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Ci stiamo assestando nell’emergenza sanitaria, umana, sociale ed economica?

Ovunque si ascolti, si legga o si veda, non c’è persona che non si lamenti… perché non gli sono arrivati i 600 euro; non gli è arrivata la cassa integrazione; le mascherine che dovevano essere gratis e che invece non si trovano….

di Vincenzo Donvito | 13 Maggio 2020

Alla domanda del nostro titolo ci sono milioni di risposte. Probabilmente una per ognuno degli oltre 60 milioni di italiani e degli oltre 446 milioni dell’Unione europea. L’Italia non è mai stata un “sol popolo” e… figuriamoci l’Ue.
Con questa nostra caratteristica siamo stati in grado, e lo siamo tutt’ora, di essere all’altezza del confino in cui ci troviamo, rispondendo in modo ordinato e consapevole alle disposizioni dei nostri Stati per contenere l’epidemia. La paura? Certo. Anche. Ma non solo. Alto il senso delle istituzioni. A cui abbiamo affidato la nostra salute e, di conseguenza, la nostra umanità, la nostra socialità e la nostra economia.

Sulla salute
sembra che stia funzionando: il “calo” è un dato quotidiano. Quindi, facciamone tesoro e continuiamo così.

Sull’umanità e sulla socialità

i segnali che ora abbiamo sono contraddittori, per capire le reali tendenze ci vuole ancora tempo: in questo momento siamo buoni, cattivi e indifferenti nello stesso tempo. Troppo nuova questa situazione per capire se ci siamo rassegnati, adattati, la combattiamo o cerchiamo di farne tesoro verso un qualcosa che potrebbe essere meglio dell’oggi e del passato.

Sull’economia

… è un casino! Lo Stato assistenziale non si è mai trovato così al centro della nostra vita. Ci siamo accapigliati da secoli su assistenzialismo e liberismo, un po’ con la terza via (in Italia e in Europa) che vede incontrare queste due storiche dottrine, in teoria contrapposte, ma che nella pratica ci hanno portato ad essere liberi ma assistiti dalle brutte sorprese e, soprattutto, un riferimento per coloro che per vari motivi sono i più deboli.

Ma di questo accapigliamento oggi sembra che le tracce siano sempre meno percettibili. Ovunque si ascolti, si legga o si veda, non c’è persona che non si lamenti… perché non gli sono arrivati i 600 euro; non gli è arrivata la cassa integrazione; le mascherine che dovevano essere gratis e che invece non si trovano e quelle a pagamento si fanno un baffo dei prezzi massimi imposti dalla Protezione civile; i 25.000 euro neanche col binocolo; la sospensione del mutuo… per carità; riduzioni, esenzioni, rimandi… schiere di commercialisti per capirci qualcosa; e così via.
Alcune poche certezze, in termini di economia spicciola: a) chi aveva pagato un viaggio che ovviamente non si tiene più, deve regalare quei soldi all’operatore turistico (1); b) i recapiti degli atti amministrativi sono l’anticamera di future contese giudiziarie (2); c) la mobilità in tempo di restrizioni non è soggetta alle leggi ma alla discrezione (talvolta disinformata) degli accertatori, quindi: multe e multe (3)
…. e questi sono tre esempi su cui Aduc, insieme a tanti altri esempi (4), ha informato un po’ di più. Ognuno ha la sua storia, il proprio problema, il proprio dramma. L’elenco sarebbe sterminato.

Su tutto, lo Stato assistenziale aleggia come una entità indefinita. Per chi dovrebbe fruirne e per chi elargisce. Per questi ultimi, in particolare, leggendo i vari dpcm (nei modi e nelle chiarezze) si ha l’impressione che abbiano accumulato in sé tutti gli atavici problemi di tutti i sistemi oscuramente burocratici del mondo (una sorta di sindrome da romanzi di Franz Kafka).

Il pericolo più grosso che si corre in questo contesto è l’assestamento, l’attesa e, prima ma non ultima metamorfosi dell’individuo, la rabbia per la rivendicazione. Dove le proprie energie sono indirizzate ai diversi momenti di manifestazione di questa rabbia, privati e pubblici. Non è fantascienza pensare che a breve, nelle nuove forme che potranno/verranno stabilite per la nostra sicurezza sanitaria (e non solo), vedremo nelle piazze virtuali (e non solo) espressioni collettive di questa rabbia.
Legittime, ovviamente.
Ma sono queste le uniche forme di espressione della propria rabbia? Ed è la rabbia verso lo Stato assistenziale quella che ci potrà portare ad ottenere il nostro benessere o, quantomeno, la nostra sopravvivenza?
Forse qualcosa nell’immediato. Come, per esempio, riuscire ad avere i 600 euro per andare a fare la spesa al mercato. Ma il nostro mondo non si ferma ai 600 euro di marzo, o a quelli di aprile o a quelli di maggio o alla cassa integrazione di questi mesi… il nostro mondo e noi stessi siamo oltre l’immediato, lo dobbiamo a noi, ai nostri figli, ai nostri cari e a tutti coloro con cui abbiamo fino ad oggi costruito il benessere.
Se siamo stati in grado di partecipare a rendere ricco e benestante il Paese e il Continente dove siamo vissuti fino all’avvento della pandemia, non basta solo presentare il conto da riscuotere allo Stato assistenziale che abbiamo contribuito a creare e consolidare. Occorre mettere altrettanta, e maggiore energia, per andare oltre.
Col presupposto che senza l’altro (per quanto diverso e lontano possa essere) non è possibile. E facendo tesoro di quanto – storicamente ed individualmente – è stato fatto in modo erroneo: l’altro al “nostro servizio” ci ha portato dove siamo, l’altro con cui fare insieme è possibile che sia altrimenti.

1 – https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/coronavirus+turismo+arriva+bonus+fino+500+euro_31158.php
2 – https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/coronavirus+caos+notifica+atti+giudiziari+ordine_31161.php
3 – https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/coronavirus+multe+urge+ridimensionamento+multificio_31130.php
4 – https://salute.aduc.it/coronavirus/


Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, espressione, euro, europa, integrazione, italia, manifestazione, mercato, mondo, multe, romanzi, soldi, stia, tesoro

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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