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Città metropolitana di Milano: Game Over

Beppe Sala lo ha detto in faccia a Matteo Renzi la scorsa settimana “Mi pare che non ci sia stato lo sforzo di risolvere i problemi della Città Metropolitana, problemi che hanno creato i nostri governi, e non altri”.

di Franco D'Alfonso | 10 Luglio 2017

Fra le accuse  che possono essere mosse alle politiche di governo degli ultimi anni non c’è certamente né la mancanza di chiarezza, né tantomeno l’ambiguità, almeno in materia di politica degli Enti locali.

Il disegno di centralizzazione e di concentrazione del potere politico ed amministrativo è un obiettivo dichiarato, messo nero su bianco nei provvedimenti di legge e spiegato nelle relazioni di bilancio: di più , è rivendicato costantemente anche politicamente, attribuendo le difficoltà di bilancio, di procedura e di spesa alla mancata adozione della riforma respinta il 4 dicembre.

E’ certamente così per quelle della  Città Metropolitana.  La legge Del Rio è stata fatta  per chiudere le Province e lasciare una finta sopravvivenza a dieci (?!?) di queste chiamandole Città Metropolitana, non per realizzare una riforma che desse valore alle uniche tre aree metropolitane italiane, vale a dire  Milano, Roma e Napoli. Oddio, sopravvivenza un po’ boccheggiante con il costante rischio di andare in default ogni anno, grazie ad uno squilibrio strutturale fra funzioni attribuite e risorse assegnate che il Governo stesso certifica essere, per Milano, di 47 milioni su circa 310 di spesa corrente all’anno, ma sufficiente a far dire a qualcuno che la “Città Metropolitana” è una grande risorsa etc etc e, soprattutto, a convogliare verso di essa il disagio e l’arrabbiatura di disabili, pendolari, automobilisti che si muovono sulle strade provinciali cercando di evitare, come cantava Battisti, almeno le “buche più dure”.

Costringere la CM di Milano a coprire un buco strutturale arrivato in quattro anni a 200 milioni non sembrava sufficiente, perché a dispetto di tutto i Consiglieri metropolitani ( cui non spetta un euro di indennità, perché così siamo sicuri che non vadano lì per le “poltrone”..) sono riusciti incredibilmente a pareggiare il bilancio fino allo scorso anno, seppure al prezzo di riduzione dei servizi offerti che neanche nella Mosca dopo la caduta dell’Urss.

Per sicurezza, quindi, seguendo la lezione del Tremonti annata 2012 (non mettiamo le mani in tasca ai cittadini, togliamo loro direttamente i pantaloni..) i governi Monti, Letta, Renzi ed ora Gentiloni hanno messo in piedi un satanico “combinato disposto” che porta Milano a dover “contribuire al bilancio dello Stato “, in una forma di federalismo rovesciato che non si vedeva dai tempi di Re Giovanni e dello sceriffo di Nottingham, con un versamento in partite correnti di 165 milioni all’anno, vale a dire di una quota del 40% sulle entrate previsionali pari a circa 400 milioni.

Il prelievo forzato, paragonabile ad una fattura falsa emessa da una società capogruppo ai danni di una controllata per drenare risorse per gli azionisti e lasciare i creditori a discutere con il curatore, viene imposto peraltro dopo che  CM Milano ha ridotto le spese correnti del 45% in due anni e mezzo ed  il personale del 38% portandone il costo a meno del 15% delle spese a bilancio .

Ma come ho detto, tutto questo non è né inaspettato, né è stato comunicato ambiguamente: nei colloqui pubblici e privati, dopo la classica trombonata sulla “grande occasione”, non ho mai trovato nessuno, né politico né tecnico né passante che pensasse seriamente di mettere mano alla situazione in maniera non occasionale, perché “significherebbe dire che la politica governativa degli ultimi tre anni è stata sbagliata“.

Ed è proprio così: se non si vuole mettere in discussione nulla e si continua con la favoletta dell’”occasione persa il 4 dicembre dal Paese” il massimo che si può concedere ai malcapitati metropolitani è una manfrina allungata e, come massimo, qualche provvedimento cerotto o mancia che magari riesce a non farti morire, ma certamente non a farti star bene.

Forse è meglio che tutti si prenda atto che la nuova creatura istituzionale non è voluta da nessuno, Comuni, Governo, Regione Lombardia  e non se ne parli più.

Franco D’Alfonso (http://www.mu-me.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, danni, dichiarato, euro, federalismo, governo, milano, monti, napoli, nero su bianco, provvedimenti, renzi, roma, tremonti

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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