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Che ne sa di Heimat la coppia Napolitano-Monti?

di Marzio Siracusa | 1 Gennaio 2012

L’Italia non ha bisogno d’essere salvata perché è più di una patria e di una nazione. L’Italia è una Heimat per il mondo intero, un Focolare. 

Le trovate della coppia patriottica Napolitano-Monti sono inesauribili, anche perché hanno una perfetta conoscenza dei tempi comici e a turno si scambiano il ruolo di protagonista e spalla. Dopo aver predicato agli italiani, ora Napolitano da protagonista ha allargato il suo ecumene rivolgendosi ai governi europei. Orfano dell’internazionalismo comunista che dette le sue prove migliori a Budapest e Praga, ma profondamente convinto che l’internazionalismo si realizzerà comunque nel mondo nuovo del globalismo finanziario con venature cristiane o filantropiche, anche se non per merito della classe operaia, dettaglio marginale per un migliorista, il primo cittadino è intervenuto su “Repubblica” con l’anticipazione di un articolo in cui redarguisce la pavidità dei governi europei inoperosi nello sfruttare la crisi per un balzo in avanti verso la concertazione che segni l’avvio di un vero stato continentale. Pur rinunciando a capire perché l’intervento giornalistico d’un Capo dello Stato non debba apparire per obbligo di legge su tutti i quotidiani nazionali, gli strali dell’articolo, manco a dirlo, sono rivolti contro le risorgenti e ottuse forme di localismo e nazionalismo, giudicate ovviamente antistoriche. Napolitano, orfano di Marx, appartiene alla generazione contenta di tenersi ancora sulle spalle il ricatto emotivo e conoscitivo del secondo conflitto mondiale perché quel ricatto le ha permesso di pensare poco e tirare avanti benino. La recente scomparsa di Giorgio Bocca ce lo ricorda. In questa prospettiva le elucubrazioni del Capo dello Stato sono allineate col peggiore ateismo cattolico e quindi con l’idealismo cattolico, una pozione dagli effetti venefici perché ossimoro che fa impazzire i neuroni. Coerente con tale impostazione vale ripercorrere il passaggio fondamentale che Napolitano da protagonista della coppia ha ritenuto indispensabile per la nascita del nuovo esecutivo, ossia la nomina di Monti a senatore a vita. L’art. 59, 2 c. della Carta prevede che tale nomina debba avvenire “ per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario “. Il bocconiano Monti, docente pluridecorato, consulente e incaricato a vario titolo in c.d.a. euro e oltre atlantici, commissario burocrate a Bruxelles, autore di testi per studenti di scarso rilievo scientifico, non riveste alcuno degli altissimi meriti richiesti dal costituente. I meriti che Napolitano ha riscontrato in Monti sono rilevabili in centinaia di altre oneste personalità operanti nell’università e nell’industria, nel giornalismo e nelle arti, fino al calderone del sociale e della cultura. Con la nomina di Monti a senatore Napolitano ha deragliato dalle sue funzioni, molto più che se per sostenere una maggioranza governativa risicata avesse nominato un gregario di sinistra o di destra al solo scopo di far numero. La nomina di Monti a senatore è stata la condizione gesuitica che ha preceduto e legittimato l’incarico a primo ministro, palesando un’operazione di scoperto materiale e non simbolico depotenziamento del ruolo delle Camere, perché è stata arruolata tra i senatori politici una figura di cui si vantava invece l’asettico rigore tecnico e professionale, ponendo così il Senato di fronte al fatto compiuto di doversi inchinare al suo membro più influente e autorevole, spuntato come un fungo tra gli scranni da mattina a sera. Non solo. Nella storia repubblicana non era mai accaduto, e vorrei essere corretto, che un senatore a vita fosse incaricato alla guida del governo, ma soprattutto che la nomina a senatore a vita avvenisse il giorno prima dell’incarico, e che tale nomina scarrocciasse completamente rispetto alla rotta prevista dall’art. 59. Si intravede in ciò la convergenza di tre anomalie che denunciano nella manovra di Napolitano un’ingerenza autoritaria, strisciante e intollerabile, su cui tacciono tanti esimi costituzionalisti, invece solitamente canterini e loquaci quando si tratta di difenderela Cartacol brodino dell’antifascismo libresco. Ma è difficile mettere alle corde un idealista cattolico come Napolitano, per di più con pentimenti marxisti nell’armadio, difficilissimo e quasi impossibile perché è innegabile che il Capo dello Stato stia procedendo abilmente sul filo del rasoio. L’emergenza economica, accolta come il cacio sui maccheroni, ben si adatta a non perdersi dietro sfumature costituzionali quando si garantisce che la sostanza democratica è integra, pur di salvare la patria costi quel che costi. La patria dunque, sempre la patria da salvare in cambio d’un mondo senza patrie. Sbandierata la patria per i 150 anni, ma parlando sempre in nome dell’Europa e del mondo, Napolitano ha dimenticato che lo stivale è l’ultimo pezzo di terra residuale per sessanta milioni di persone che parlano anche se male la lingua di Dante, sessanta milioni di indifesi dalla canaglia cattolica che sbava nell’accoglienza, sessanta milioni di italiani in età media di oltre cinquant’anni che vedono defunte le passioni inculcate da pessimi maestri, sessanta milioni a cui viene raccontato che le loro future pensioni saranno pagate da magrebini, africani e cingalesi, felicemente accolti e integrati ma con internet, cellulari e paraboliche perennemente sintonizzati con le rispettive patrie, sessanta milioni di italiani mal scolarizzati e appena usciti da una povertà endemica e pateticamente ubriachi di cosmopolitismo aeroportuale, ma anche sessanta milioni che continuano a arrangiarsi in famiglia in tutto e per tutto, sessanta milioni di italiani in stato confusionale in ogni aspetto della vita pubblica e privata, sessanta milioni presi per il bavero da nuovi costumi che sono già vecchi, sessanta milioni che irridono giustamente al passato non ritenendolo grande se non cova niente di significativo al presente per colpa d’una cultura in mano a mestatori falliti. Sessanta milioni di anime perse quindi, e si abbia il coraggio di dirlo, sessanta milioni di disperati. A costoro il Capo dello Stato predica di non cadere nel nazionalismo, a costoro Napolitano nega il conforto e il riparo di una Heimat, di un focolare, unica traduzione decente, che certo non è il focolare dei “focolarini”, ed è molto più di una patria e di una nazione. Ossessionato dal livore controla Lega, l’unico movimento democraticamente vero in quasi settanta anni di Repubblica, l’unico movimento nato non da una patria padana inesistente ma da una Heimat pur indefinita, a Napolitano, sempre più abbacinato dal mito dell’umanità una e planetaria, verrà il groppo in gola ascoltando l’Inno alla Gioia del sordo di Bon, ma dall’internazionalismo leninista al filantropismo scatenato, da Mosca a Filadelfia il passo è breve, e sempre nel nome di un’ecumene mortifera dove sessanta milioni di italiani si perderanno come un bicchier d’acqua nell’oceano. “ Finalmente! ” urla il cattoesaltato gastritico che smesso il rosario biascica mentine e fratellanza universale. Per questo Napolitano è stato acclamato “ Re Giorgio “ dagli stoini del “New York Times “, perché la metastasi dell’ecumene globalista avanzi inarrestabile, anche se forse i conti sono sbagliati, perché per fortuna non c’è un Veronesi dell’Heimat a incantare la nazione col mito della longevità di plastica.

 Anche Monti, lasciato il ruolo di spalla nella coppia e forte di grafici e dati, si è nominato bagnino esperto in respirazione bocca a bocca per aver salvato la patria in procinto d’affogare, mentre emulo di Alberto Sordi non vede che l’Heimat annaspa altrove. Ma se in Napolitano il copione è studiato, rallegra invece che in Monti la predica proceda anche a braccio, come con gli studenti ciuchi, ma cosa stranissima per un professore con meriti altissimi. Parlo degli estimi catastali che devono essere adeguati al mercato. Cosa significa? Quali sono i valori degli immobili secondo un mercato ballerino e impaurito? La richiesta esosa d’un proprietario grassatore che vendendo due monolocali a Montenapoleone vuole farsi la villa nello Yukatan? Oppure i valori dell’offerta che sogna aizzata dagli addetti del settore? Oppure i valori della vendita effettiva, se fosse conosciuta? A proposito, perché non si parla mai d’una riforma radicale del notariato? E quali algoritmi, usciti naturalmente eleganti da menti di matematici sinistri come Odifreddi, concilieranno le dinamiche dell’infinità varietà di parametri sul territorio? In realtà anche l’operazione dell’adeguamento degli estimi è un gioco di cattoprestigio. Da una parte mira a impedire che gli italiani perdano l’illusione di essere in maggioranza dei milionari del mattone, creando però l’ennesimo cortocircuito tra ricchezza presunta e reale, che è il lontano morbo planetario della situazione attuale. Dall’altra prepara una patrimoniale collettiva visto che la patrimoniale sulle grandi ricchezze è tecnicamente impossibile. Il tutto, e non è un caso, mentre il mercato immobiliare in stallo viene tenuto in caldo dalla canaglia cattolica dell’accoglienza che attirando ondate di disperati del quarto e quinto mondo cuoce a fuoco lento la carne da mattone di domani. E per capire quanto il governo dei cattotecnici stia prendendo gusto al quadretto della patria accogliente, basta studiare seriamente la pupilla cattolica d’un Monti, d’un Riccardi o d’una Severino, pupilla identica a quella della Bindi o di Rossi, presidente della Regione Toscana, pupille subito riconoscibili, di qualsiasi colore ma sempre acquose e sfatte, pupille che non guardano mai cose e persone ma restano dilatate nel loro sogno malsano e patologico, unificare l’umanità per salvarla, ossia seppellirla.

 In questa antifona s’imbroda la coppia Napolitano-Monti. Ma sembra impossibile che Bersani e Berlusconi non si accorgano come in nome della salvezza della patria venga loro sfilata la suola dalle scarpe. Poiché è molto probabile che a vincere le prossime elezioni sarà chi staccherà per primo la spina, allora ci vuole coraggio, non farsi incantare dalla salvezza della patria per un mondo senza patrie, invocare la patria da salvare è un’antichissima balla che da destra oggi rimbalza a sinistra e magari domani ritornerà a destra, ma è balla che sferraglia sempre al centro sul trenino cattolico carico di valori mondani usa e getta. Non saliteci, l’Italia non ha bisogno d’essere salvata perché è più di una patria e di una nazione. L’Italia è una Heimat per il mondo intero, un Focolare. Ma i patrioti Napolitano e Monti che ne sanno di Heimat?

Pubblicato in : Primo pianoTag: ateismo, capo dello stato, giorgio bocca, globalismo, governi europei, idealismo, mondo nuovo, monti, napolitano, nazione

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    1 Gennaio 2012 alle 20:56

    Caro Giannellini,
    premetto che un refuso ha eliminato la frase iniziale:

    Le trovate della coppia patriottica Napolitano-Monti

    Ciò detto, la contraddizione tra rinascita e democrazia à la carte penso sarà superata da generazioni non terrorizzate dai libri di storia, generazioni che oseranno uscire da un seminato che non frutta più. Bisogna pensare il vero nuovo e occorre coraggio ma anche scrollarsi l’ipoteca dei padri fondatori, le conquiste eterne, se feticci, pian piano diventano sconfitte. Invece bisogna studiare molto per dimenticare molto, lì sta il nuovo. Per passare dai giusnaturalisti alla Rivoluzione francese ci vollero quasi due secoli, figurati allora se tu e io vedremo la rinascita. Studiare per dimenticare.

    Rispondi
    • Redazione

      2 Gennaio 2012 alle 00:19

      Chiediamo scusa ai lettori, le parole iniziali dell’articolo sono state inserite solamente ora. C.T.

      Rispondi
  2. valerio giannellini

    1 Gennaio 2012 alle 16:54

    un bell’affresco di regime; ma come sarà possibile un Rinascimento in tempi di democrazia à la carte? e con tutti questi occhi che non guardano..

    Rispondi

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