
Racconti di cultura popolare, che nascevano durante le veglie tra i muri affumicati del “metato” (il luogo dove si essiccano le castagne), per poi migrare per parrocchie, circoli e scuole. Il libro Che storia ragazzi (Sarnus, pp. 180, euro 10) di Luciano Corsini e Emanuele Begliomini, in libreria da giugno, sarà presentato in anteprima a Pistoia giovedì 24 maggio alle 17.30 alla biblioteca San Giorgio (via Sandro Pertini) alla presenza degli autori.
“È questa la vera lezione del libro: istruzione e cultura non vanno di pari passo; si può essere dotti senza aver capito nulla, e ignoranti avendo capito tutto”. Conferma questo Aldo Cazzullo nella prefazione di un libro che contiene tanti racconti e molta Storia vera. Protagonista è il calore del “metato”, per secoli la vera Università dei ragazzi dei paesi dell’Appennino Toscano, dove spontanei convegni facevano convergere giovani e anziani intorno agli ardenti “ciocchi” di castagno. Il tempo passava con i vecchi che raccontavano, declamavano poemi a memoria, e i giovani esterrefatti, non certo in sacrosanto silenzio, ascoltavano, si divertivano e si ribellavano, ma imparavano. Ed era proprio in quel momento che l’affabulatore si prendeva, immancabilmente, del “bugiardo”.
Che storia ragazzi!.
Nel “metato”, ossia dove si essiccano le castagne, avevano luogo le conversazioni più disparate. È questo il centro dei racconti di due personaggi del paese, Ema e Duilio. Una parola dopo l’altra i due svelano la continuità di un luogo, dove personaggi di talento hanno segnato cultura, memoria e storie da raccontare.
Fioriscono tradizioni e ricordi, dove la Storia, quella con la “S” maiuscola, viene spesso messa in discussione, e molte certezze soccombono a una realtà immaginata, specialmente se si ha fiducia e rispetto del compagno di chiacchiere. Con narrare elegante, senza mai scendere nella banalità, gli autori dipingono uno scenario in bilico tra realtà e fantasia, ricco di personaggi controversi, figure di un mondo di montagna ormai scomparso, che si muovono in teatri casuali e inusuali, per raccontarci la storia come non l’abbiamo mai sentita.

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