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Non siamo a Caporetto: col centro-destra l’Italia ce la fa

di Aldo A. Mola | 10 Luglio 2017

Temperatura percepita? Rovente. Dopo tante retoriche celebrazioni di europeismo fasullo (basti la farsa di Ventotene, un anno fa) l’Italia fa i conti con la realtà. Tutti ricordano i sorrisini beffardi di Sarkozy e di Merkel alle spalle di Berlusconi. Sarkozy è il passato remoto. La Merkel ne vede e ne vedrà di tutti i colori. La “loro” Europa”, quella dell’accoglienza illimitata sulla pelle degli altri (a conti fatti degli italiani e dei greci), è fallita e, salvo rimedi profondi e urgenti, implode. Non per i “populismi” né per i “sovranisti”. Semplicemente perché i greci sono stremati e gli italiani hanno piene le tasche di vedersi posposti agli extracomunitari quotidianamente ammassati a casa loro, in un Paese sempre più incapace di provvedere ai propri cittadini originari. È una tragedia epocale, sia per i disastri causati da Francia, USA e altri in Iraq, Libia e Siria, sia per la pochezza dei governi che si sono susseguiti al guinzaglio di Giorgio Napolitano, dopo il “colpo di spread” del 2011 contro il governo Berlusconi. Da allora il Paese brancola.

Con buona pace del proclama “firmato Diaz” e del Mussolini che “mandava le divisioni al Brennero”, anche senza schierare carri armati né militari al confine con l’Italia adesso è l’Austria che abbassa la saracinesca contro i clandestini accampati in Italia. Vienna agisce d’accordo con l’Ungheria e gli altri Paesi dell’Europa centro-orientale e sulla base di informazioni della Germania stessa. Altrettanto, del resto, fa la Francia a Ventimiglia., ove la situazione è esplosiva. E l’Italia? Non ha memoria di sé, né prospettive. Annaspa.

Prende a prestito le prediche di “papa Francesco”. Al riguardo occorrono due sintetici chiarimenti. A parte lo spettacolo che per molti secoli han dato vari papi, il Magistero della chiesa di Roma in tema di “accoglienza” e di rapporti con gli altri mondi (culture e civiltà) è stato e rimane discontinuo. Dalle origini la predicazione dell’Evangelo fu tutt’uno con secolari sanguinosissime lotte tra le sette cristiane. La chiesa cattolica ha fatto la sua parte, contro gli ariani e una litania di “eretici”. Ha anche aggiunto lo sterminio di catari, streghe, maghi… sino alla perdurante scomunica dei massoni e persino all’animosità contro i rotariani, ammorbidita solo dopo la seconda guerra mondiale. L’“accoglienza” è una scoperta recente, connessa col sostanziale fallimento delle “missioni” (rispetto al dilagare dell’islamismo e del potere materiale dei cinesi), alla rarefazione delle vocazioni sacerdotali di “bianchi” e alla rimozione unilaterale della storia con la serqua di “scuse” recentemente pronunciate dai papi per questa o quella nefandezza compiuta dalla Chiesa nei millenni, sino alla “comprensione” ora ostentata per Martin Lutero.

L’Italia può fare a meno di prestiti ideologici di questo genere. Né ha urgenza di votare la fiducia su leggi eversive come quella sullo “ius soli”. Meglio mandare il Parlamento in vacanza che vederlo regalare cittadinanza e diritto di voto a un milione di non aventi diritto e spalancare le porte a un’invasione interminabile.

Il Centro-Destra ha le idee e i numeri per vincere il confronto elettorale, anche domani, su pochi chiari punti: recuperare la sovranità nazionale (eliminando la fittizia parità di bilancio, inserita nientemeno che nella Costituzione), ripristinare la sicurezza pubblica e privata, restituire ai cittadini dignità e orgoglio della propria identità. Anche il Premio Acqui Storia, non per sua colpa (recepisce quel che mandano editori e autori) risulta affollato di libri su temi stantii (un po’ di fascismo, un po’ di resistenza, un po’ di repubblica sociale, la conta dei morti in questa o quella battaglia, ben due libri su Aldo Moro: quasi nulla di significativo sull’età presente…) certifica l’eclissi della grande storiografia e del “giornalismo militante”.

Che l’Austria faccia o no la faccia feroce, bisogna comunque ripartire dalla storia per capire l’attualità. Giusto cento anni orsono, Caporetto non fu la catastrofe. Fu una battaglia perduta. Gli “alleati” (Francia e Gran Bretagna) stettero a guardare, da lontano. Gli Stati Uniti in quel momento non avevano neppure un uomo sul fronte italiano. Poi però l’Italia vinse la guerra. Con le proprie forze. Ci volle un anno di sacrifici; riuscì nello scopo. Altrettanto vale oggi. Bisogna organizzarsi. Resistere alle ribalderie di un qualunque Renzi, di un’Estrema sinistra in confusione continua e di un ectoplasma politico come Alfano e i suoi seguaci, che dicono “no” ma votano “si”. L’Italia degli italiani ce la può fare.

 

Aldo A. Mola

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, aldo moro, anni, autori, battaglia, berlusconi, celebrazioni, chiesa, chiesa cattolica, conti, costituzione, europa, extracomunitari, fallimento, fascismo, francia, germania, giorgio napolitano, governo, governo berlusconi, gran bretagna, guerra mondiale, iraq, italia, libia

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

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