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CHI HA PAURA DELLA PARTECIPAZIONE? PROSSIMA FERMATA ITALIA: IL FUTURO È GIÀ QUI

Non basta la “rottamazione” pur sacrosanta invocata da Renzi, è necessario confermare quella vocazione all’apertura più ampia sin qui dimostrata dai tre giorni della Leopolda, ovvero la volontà e la capacità di trasversalità che ha spinto migliaia di persone a venire fin qui.
Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 8 Novembre 2010

Non lo credevamo possibile, ma questa volta siamo d’accordo con Bersani: il Pd – purtroppo per lui ed anche per lo scenario politico di questo paese – era a Roma, all’assemblea dei circoli, a consumare l’ennesima liturgia partitica, l’ennesimo rituale autoreferenziale al chiuso della piramide gerarchica e regolato da rituali immutabili. Gli altri, i moltissimi altri, erano a Firenze, di persona oppure collegati via Internet, grazie alle dirette in streaming su molti siti, grazie alla possibilità di intervenire in tempo reale sulla bacheca dell’evento in Facebook, grazie, soprattutto, alla apertura di uno spazio non solo fisico ma anche dialettico, pragmatico, denso di sollecitazioni, contenuti, esperienze, provocazioni intellettuali e spinte ideali, in una parola, grazie alla partecipazione. Sì, proprio quella partecipazione che la storia breve e deteriore della Seconda Repubblica ha cancellato dalle proprie pagine, quella che il bipolarismo fasullo ha reso inessenziale con un concetto retrivo e devastante di politica come “cosa nostra”, affare di partiti e politicanti che non lascia spazio agli elettori, relegati sullo sfondo come comparse, buone solo a deporre la scheda nell’urna per legittimare uno stato di cose deciso altrove e mai condiviso con chicchessia al di fuori delle mura dei palazzi del potere. La partecipazione che non è un relitto del passato, una reminiscenza degli anni Settanta, una nostalgia che ci inchioda a ciò che eravamo, o meglio, a ciò che abbiamo creduto di essere senza mai avere la forza di esserlo davvero, ma è invece una necessità, una urgenza, una volontà di riprendersi ciò che ci è stato tolto e che, colpevolmente, ci siamo lasciati portare via firmando deleghe in bianco che ci hanno deresponsabilizzati e dunque relegati in una sorta di tutela minorile a vita: lasciate stare, non vi affaticate, la politica è affar nostro, voi statevene buoni e zitti, ma soprattutto lontani. Le migliaia di persone arrivate a Firenze da tutta Italia, e le migliaia collegate via Internet, hanno detto una cosa chiara: il tempo è scaduto, e noi siamo qui, volontariamente, a spese nostre, non convocati da un partito ma da un gruppo di innovatori disposti a mettersi in gioco a viso aperto, per riprenderci un ruolo che ci appartiene, per assumerci una responsabilità che ci compete, per dire con i nostri interventi che questo paese un futuro ce l’ha perché noi siamo risorse umane reali e capaci che non accettano più di essere schiacciate, marginalizzate, ignorate da una gerontocrazia conservatrice che si circonda di utili idioti per mantenere salde le proprie rendite di posizione. Con ironica ed acuta provocazione, Matteo Renzi ha detto che, secondo lui, Bersani dovrebbe essere contento di vedere tanto fermento e tanta ricchezza di idee e di proposte all’interno del proprio partito, sia pure grazie ad una iniziativa nata da un gruppo e non dal Pd, e per questo aperta a tutti senza eccezione alcuna; ma Renzi sa bene che è proprio questo che fa paura al Segretario, eletto con il solo compito di gestire il tramonto precoce di un partito mai nato e privo di una qualsiasi sostanza ideale, progettuale, propulsiva, incapace di essere opposizione tanto quanto è stato incapace di essere forza di governo. Così come sa bene altre due cose del tutto evidenti per chi ha seguito passo passo la tre giorni della Leopolda: che ha aperto la via all’unico progetto politico credibile ed innovativo visto in Italia da tempi immemorabili, e che ora deve avere la forza di allargare la propria base in nome della trasversalità che ha permesso a tutti, senza tessere, bandiere e protettori, di partecipare e di esprimere la propria idea di paese e, con essa, la propria disponibilità personale a contribuire al suo rinnovamento. E’indubbio che i bizantinismi della politica attuale, la presunta promessa di novità fatta da Fini in queste stesse ore a Perugia, la tessitura di trame inciucistiche per eventuali governi tecnici, tutto il degenerato repertorio della compagnia di giro bipolare ed attaccata al potere come alla propria stessa sopravvivenza, sono del tutto privi di credibilità agli occhi della maggior parte degli elettori che, diciamolo una volta per tutte, sono meno sciocchi e meno impreparati, meno passivi e meno acritici di quanto i partiti credano; chi ragiona con lucidità, e soprattutto senza pregiudizi ideologici che ora meno che mai hanno senso di esistere, ha tutti gli strumenti per capire che oggi l’unica via possibile per un rinnovamento profondo, concreto e credibile della politica italiana è quella che si è aperta alla Leopolda. Con una autentica e provata apertura di credito alla partecipazione attiva dei cittadini, con un messaggio chiaro ed inequivocabile riguardo alle primarie obbligatorie, alla selezione per merito, al limite dei mandati parlamentari, alla riforma fiscale per “scaricare tutto, scaricare tutti”, al rinnovamento inteso non solo in senso generazionale ma anche, e forse prima di tutto, come cambio di approccio, di marcia, di comunicazione. Nel suo discorso conclusivo, Matteo Renzi ha parlato indubbiamente da leader, affermando che non chiederà strada e permessi a nessuno, perché ogni generazione deve andare a prendersi ciò che non le concede quella precedente, chiusa in difesa del proprio potere, e dichiarando aperta quindi la battaglia per un rinnovamento profondo, a tutti i livelli, di un partito che non ha anima né personalità e che invece, qui alla Leopolda, ha dimostrato che potrebbe, dovrebbe e vorrebbe averne, ed anche di grande qualità. Ma questo porta inevitabilmente ad una ulteriore considerazione: il Pd, inteso come blocco tetragono di un centrosinistra fermo da sedici anni all’antiberlusconismo ed incapace di altro, come ha dimostrato tanto stando al governo quanto stando all’opposizione, non ha più ragione di esistere, infatti Renzi ha detto chiaramente “non saremo i reduci ed i nostalgici del passato”, soprattutto perché le istanze espresse alla Leopolda sono già andate oltre. Gli ideologismi, appendici deteriori e degenerative come metastasi che erodono da dentro un organismo, non appassionano più né possono più costituire l’unica ragione d’essere di un partito che abbia aspirazioni di contemporaneità intesa come capacità di leggere il presente e dunque di anticipare il futuro, tradotta poi in capacità di governare un paese. Ma per arrivare a questo, non basta la “rottamazione” pur sacrosanta invocata da Renzi, è necessario confermare quella vocazione all’apertura più ampia sin qui dimostrata dai tre giorni della Leopolda, ovvero la volontà e la capacità di trasversalità che ha spinto migliaia di persone a venire fin qui. Trasversalità intesa come riconoscimento di risorse, e non di tessere, di valorizzazione di capacità invece che di cooptazione, ma soprattutto come volontà di coagulare persone ed idee attorno all’approccio ed alla soluzione di problemi che non sono di parte ma che ci riguardano tutti in quanto membri di una stessa comunità civile e sociale. C’è tutto un mondo – crediamo non piccolo, a giudicare dai nostri lettori – che non si riconosce più in alcun partito, che vive una condizione di apolidismo politico dovuta alla impossibilità di sposare un progetto credibile e di parteciparvi in prima persona, che soffre la mancanza di una credibilità a tutto tondo che si faccia spinta alla collaborazione ed al cambiamento. Ecco, noi crediamo che la sfida vera, quella che davvero compete alla nuova generazione politica intesa in senso lato, sia di recuperare questo mondo a parte, recuperare tante risorse umane fin qui sprecate, recuperare consenso attraverso i fatti e non più con le sole parole: se Prossima Fermata sarà in grado di fare questo, allora davvero il treno partito dalla stazione Leopolda non sarà più solo quello dei sogni ma quello di una nuova realtà che da tanto, troppo tempo aspettiamo di essere in grado non più solo di immaginare, ma anche finalmente di costruire, per noi, per il nostro paese, per le generazioni che verranno. Parola chiave: non più “da che parte stai” ma “cosa puoi fare insieme a noi”.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini, firenze

    13 Novembre 2010 alle 23:47

    Marco (Perduca), nel suo buon intervento, ha detto che era in accordo all’85% con quanto aveva ascoltato. Vi pare poco? A giro non c’è molto di meglio dalla parte dei Corleonesi.. (o dei Palermitani, potrei sbagliarmi)
    valerio 10 Nov 2010, 16,53

    Confermo, hanno parlato di anagrafe pubblica degli eletti, della legge 40 delle unioni di fatto, contro il porcellum made in tuscany, integrazione previo ampliamento sanatoria per gli immigrati, e laicita’ dello stato, no al nucleare ma non ideologicamente, diritti digitali, critica alla vicinanza con putin e gheddafi, finanziamenti per la ricerca, insomma diciamo che la strada potrebbe essere praticata. Mancava la legge elettorale, ma li’ quando l’ho ricordata c’e’ stato l’applauso, e il finanziamento dei partiti… Il problema e’ capire ora cosa vogliano fare questi oltre a far le scarpe alla nomenclatura.
    Marco Perduca (senatore PD, radicale)
    10 Nov 2010 17,17

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    12 Novembre 2010 alle 11:21

    Annoto solo un particolare ,che la partecipazione prescinde dai docenti ,e dalle cattedre ,caro Siracusa . La lectio ex catedra non è partecipazione ,ma imposizione di pensiero particolare . Che poi con la partecipazione non abbia niente a che fare la tua crociata sulla “religione oppio dei popoli”,che al riguardo non c’entrava per niente , mi sembra denoti chiaramente una mentalità negazionista di ogni forma di partecipazione.D’accordo che il ’68 abbia portato più danni che benefici , come tutte le negazioni a prescindere , ma io ritengo che su ogni questione pratica sia sempre meglio discutere che pontificare .Ed in utimo un mio parere personale : non mi sembra che la negazione di valori “vecchi” abbia portato a gloriose conquiste …

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    11 Novembre 2010 alle 18:53

    Chiara,
    che il rinnovamento vero occorra è fuori di dubbio. E sia pure ammesso, ma non concesso, che il rinnovamento bussi anche ai dati anagrafici. Il problema è da sempre lo stesso: i giovani rinnovano se sono passati da una qualche trincea, bellica, sindacale, ideologica. Ora dopo l’invenzione della sciagurata ” resistenza tradita” che fece arretrare il paese di trent’anni, quale trincea abbiamo avuto, e il discorso sta tutto a sinistra, che non fosse l’appiattimento sui diritti civili in un paese dai salari e stipendi miserabili? Divorzio, aborto e pillola, sacrosanti diritti californiani in un paese con i redditi medi che non potevano sostenere quelle conquiste se non incassandole nel mito dell’emancipazione culturale, e di fatto fecendone una conquista da “middle class “. La discrasia è tutta qui, e alle classi popolari non è rimasto che arrangiarsi per inseguire il mercato, attività spicciole e speculative, la compagna col giro di indirizzi, un po’ di polverina, e il gioco del vendi-compra-vendi il mattone, affittacamere ecc. E sempre la verniciatura della cultura per saltare e scansare ogni dialettica sociale e sfoggiare il nuovo status, il figlio musicista, il figlio ricercatore, le professioni altolocate nel terziario per confondere le carte in un paese dove, diciamo la verità, su dieci viventi il lavoro reale, quello che ti fa andare a letto alle 21 per alzarti alle 5, lo fanno in due o tre. Insomma l’Italia è un paese dove l’unica vera, comune e sotterranea attività sociale è barare. Perciò l’antiberlusconismo nacque prima del berlusconismo, pur gemelli monozigoti. Ma al di là di questi sociologismi opinabili, personalmente vedrei segnali di rinnovamento nella nascita di un anticlericalismo di destra, ancora debole però e troppo rozzo come quello della Lega e probabilmente destinato a rientrare. Quanto alla partecipazione il discorso mi sembra di tipo logico: gli organizzatori della partecipazione possono essere gli stessi che organizzeranno la selezione? Ne dubito molto, e in mancanza di trincee che non siano generiche battaglie per i problemi universali, organizzatori della partecipazione e della selezione saranno gli stessi, e il risultato sarà un semplice rinnovamento per vecchiaia dei quadri, nient’altro che un avvicendamento burocratico. In un paese dove sono mancate almeno tre generazioni la continuità è persa, e il nuovo non può avere che il sapore d’un nuovo prodotto di banco.

    Rispondi
  4. Chiara Boriosi

    11 Novembre 2010 alle 16:07

    Caro Marzio, e sia pure come dici tu, ma mi pare che su qualcosa dobbiamo convenire, ovvero che il rinnovamento sia davvero una necessità per questo paese. Nel dopoguerra, siamo nati come Repubblica senza mai averla sperimentata prima, e siamo nati direttamente consociativi, sotto la tutela delle due grandi chiese ortodosse, Dc e Pci. Poi, sotto i colpi giacobini e giustizialisti di Tangentopoli, l’inettitudine di una classe dirigente incapace di reagire propositivamente ha portato da un giorno all’altro al bipolarismo, altra formula di cui non sapevamo assolutamente nulla ma che ci ha fatto sentire tanto “moderni” ed alla pari con le più grandi democrazie, come quelle anglosassoni. Ma naturalmente era solo un escamotage per mantenere il consociativismo tra due grandi ammucchiate di centrodestra e centrosinistra, non più così ortodosse ma di certo unite dallo stesso proposito, ovvero la conservazione del potere all”infinito. Se questo paese sta morendo, è anche colpa di una colossale mancanza di rinnovamento – e naturalmente crescita e selezione – di una classe dirigente che di volta in volta fosse in sintonia con l’evolversi dei tempi e delle situazioni, e mi pare che questo sia un problema che, più prima che poi, si debba finalmente affrontare se vogliamo arrivare a qualcosa. Io ho dodici anni più di Renzi eppure sono governata dalle stesse persone da quando ho memoria, il che è ancora più grave, detto da me che ho i capelli bianchi, che da un giovane uomo di 35 anni, ti pare?! Ed è grave non solo e non tanto anagraficamente, ma per il concetto stesso di immutabilità e di immobilismo che questo stato dei fatti contiene. Riguardo alla partecipazione, io non la vedo come te: come ho scritto nel pezzo, ci sono tante risorse umane che chiedono di essere valorizzate a favore del bene comune e della crescita di una comunità, e la partecipazione è l’unico modo per individuarle, selezionarle e dare loro una possibilità autentica di mettersi ala prova.

    Rispondi
  5. Marzio Siracusa

    10 Novembre 2010 alle 17:18

    Cara Chiara,
    non intendevo affatto aggravarti l’età, anzi. Proprio l’uso intelligente della tecnologia della comunicazione, e ritengo ti riferisca alla funzione di facebook tra i rottamatori, mi convince delle tua giovinezza. Infatti se nei settanta avessi frequentato le facoltà italiane ammorbate d’assemblearismo, sapresti che i tazebao non furono che una rozza anticipazione di facebook, dove ognuno scriveva le sue scempiaggini e altri rispondevano con uguali scempiaggini che poi si discutevano nell’ennesima assemblea con relativi ordini del giorno. Allora, e la cosa fa rabbrividire, il parolaio comune concerneva il nuovo, il rinnovamento e rinnovare, una fraseologia ossessiva sulla bocca di chiunque, e chiunque credeva di pensare e di annunciare la sua novità, naturalmente in un confronto assembleare dove la parola d’ordine era partecipare per il rinnovamento. Nei giorni passati alla Leopolda c’era la stessa atmosfera simpatica e presuntuosa, ovviamente mutatis mtandis. E non credere che il mio sia un partito preso contro Renzi, il quale poveretto ha trovato la sua vena e la vuol sfruttare per la carriera. Quello che sgomenta è assistere a una giovane generazione, i trenta quarantenni ma a questo punto includo anche i neocinquantenni, la quale è talmente disarmata e ingenua da aver creduto agli eroismi giovanili dei ribelli dei sessanta e settanta, al punto da emularne le gesta, emulazione che differisce nei media aggiornati, ma non cambia musica, se i contenuti sono la predicozza sul nuovo, sul rinnovamento, sul rinnovare e sulla partecipazione per un approccio nuovo e mai ascoltato, i problemi veri. Via, via. In attesa di conoscere i contenuti davvero nuovi del nuovo dei rottamatori, mi fermo alla partecipazione. Diciamola tutta: il mito della partecipazione alla fine gratta sempre il fondo del bugliolo cattolico, e anche questa volta sarà così, basta aspettare il film ” piccoli trentenni crescpno “. Interpretare la democrazia organizzando la partecipazione fa solo il gioco dei cattolici, così è stato e così sempre sarà, il destino della sinistra – ma anche del fascismo dopo il 1929 – insegni. Quanto a Fini, altro zero su due gambe, è molto più astuto di Renzi, perché giocando da decenni al buttarsi il fascismo dietro le spalle, dà l’idea di muoversi, e quindi dì avere elaborato quel mitico nuovo che tutti cercano e nessuno trova, ma che in conclusione sarà una ricettina della nonna, magari con meno sale e più pepe, ma rinnovata soprattutto dalla fogliolina di basilico nel piatto per attirare la partecipazione dei creduloni.
    ( msiracusa@hotmail.it )

    Rispondi
  6. Chiara Boriosi

    10 Novembre 2010 alle 12:26

    Chiariamoci le idee, perchè a quanto pare o io non scrivo con sufficiente chiarezza oppure vengo letta con un eccesso di leggerezza. Posso rimediare solo nel primo caso. Caro Marzio, premesso che negli anni Settanta io andavo alle scuole medie, qui non c’è alcun tazebao, nè si fa confusione fra Renzi e Fini, nè ancora meno si parte per la Crociata. Sono andata alla Leopolda perchè volevo capire se tutto quanto è stato detto da Renzi negli ultimi due mesi avesse un senso che non fosse solo, appunto, quello di prendere il posto di qualcun altro. La partecipazione, come ho scritto nel pezzo, non è perlappunto un relitto dei Settanta ma qualcosa che nel sistema bipolare fasullo che viviamo da sedici anni è stata totalmente soppressa, dunque laddove ci sia un tentativo quantomeno di riaprirla, io vado per vedere prima di tutto se la gente risponde o se siamo del tutto arresi al peggio. La risposta, è indubbio, c’è stata, e con essa la disponibilità a partecipare al rinnovamento di questo paese. Poichè io non faccio la maga nè pratico la lettura del pensiero, mi è davvero impossbile dire oggi quale sarà il seguito, però un paio di cose te le posso confermare: che l’operazione di Fini è priva di ogni qualsiasi parvenza di credibilità, e dunque non mi interessa, che l’operazione di Renzi ha sin qui – e sottolineo sin qui – assunto forme innovative. compreso un uso intelligente della tecnologia, e che ha aperto un possibile percorso che va al di là dei limiti di uno schieramento di parte. E’una novità? Per me, che ho espresso la mia opinione personale, sì, e di questo ho reso conto in questo pezzo. A Valerio dico che i contenuti ci sono e li ho sentiti espressi dai partecipanti, alcuni condivisibili altri meno, ma tutti volti all’approccio dei problemi, e non all’abbatimento di Berlusconi, di questi tempi un risultatone. Cari amici, qui nessuno è nato oggi, ne abbiamo viste e sentite tante e, soprattutto, siamo andati sempre al peggio: l’entusiasmo che avete rintracciato, chi positivamente chi negativamente, nel mio pezzo sta in una cosa molto semplice che si potrebbe riassumere nell’eppur si muove di galileiana memoria. Se si può ipotizzare la creazione di qualcosa di nuovo, questa l’abbiamo vista alla Leopolda, almeno in nuce. Si facciano avanti altri innovatori e saranno i benvenuti, andremo a sentire anche loro.

    Rispondi
  7. Marzio Siracusa

    9 Novembre 2010 alle 16:55

    “…e noi con lui ( Renzi ), che poi è la cosa essenziale “. Grazie per il chiarimento.

    Rispondi
  8. Maria Rita Monaco

    9 Novembre 2010 alle 13:56

    dimenticavo …e noi con lui, che poi è la cosa essenziale.

    Rispondi
  9. Maria Rita Monaco

    9 Novembre 2010 alle 13:53

    Chaira, bello il tuo articolo (e non è certo una novità) e bello l’entusiasmo sia tuo sia dei seimila arrivati da ogni parte d’Italia.
    Seguendo le due convention del fine settimana una cosa è chiara: la voglia di cambiare. I propositi si assomigliano ma mentre a futuro e libertà non posso credere (è facile cambiare giacca, idee, faccia e tutto), Renzi mi lasci un dubbio: Quanto è convinto e quanto sta facendo per arrivare ai vertici del partito? Preferirei vederlo sindaco di Firenze a fare delle cose e non solo a prometterle, ma se c’è ancora una speranza proviamo anche questa, in fin dei conti abbiamo provato Franceschini (il vice disastro) e Bersani che potrebbe tuttalpiù fare il sindaco di Brescello, proviamo anche lui.La strada è lunga e se imparerà a parlare meno e agire di più, forse ce la potrà fare.

    Rispondi
  10. Marzio Siracusa

    9 Novembre 2010 alle 09:40

    Chiara, tralascio nel tuo entusiasta tazebao da studentessa dei ’70 la retorica assembleare della partecipazione delle decine di migliaia di disoccupati e precari della politica che in tutta Italia stanno fondando come funghi laboratori del nuovo per meglio sgomitare nelle prossime liste elettorali. Ma il nuovo di Renzi in cosa consiste? Nella meritocrazia, nell’esclusione dopo tre mandati e nella riforma fiscale? Ma dico, ci stiamo prendendo in giro? A di là di ogni considerazione credo realmente che si sia di fronte a uno scherzo un po’ pesante, un’allucinazione antropologicada sui generis che scambia giovanissimi rottamandi per rottamatori. Se il neosessantottismo becerino di Renzi è il nuovo a sinistra e le mentine per gastralgia politica di Fini il nuovo a destra, consiglio di individuare un muro di solidissimo marmo, calcolare una distanza di almeno venti metri, piegarsi a angolo retto e poi una bella rincorsa a occhi chiusi accompagnata dall’alulato per scrivere col cervello l’ultimo tazebao.

    Rispondi
  11. valerio giannellini

    8 Novembre 2010 alle 23:45

    oggi a Bersani è scappato un: bisogna fare qualcosa! Deve essersi reso conto dell’enormità.
    I rottamatori sanno già cosa devono fare (se non si tratta solo di prender posto)? E sanno già dircelo? O intanto che ci pensano è meglio che il Cav regga ancora un pò la scena?

    Rispondi
  12. puccio cartoni

    8 Novembre 2010 alle 11:27

    Appunto ,Chiara : sarebbe ora di abbandonare ogni riverenza per il “centralismo democratico” ,le semplificazioni di buoni e cattivi ad usum delphini,o di destra e sinistra , nonchè di cancellare l’attesa ossequiosa di idee segnalate come meritevoli dal segretario di partito , per guardare con più attenzione a cosa “corre” nella realtà dei nostri giorni , e giudicare secondo le nostre idee (quelle che ci hanno lasciato) ,in base alla la nostra educazione e cultura . E dicendo a voce alta che non vogliamo più primarie pilotate o preferenze imposte ; nè folle di “rappresentanti” gratificati di benefici assurdi (e che diventano interesse personale , prioritario all’interesse collettivo); nè tantomeno pensieri ufficiali che mortificano la libertà di ciascuno . Certo ,dirlo è facile …realizzarlo sarà più dura.La partecipazione chiede tempo ,e responsabilità personale : cose sottratte a molti nella vita quotidiana .

    Rispondi

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