Città metropolitane, trasparenza e semplificazione amministrativa, carriere “a tempo” per i dirigenti della Pubblica Amministrazione, ma senza soldi e senza cura “dimagrante per” il personale il passaggio agli “ottavi di finale” lo vedremo col binocolo come gli azzurri di Prandelli al mundial brasiliano. Sono giorni decisivi per la trasformazione delle ex province delle grandi metropoli italiane nelle nuove Città metropolitane e per la tanto attesa riforma di rilancio e modernizzazione della pubblica amministrazione soffocata da anni da una burocrazia asfissiante, ingorda, insaziabile odiosa e arrogante con i cittadini. Ma ancora una volta gli sforzi e gli ambiziosi tentativi messi in campo dal governo dell’ex sindaco gigliato Matteo Renzi rischiano di rimanere solo delle velleitarie annunciazioni che scalfiscono solo in superficie il “mostro policefalo” della burocrazia che da oltre un trentennio paralizza la vita dei cittadini del Belpaese. Il dinamico e giovane esecutivo di Palazzo Chigi ancora una volta, a nostro avviso, non mette mano ai numeri del personale della pubblica amministrazione ma anzi si compiace nella presentazione dell’ipotesi di riforma che i livelli occupazionali rimarranno invariati. Si parla infatti di incarichi dirigenziali a tempo (al massimo di tre anni da rinnovare poi a cura dell’amministrazione nella quale lavora il dirigente), di concorsi e scelte di merito nella selezione delle nuove figure apicali dei settori e anche delle strutture ministeriali, ma, come si diceva, i numeri restano tali per non inimicarsi troppo le organizzazioni sindacali e le possibili proteste di piazza dei diretti interessati. Da mesi però su queste colonne, oltre alle dovute semplificazioni nelle procedure amministrative (come per le decine di autorizzazioni e passaggi necessari per un banale permesso di costruire, o per gli inutili certificati e documenti cartacei richiesti per le autorizzazioni più assurde), sosteniamo che non si entra nel merito sulla effettiva competenza e capacità delle migliaia e migliaia di dipendenti e quadri intermedi in forza negli enti locali e via dicendo. E poi, se davvero come anticipato nella conferenza stampa del ministro Marianna Madia presto si passerà ai certificati on-line che ne sarà del personale in forza negli uffici anagrafe degli oltre 8500 comuni italiani? Diventeranno tutti agenti di polizia locale finalmente impiegati per prevenzione e controllo dei nostri territori? Un po’ di chiarezza non guasterebbe in queste enunciazioni pubbliche che rischiano solo di sembrare degli spot a favore del governo impegnato nella grande riforma del futuro Senato dei sindaci e dei consiglieri regionali che in realtà al cittadino medio alle prese con i problemi di tutti i giorni poco importa davvero chi è perché sarà senatore con o senza l’immunità parlamentare. E spostiamoci sul capitolo delle nuove Città metropolitane che nelle grandi metropoli come Milano, Torino, Firenze, Bologna, Napoli, Bari, Genova, Venezia e a Roma capitale dovranno sostituire le defunte ed estinte vecchie amministrazioni provinciali. A suonare il campanello d’allarme affinchè la riforma non generi delle nuove istituzioni vuote e prive di efficacia sulla vita di tutti i giorni ancora una volta è l’Associazione nazionale dei comuni italiani. “Ci sono alcune condizioni per far decollare la legge Delrio, altre dobbiamo crearne: su tutte quelle che riguardano le risorse e le funzioni che andranno alle Città metropolitane”. Lo ha detto il sindaco di Genova, Marco Doria, parlando a Bologna nel corso del convegno sulle Città metropolitane “Spendere meglio è una cosa che possiamo fare – ha detto Doria – spendere meno la vedo più difficile. La legge pone le basi per semplificare ed evitare sovrapposizioni inutili ma su temi tipo il dissesto idrogeologico o l’edilizia scolastica credo che si debba spendere meglio ma di certo non di meno”.
Per Doria, serve anche “una piccola rivoluzione culturale da parte dei cittadini e dei dipendenti comunali che troppo spesso presentano rigidità frutto di tempi passati”. Altro passo per il sindaco di Genova è “creare una identità forte di comunità diffusa ma per far questo serve chiarezza. I Comuni sono sottoposti a cambiamenti continui sui propri meccanismi di entrata. Bisogna mettere un punto fermo e sapere quali risorse ci saranno e da quali imposte e tasse verranno. Tali quindi dovranno rimanere per poter fare un minimo di programmazione sul gettito disponibile”. E allora il premier Renzi presto si troverà davanti ad una svolta. Per dar seguito alla riforma e finanziare gli obiettivi strategici della stessa con gli attuali numeri del personale di tutta la Pubblica amministrazione italiani i conti di certo non tornano. Sono troppi e senza gli inutili passaggi burocratici che la riforma intende eliminare tutta questa gente che ci sta fare nei comuni, nelle province, nelle regioni e nei ministeri?

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