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Cioni Fortuna: il patriota toscano con “il coraggio che viene dalla buona causa”.

Nella Toscana del Risorgimento capì che i tempi ancora non erano maturi per la repubblica e lottò per l’unione con il Regno di Sardegna.

di Gabriele Parenti | 3 Maggio 2020

Mentre si ricordano i 160 anni dalla spedizione dei Mille è interessante riscoprire un personaggio del Risorgimento toscano , Giovanni Battista  Cioni Fortuna che ha avuto un ruolo significativo sia per la sua attività politica che per le sue opere letterarie[i].

Questo articolo fa parte di una più ampia  ricerca, che mi è stata resa possibile utilizzando le opere del Cioni Fortuna ritrovate in varie biblioteche toscana.  Ma può essere anche l’occasione per  quanto accadde in Toscana nel periodo più cruciale del Risorgimento, tra il 1848 e il 1859. 

Giovanni Battista Cioni Fortuna nacque a Buti  (Pi)  il 5 giugno 1802 da una famiglia della nobiltà  locale[ii]. Studiò  giurisprudenza nell’Università di Pisa ma avendo simpatizzato con i moti del 1821 fu costretto a riparare temporaneamente Bologna.  

Rientrato a Pisa, si laureò e tornò a Buti dove la madre e lo zio insisterono affinché vi si stabilisse definitivamente per amministrare il suo patrimonio[iii]. Invece, dopo qualche tempo si trasferì a Firenze dove frequentò gli ambienti politici d’ispirazione democratica e i circoli letterari. Esercitò la professione di avvocato e scrisse varie opere teatrali. Alcune commedie furono pubblicate a Firenze nel 1837, precedute da un Discorso sul teatro italiano[iv].

Nell’ambito della sua attività politico- culturale fu uno dei principali collaboratori de La Rivista. Giornale artistico –letterario, –drammatico – musicale  (dal 1847 si chiamò La rivista di Firenze ) che era un’importante voce dei democratici nel capoluogo toscano[v]

Fece parte del Circolo del Popolo che aveva sede in S.Frediano e di cui fu anche Presidente. Nel 1848, quando il Granduca Leopoldo II concesse lo Statuto fu eletto deputato al Consiglio Generale proprio nel Collegio di S.Frediano.

Intanto, anche la sua produzione letteraria assumeva  toni sempre più patriottici. Scrisse drammi storici tra i quali Il Duca d’Atene, che venne accolto con molto favore tanto che fu replicato per sedici serate al Teatro Nuovo di Firenze davanti a un’ affollata platea.

E proprio a seguito di questo successo, Aurelio Saffi gli scrisse:“Ho letto il vostro Duca d’Atene, e mi piacque, e come storia e come dramma è degnissimo.”[vi]

Poi, per far crescere il sentimento patriottico portò Il Duca d’Atene anche a Roma ma si adirò per i tagli apportati dalla censura pontificia che toglievano ogni mordente. all’opera .

In quella occasione compose la poesia “Apparizione di Bruto in Porto d’Ostia” una vibrante apostrofe contro il governo pontificio, che fu stampata in Francia e  circolò clandestinamente in Italia.        

Nella veste di Deputato al Parlamento toscano (dove presentò varie proposte di legge a cominciare da quella che sanciva l’istruzione come “diritto del popolo“) fu tra i protagonisti degli avvenimenti del 1848 che rievocò l’anno successivo nel pamphlet Li 8 febbraio a proposito della causa italiana (Firenze 1849)  che può essere considerato una sintesi del suo pensiero  politico.

Cioni Fortuna ci ha lasciato un resoconto della seduta del Consiglio generale dell’8 febbraio nella quale il governo, preso atto dell’allontanamento del Granduca, che era fuggito nel Regno delle Due Sicilie, si dimise.  Ha scritto che  mentre egli stava facendo il suo intervento la seduta fu interrotta da una dimostrazione popolare che chiese  la costituzione di un Triumvirato composto da Montanelli, Guerrazzi e Mazzoni con funzione di governo provvisorio per la convocazione dell’Assemblea costituente.

Cioni Fortuna contestò il metodo osservando che se rivoluzione doveva essere, allora non si doveva nemmeno chiedere la ratifica del Consiglio generale.  Invece, “spendendo un mandato che non avevano”, i deputati sopravvivevano allo Statuto da cui emanavano e finivano, di fatto, per intralciare operazioni energiche e spedite del governo provvisorio il quale fece male a ricercare quel voto e i deputati non fecero meglio a darglielo.

Sottolineava, infine di volere che tutto si svolgesse a vantaggio della nazionalità e dell’ unità italiana. 

.Alle successive votazioni per la Costituente toscana, Cioni Fortuna fu nuovamente eletto sia nel collegio di Firenze che a Pisa. Nei lavori dell’Assemblea appoggiò  il nuovo assetto ma, fu contrario all’unione con la Repubblica romana che molti auspicavano:  dichiarò che l’idea repubblicana non era per il momento realizzabile e che era, invece, importante restare strettamente uniti al Regno di Sardegna.

Ha scritto V.E.Boccara che in casa dell’ “instancabile” Cioni Fortuna si adunavano tutte le sere gli uomini più risoluti della Toscana, e, con la scusa del tressette e della musica, analizzavano “ i mezzi più opportuni per ottenere alfine la tanto sospirata unificazione d’Italia”.[vii]

Dopo la sconfitta di Novara nella seconda fase della  prima guerra d’indipendenza,  cadde il governo  dei democratici e il Granduca rientrò a Firenze.

Cioni Fortuna fu arrestato e, insieme a Montanelli, a Guerrazzi, a Mazzoni,  fu processato per “lesa maestà”. Fu assolto e tornò, a vivere a  Buti nella sua villa di Belvedere, dove però nel 1853 morì  a seguito di una febbre perniciosa. E’ sepolto nel  Chiostro  verde di  S.Maria Novella, a  Firenze. 

Se la bandiera  repubblicana  non si poteva innalzare in Toscana, l’unica soluzione era una  “pronta, piena e libera unificazione al  Piemonte”  e coniò  il  motto  “ indipendenza unità libertà” .[viii] 

Rilevò, inoltre, che in occasione della battaglia di Novara  ci si sarebbe dovuti unire al Piemonte utilizzando il fatto che l’Austria era tenuta in scacco dai Magiari. Lasciato solo, era destinarlo alla sconfitta. 

Poi, analizzando la prospettive future del processo unitario dell’Italia nello scenario  un europeo affermava che la Francia  desiderava un  reggimento politico  ai suoi confini che fosse consono  alla  sua costituzione. Quindi non era favorevole ad esisti  rivoluzionari e socialisti e che la Gran Bretagna era contraria al potere temporale dei Papi e  al dispotismo[ix].        

Infine ritenendo inevitabile  una guerra europea  calcolava  che l’Italia costituita in nazione  avrebbe potuto contribuire moltissimo alla vittoria della potenze occidentali su quella settentrionali ..(quindi  preconizzava gli  schieramenti  che si crearono in occasione della  prima guerra mondiale) ed esortava, comunque, a sottrarsi alle prepotenze dell’Austria  non contando sugli alleati che sono sempre malfidi  ma che il vero alleato doveva essere il coraggio che viene dalla buona causa[x].

[1]  Lo spunto è stato offerto  dal recente libro di  Massimo Pratali,  Buti, la storia i personaggi (LDC Edit. 2019) pp. 240-50.

[1]    Cfr.  Archivio di Stato di  Firenze  che riporta il  blasone e l’origine del nome 

[1]   V. E. Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni  Battista Cioni-Fortuna, (1802-1853)  Livorno 1904   p.22

[1]  Cfr. Cioni Fortuna G.B.di Nidia Danelon Vasoli ,Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani V.25 (1981)

[1]    Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni   Battista Cioni-Fortuna, (1802-1853)  p  25.

[1]     Pratali,  Buti, la storia i personaggi cit.  p  245  

[1]    Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni   Battista Cioni-Fortuna,(1802-1853).

[1]   ivi p. 25-7.  a p.7  aveva iniziato a  parlare  quando  la  folla  le grida della folla  chiesero   la chiusura della sessione 

[1]  Iiv, p. 28

[1]   Ivi, pp. 30-1.

Gabriele Parenti      


[i]  Lo spunto è stato offerto  dal recente libro di  Massimo Pratali,  Buti, la storia i personaggi (LDC Edit. 2019) pp. 240-50.

[ii]    Cfr.  Archivio di Stato di  Firenze  che riporta il  blasone e l’origine del nome 

[iii]   V. E. Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni  Battista Cioni-Fortuna, (1802-1853)  Livorno 1904   p.22

[iv]  Cfr. Cioni Fortuna G.B.di Nidia Danelon Vasoli ,Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani V.25 (1981)

[v]    Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni   Battista Cioni-Fortuna, (1802-1853)  p  25.

[vi]     Pratali,  Buti, la storia i personaggi cit.  p  245  

[vii]    Boccara, Uno scrittore patriotta dimenticato, Giovanni   Battista Cioni-Fortuna,(1802-1853).

[viii]   ivi p. 25-7.  a p.7  aveva iniziato a  parlare  quando  la  folla  le grida della folla  chiesero   la chiusura della sessione 

[ix]  Iiv, p. 28

[x]   Ivi, pp. 30-1.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, battaglia, belvedere, bologna, censura, costituzione, discorso, firenze, francia, giurisprudenza, governo, gran bretagna, guerra mondiale, italia, la repubblica, leopoldo ii, livorno, nazione, opere letterarie, pamphlet, parlamento, personaggi, pisa, poesia, prima guerra

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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