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Che fine ha fatto la cancellazione del debito? quello che resta delle promesse di Tsipras

di Anna Chiara Gaudenzi | 1 Marzo 2015

Una vera e propria sconfitta per Tsipras. Anche se il governo ha fatto buon viso a cattivo gioco, parlando di “battaglia vinta”, l’accordo rappresenta una débâcle per il nuovo primo ministro.

“La Troika è una istituzione che non riconosciamo e non metterà più piede ad Atene” tuonava Alexis Tsipras lo scorso 25 gennaio. A meno di un mese da quella pericolosa promessa il premier greco ha già dovuto fare marcia indietro: dovrà scendere a patti proprio con Ue, Bce e Fmi presentando un documento con misure che l’Europa dovrà approvare per consentire alla Grecia di beneficiare di assistenza finanziaria per altri quattro mesi.  La lotta all’Ue e all’austerity, priorità che avevano scatenato una sorta di euforia contagiosa per la vittoria di Tsipras, sembrerebbero già dimenticate.

L’accordo a cui si è giunti prevede uno sblocco dei fondi entro il mese di aprile. La Grecia, per ottenere il finanziamento, dovrà ridisegnare l’agenda di riforme e questa dovrà essere coerente con l’accordo preesistente.

Una vera e propria sconfitta per Tsipras. Anche se il governo ha fatto buon viso a cattivo gioco, parlando di “battaglia vinta”, l’accordo rappresenta una débâcle per il nuovo primo ministro. Nessuna delle strillate rivendicazioni antieuropeiste avanzate al governo di Atene è infatti stata portata avanti e, anzi, il nuovo accordo porta a un ulteriore restringimento dell’autonomia finanziaria dello Stato.

Ci si domanda, per esempio, che fine abbiano fatto tutte le parole sulla cancellazione del debito. La volontà del leader greco di scardinare l’economia dell’Ue – che tanto era piaciuta anche in Europa a rappresentanti di estrema sinistra ed estrema destra, nemici delle frontiere aperte e del libero scambio -, sembrerebbe essere già venuta meno. Si aspettano ora le reazioni di chi, anche in Italia, aveva applaudito alla vittoria di Tsipras, da Vendola a Cuperlo, passando per Civati e Fassina  e non dimenticando a destra Meloni e Salvini accomunati tutti dall’entusiasmo per lo “schiaffo a Frau Merkel”.

Il documento che Atene sta mettendo a punto segna la resa di Tsipras che, dopo tante promesse in campagna elettorale, non è riuscito ad imporsi. Quello che l’Europa sta facendo capire alla Grecia è che un Paese debitore non può pensare di mordere la mano a un creditore. I patti vanno rispettati, e i debiti vanno pagati se si vuole preservare un giusto equilibrio all’interno dell’Unione. In pochi giorni il programma elettorale di Syriza è diventato carta straccia e molti dei politici che avevano appoggiato Tsipras, coinvolti da un entusiasmo antieuropeista, sono rimasti delusi.

Lo ha dimostrato l’eurodeputato di Syriza Manolis Glezos, l’eroe della Resistenza che ha dichiarato: “L’accordo all’Eurogruppo è una vergogna. Avevamo fatto delle promesse e non le abbiamo mantenute. Chiedo scusa al popolo greco. Dobbiamo reagire e subito. E tra la libertà e l’oppressione, io scelgo la libertà”. La reazione di Glezos potrebbe anticipare quella di altri esponenti della sinistra di Syriza se Tsipras, come sembra, abbandonerà il programma sottoposto agli elettori.

Forse il governo aveva bisogno dello scontro interno per giustificare il mancato rispetto delle promesse fatte in campagna elettorale; ma più probabilmente ha commesso un errore di valutazione riguardo allo spazio di manovra concessa dalla situazione finanziaria. Probabile anche che il governo di Tsipras abbia compreso solo ora che non si può puntare i piedi dichiarando di non voler pagare 330 miliardi di debito pubblico e allo stesso tempo non dar segno di voler porre atto a nessuna delle riforme richieste. Non è possibile, insomma, pensare di far pagare a tutta l’Europa i debiti accumulati con anni di errori politici, corruzione, spesa pubblica sproporzionata, posti pubblici improduttivi.

Eppure i greci ci avevano creduto e ora la delusione è palpabile anche all’interno del Paese e gli stessi cittadini stanno correndo ai ripari trasferendo ogni giorno un miliardo all’estero. Ci si avvia verso mesi di trattative e di compromessi con al centro, ancora una volta, il rischio di dover sostenere una possibile uscita della Grecia dall’euro, uscita che, secondo i giornali tedeschi, l’Europa ritiene probabile e a cui la BCE si starebbe preparando.

Pubblicato in : Primo piano

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