
Se potessimo fare un breve viaggio nel tempo e vedere come saremo come sarà il mondo fra trent’anni ! Un interrogativo che da giovani tutti ci siamo posti e il nuovo romanzo di Francesco Fiorentino che si svolge appunto su due piani temporali lo fa proprio. Le vicende di alcuni ventenni all’l’inizio degli anni ’70 e quelle successive quando sono alla soglie dei cinquant’anni, narrate in modo avvincente evidenziano cesure e interconnessioni.
Il romanzo che s’intitola, appunto, Cinque giorni fra trent’anni (Marsilio Editore) è un affresco sulle speranze, le illusioni di studenti che alla Federico II di Napoli nell’epoca del fatidico sessantotto e dintorni condividono passioni, assemblee, esami e sono protagonisti di amori giovanili.
Troviamo Arturo che appare impacciato e inquieto, l’enigmatico e per certi versi fascinoso Guido, Carla, la miss del Collettivo studentesco a cui molti partecipano solo per vederla, la dinamica Emilia che seleziona i partecipanti a un Seminario presto divenuto” il fiore della facoltà” dove si svolgono animate discussioni, e vari altri personaggi anch’essi significativi.
Ma ci si accorge delle angustie in cui cadremmo se tentassimo di definire in modo così netto questi giovani perché cogliamo presto le molte sfaccettature di personalità complesse…e che attengono anche all’attraente Roberta, e a Lea, Elvira anch’esse ricche di fascino anch’esse personalità “complicate”. Amicizie e rivalità … in tutti il desiderio di sapere come sarà la loro vita futura come annuncia il titolo.
In una conversazione con l’autore, professore emerito dell’Università di Bari, apprendiamo che per i personaggi femminili, che sono la maggioranza, “ si tratta della prima generazione uscita in massa da casa per trovare un posto nel mondo. Sono donne forti e coraggiose che fanno parte della nuova borghesia professionale. Questo statuto sociale forte non ha comportato serenità. Resta in loro un desiderio di felicità che investe i rapporti affettivi, che implicano la sensualità”.
Francesco Fiorentino ha sottolineato di aver creato soprattutto personaggi femminili perché “Le donne della mia generazione sono state straordinarie. Sono riuscite a fronteggiare il potere maschile…Volevo capire e quindi mostrare proprio questo: come occupando ruoli tradizionalmente maschili fossero restate donne”.
Quasi tutti i protagonisti vengono rappresentati negli anni universitari. “È in quel momento -sottolinea il Prof Fiorentino – che le loro vite s’intrecciano, le loro personalità si formano. Li ritroviamo tutti dopo molti anni in momenti decisivi per le loro vite”. E spiega che Il titolo “non esprime il desiderio di conoscere il futuro in anticipo, ma quello di guardare il presente con gli occhi del futuro. È sempre il presente l’ossessione di tutti”.
Ma trent’anni dopo cosa è rimasto di quelle illusioni? Amori perduti, matrimoni falliti, conflitti professionali, situazioni tortuose, e la tristezza di apprendere che alcuni sono nel frattempo scomparsi.
Lo stile agile, talora incalzante, invoglia a leggere il libro tutto d’un fiato. E’ una piacevole sorpresa, aprendo il romanzo di un professore universitario ma non a caso Francesco Fiorentino è un illustre studioso di Balzac e ha al suo attivo anche due romanzi gialli perché troviamo colpi di scena e suspense.
Circa questa scelta l’autore ha precisato: “volevo raccontare storie concentrandomi sulle azioni dei personaggi. Il contesto spaziale, l’ambiente storico e culturale sono dentro queste azioni. Dunque, niente descrizioni e digressioni. Tale scelta ha comportato che nel romanzo ci siano pochissimi imperfetti”.
E su quanto abbia influito il fatto di essere uno studioso di Balzac ha risposto : “Certo non è balzachiana l’abolizione di descrizioni e di riferimenti espliciti al contesto. Mentre lo è non solo il ritorno dei personaggi, ma anche una certa energia che li anima”.
Sul fatto di non avere voluto né un protagonista né un narratore Francesco Fiorentino ha osservato che rispetto al suo precedente romanzo Futilità, “dove abbondavano massime e commenti, il narratore è in effetti evanescente. “Volevo che la storia andasse avanti da sola come in una pièce teatrale o in un film, senza voci fuori campo. Protagonisti delle storie sono uno per volta i vari personaggi presentati all’inizio: alla fine, dunque, protagonista si rivela il gruppo. Più che un romanzo generazionale (che comporta spesso un’ambizione quasi epica), si tratta di un romanzo di gruppo”.
Storie di una generazione, di giovani che si ritroveranno cambiati con situazioni che non immaginavano di dover vivere. E vedremo che il loro presente è segnato da una sorta di cinismo, frutto del disincanto.
C’è chi ha un amante giovane per sentirsi ancora una donna desiderata. E chi pone fine a un matrimonio con un biglietto lasciato su un tavolo. O chi dice che ormai non si ha più niente da sperare. A stemperare il cinismo dell’età adulta, una nostalgia sottotraccia del tipo “non cu siamo più cercati perché non avevano niente da dirci o perché ci mancava il coraggio di rivederci”.
Infine abbiamo posto al Prof. Fiorentino un ultimo quesito: Cosa distingue la generazione descritta dal romanzo da quelle attuali?
“L’università negli anni Settanta era molto diversa. Noi l’abitavamo, nel senso che lì formavamo la nostra identità culturale, morale, politica. Lì facevamo molti degli incontri decisivi della nostra vita: amicizie, amori… Per la prima volta le famiglie non erano decisive per la nostra collocazione nel mondo. Adesso, purtroppo, mi paiono cambiati sia l’università che il mondo del lavoro. Le università sono vissute spesso come un passaggio nell’attesa ansiosa di confrontarsi con un mondo del lavoro ostile. Le famiglie, quando possono, hanno quindi ripreso un ruolo essenziale di protezione sociale nei confronti dei figli. Nel complesso, si è meno liberi”.
Gabriele Parenti
Francesco Fiorentino, napoletano ha studiato alla Federico II. Ha insegnato letteratura francese all’Università di Venezia poi a quella di Bari, dove è professore emerito. Tra i suoi saggi pubblicati in Italia e in Francia, le monografie su Balzac (Laterza), su Molière (Einaudi) e sul teatro del Seicento (Laterza). Ha curato l’edizione italiana del teatro di Molière (Bompiani) e sta preparando un’edizione di romanzi libertini (Bompiani). Per Marsilio ha diretto la collana di classici francesi «I fiori blu» e, insieme a Carlo Mastelloni, ha pubblicato due romanzi polizieschi: Il filo del male (2010) e Il sintomo (2014). Nel 2021, sempre per Marsilio, è apparso il romanzo Futilità.

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