Caos completo tra definizione di poteri e competenze e campagne elettorali che viaggiano sul web e sui social network per convincere i consiglieri comunali a votare una o l’altra lista. A poche settimane dal voto indiretto ( i cittadini questa volta saranno solo semplici spettatori) la “rivoluzione” sancita dalla riforma varata dal Governo Renzi per le nuove Città metropolitane e i nuovi enti intermedi che sostituiranno le vecchie Province ha rimesso in moto nel marasma più completo la macchina elettorale tanto cara alla politica delle menti sopraffine. Continuiamo a stupirci del nostro stupore ad ogni passaggio che il nuovo sistema di voto e lo spacchettamento di funzioni e competenze che la riforma voluta dall’esecutivo del sindaco-premier ha varato in tutta fretta sta “mandando in onda” in quelle vecchie amministrazioni che debbono andare al voto per la scadenza naturale avvenuta a maggio e per le grandi capoluoghi saliti al rango di Città metropolitana dove sulla poltrona di presidente salirà senza nessun passaggio elettorale il sindaco in carica. E questa volta ad esempio prendiamo quello che sta avvenendo nella dinamica Milano, una volta capitale morale e motore economico del Belpaese che dal primo gennaio 2015 vedrà il sindaco Giuliano Pisapia succedere al vertice di Palazzo Isimbardi all’ultimo presidente eletto dal popolo l’ex vicepresidente del parlamento europeo Guido Podestà. In questo caso i consiglieri comunali di Milano e dei comuni dell’hinterland saranno chiamati ad eleggere i sindaci e alcuni loro colleghi all’interno del nuovissimo consiglio metropolitano scegliendo i candidati tra le liste che i partiti hanno compilato in fretta e furia nelle ultime settimane d’agosto visto che i comizi elettorali erano già stati indetti e la data del voto è stata fissata per la fine del mese di settembre. E cosa sta generando questa “bellissima e innovativa” riforma di tanto diverso dal passato? Senza scomodare troppo Antonio Albanese e il suo fantastico “Cetto La Qualunque” davvero “una beata minchia!”. Difatti stanno andando in scena gli stessi rituali di sempre con la semplice differenza che oggi nella civiltà 2.0 le camarille e gli accordi di sottogoverno viaggiano direttamente sul web. Come ci spiega il bravo ex presidente del consiglio provinciale Roberto Caputo : “Non capisco una cosa…già il fatto che il consiglio metropolitano che sostituisce il consiglio provinciale non verrà eletto dai cittadini è indecente, – spiega l’esponente democratico già assessore socialista a Palazzo Marino nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri – ma ora noto che su Facebook , con telefonate , volantini si fa campagna elettorale avendo come platea i 2000 consiglieri comunali dei 134 comuni….veramente ridicolo”. Già veramente ridicolo e anche un tantino triste come conferma il botta e risposta tra gli ex consiglieri provinciali Luca Gandolfi dell’Italia dei valori e il forzista Attilio Gavazzi. “direi veramente patetica la propaganda su Facebook per 2000 votanti – scrive in un post Gandolfi- … drammatico e scandaloso il fatto che si sia uccisa la democrazia nell’indifferenza generale dei media che tacciono”. E l’azzurro di rimando rincara la dose: “Gandolfi, purtroppo i media non hanno taciuto, ma hanno scandalosamente dato notizie false e dati sui costi/ spese completamente non veritieri. Questo è stato il classico esempio di stampa collusa con l’esecutivo, che ha bellamente preso in giro il popolo, manipolandone in modo doloso l’opinione!”. Tre posizioni che ricalcano e riassumono quanto stiamo scrivendo da mesi su queste colonne. La fretta imposta dalla necessità della politica di dare un segnale agli stanchi, sfiduciati e incazzati elettori ha distrutto una istituzione antica come le province con la scusa di ridurre i costi e gli sperperi cancellando le indennità di carica di 110 presidenti e i gettoni di presenza di qualche migliaio di consiglieri provinciali, senza toccare però i costi reali del personale delle amministrazioni provinciali e creando un caos indescrivibile su quelle che saranno le competenze ora da affidare a regioni e comuni. La conferma di quanto sosteniamo arriva infatti dalla dichiarazione di questi giorni del presidente dell’Unione delle province italiane al termine dell’incontro con i rappresentanti del Governo all’interno della Conferenza Unificata che ha dato il via libera all’accordo e al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che fissa i criteri e i principi per la ripartizione di quelle funzioni che la Legge Delrio non attribuisce alle Province. “Da oggi – spiega Alessandro Pastacci – inizierà una fase di consultazione e di decisione nelle Regioni, che speriamo davvero possa chiudersi entro l’anno con la definizione di un quadro chiaro di chi fa che cosa, funzioni ripartite tra Comuni e Province, senza la creazioni di enti e agenzie regionali che non avrebbero alcun senso. E’ necessario però – aggiunge Pastacci- l’impegno di tutti alla massima salvaguardia dei servizi essenziali ai cittadini, che non devono entrare nel balletto delle competenze. Ma soprattutto, considerata l’importanza delle funzioni fondamentali che restano in capo alle Province, bisogna assicurare le risorse adeguate per potere garantire ai cittadini il mantenimento dell’erogazione dei servizi. Si tratta di servizi essenziali, della gestione dell’80% delle strade del Paese, di tutte le scuole superiori italiane e del trasporto pubblico locale, alla tutela del territorio: tutti compiti che ora saranno svolti dalle nuove Province guidate dai Sindaci, che devono essere messi nelle condizioni di potere assolvere a queste responsabilità”.
Cesare Mannucci

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