Culla della cultura, museo a cielo aperto, patrimonio d’arte mondiale: nell’immaginario collettivo Firenze si fregia ancora di queste lusinghiere definizioni. Tuttavia l’immaginario collettivo è espressione generica e intrinsecamente democratica, rappresentando non l’universalità ma la maggioranza delle opinioni; e laddove c’è una maggioranza esiste anche una minoranza che dissente, che si interroga, che non si accontenta. Una minoranza che ha il torto di essere disgregata, pessimista, spesso silenziosa, ma che ha il merito di esserci e pieno titolo per esprimere le proprie perplessità. Una minoranza dell’immaginario collettivo costituita dalla maggioranza dei fiorentini.
Quotidianamente si registrano gli appelli degli attori sociali ed economici cittadini affinché Firenze avvii una fase di rilancio incentrata sull’utilizzazione della cultura come volano dello sviluppo e fonte di promozione per Firenze. A questi appelli il governo cittadino ha periodicamente risposto garantendo la propria disponibilità ad intraprendere nuovi progetti in sinergia con altri soggetti. In questa prospettiva vide la luce, in occasione della scorsa campagna elettorale per le comunali, la “Fondazione per la cultura”, un nuovo soggetto destinato a scaturire, sull’esempio di altre città italiane, dalla collaborazione tra il Comune e la Camera di Commercio per rispondere alle pressanti domande di rinnovamento della politica culturale ed economica cittadina. “Investite in cultura” sembra essere stato l’imperativo dettato da Luca Mantellassi, presidente della Camera di Commercio fiorentina e promotore insieme al sindaco Domenici dell’iniziativa. Un imperativo dettato agli attori economici fiorentini che si declinava in un invito all’assessorato alla cultura a sostenere, attraverso una programmazione culturale all’altezza, gli investimenti in infrastrutture dei soggetti privati. Ma se da una parte la Camera di Commercio si è detta pronta a cospicui investimenti, dall’altra parte l’assessorato alla cultura non ha che da offrire risorse organizzative, alla luce di un budget destinato per più della metà alla gestione del Maggio Musicale ed alle attività del Gabinetto Viesseux. Ma dopo un anno di confronti e promesse di collaborazione tra soggetti privati e pubblici la situazione registra uno stallo preoccupante. “Si tratta di una intuizione – afferma Simone Siliani, assessore alla Cultura del Comune di Firenze – che mantiene intatta la sua validità e la sua necessità, ma per realizzare il progetto è necessario operare su più piani: occorrono un investimento maggiore da parte dei soggetti privati, perché questi sono ancora minimi di fronte all’indotto apportato dalle iniziative culturali, e la creazione di un soggetto unico sui cui far convogliare tutte le risorse in modo tale da non creare sovrapposizioni tra gli enti interessati. Nonostante tutto registro un dato positivo: i privati cominciano a credere che la cultura non sia un accessorio, ma una risorsa. A mio avviso Firenze – prosegue Siliani – non può limitarsi ad epifenomeni come la “notte bianca”, idea peraltro lanciata da un soggetto, quale la Regione, deputato a legiferare e programmare, e non a gestire autonomamente iniziative. E’ necessario individuare una giusta misura tra iniziative culturali stratificate nel tempo ed eventi di richiamo. E’ in quest’ottica che abbiamo ideato per i prossimi mesi ‘Firenze Estate’, una sorta di festival dei festival con tre mesi di iniziative musicali, in attesa di inaugurare per la prossima stagione rassegne monografiche su Arnolfo di Cambio e Leon Battista Alberti. Firenze non è una città spenta”.
Resta la sensazione che si possa fare di più in termini di offerta culturale, attraverso la creazione di eventi di rilievo e non autoreferenziali, in grado di attrarre persone e conseguentemente mettere in moto le risorse economiche di cui dispongono gli investitori privati. E resta la sensazione che si possa fare meglio in termini di comunicazione della programmazione culturale e di sinergie tra i diversi attori.
Intanto Firenze non cresce, imprigionata dalle sbarre della culla della cultura.
Lorenzo Salusest L’Opinione

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