state comparate due realtà: una marginale e l’altra affluente.

Le conclusioni della ricerca 

A Milano il confronto ha visto protagoniste le aree di Gratosoglio-Ticinello e Rogoredo-Santa Giulia. La prima, nella zona sud-ovest della città, è caratterizzata da un forte degrado sociale e da una pervasiva presenza della criminalità organizzata. Eppure, è quanto hanno documentato i ricercatori della Bicocca, «dalle interviste condotte nelle vie e nei parchi del quartiere è emerso che il pericolo più incombente risulta rappresentato dei migranti, molti dei quali usano le fontanelle pubbliche per lavarsi». Diverso è invece l’humus di Santa Giulia, un ghetto, ma con un’accezione positiva: ovvero un’oasi felice nel più ampio contesto di Rogoredo. Sulla carta, nell’area residenziale progettata da Norman Foster sui terreni dismessi della Montedison e della Redaelli, il grado di soddisfazione e sicurezza dei residenti dovrebbe essere elevato. E invece anche qui gli abitanti, pur potendo contare su un tasso di istruzione medio più elevato e su una rendita immobiliare maggiore, si sentono insidiati. La prima preoccupazione, è il dato che emerge dalla ricerca, giunge dal bosco della droga, rispetto al quale il Comune non è ancora riuscito a trovare una soluzione. Ma i timori riguardano pure i furti in appartamento e gli scippi. Una sensazione che risulta consolidata dal numero dei reati commessi, che confermano come la percezione di insicurezza sia diffusa trasversalmente: a Milano e nelle altre città europee monitorate dall’indagine.

Così creiamo muri invisibili  

La ricerca ha declinato il concetto di insicurezza urbana – inteso non come ordine pubblico in senso stretto, ma come stare bene nella città e nelle relazioni sociali – in quattro dimensioni: oggettiva (basata sul reale riscontro di episodi di criminalità), soggettiva (considerando fattori affettivi e cognitivi che incidono sulla percezione del rischio), socio-geografica e socio-economica (riferite alle caratteristiche del quartiere e al suo grado di marginalità sociale). La prima voce ha sgomberato il campo dai dubbi: i reati contro la proprietà sono risultati diffusi in tutti i contesti analizzati, indipendentemente dalle caratteristiche di marginalità o benessere. Mentre le ultime due hanno svelato come la povertà sia spesso considerata il tratto fondante delle paure dei cittadini. Un pensiero che induce a creare dei muri invisibili, evitando per esempio zone di pertinenza dello stesso quartiere che si abita perché considerate più pericolose. Di esempi del genere ce ne sono diversi, in città: tra Santa Giulia e Rogoredo, Garibaldi e Zara, Navigli e Barona, Città Studi e Lambrate. Il filo conduttore, in questi casi come in altri osservati dall’indagine, è dato dalla presenza di una stazione, «dov’è oggettivo il riscontro di situazioni di disagio maggiori rispetto al resto della città», afferma Stefanizzi. Ma l’insicurezza, anche se dettata da cause diverse, è rilevabile anche in zone riqualificate di Milano, come l’Isola. «La movida non garantisce tranquillità ai residenti. A fare paura, in questo caso, è l’alta affluenza di utenti metropolitani che sfruttano i servizi del quartiere, pur senza viverlo».

Alla ricerca di una nuova coesione sociale  

La città non è meno sicura rispetto al passato, ma a farla percepire come tale è soprattutto la soggettività dei cittadini. «La continua trasformazione di alcune aree metropolitane, sul piano economico e sociale, genera una sensazione di perdita di controllo rispetto alle aree in cui si svolge la vita quotidiana – prosegue la sociologa -. L’incolumità personale diventa il primo bene da tutelare e i nemici che vengono riconosciuti sono sempre i più deboli: migranti, tossicodipendenti e senza fissa dimora». Da qui l’appello alle istituzioni. «È giunto il momento di riportare i cittadini al centro della vita dei propri quartieri. Il capitale sociale, coltivabile puntando sulla collaborazione tra i residenti, è in grado di attivare forze di controllo endogene che rassicurano tutti e risultano più efficaci di qualsiasi azione repressiva».

Cesare Mannucci
Pubblicato in : La parola al SindacoTag: città sicure, crimininalità, crisi, degrado pubblico, forze dell'ordine, garibaldi, ghetto, italia, milano, ordine pubblico, parigi, percezione, perfiferie urbane, piano economico, sicurezza, sindaci, soluzione, studi sociologici

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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