
Se persino un uomo prudente e vicino ai poteri forti italiani ed europei come Romano Prodi non ha potuto fare a meno di sbottare (“la Merkeldecide e Sarkozy fa le conferenze stampa”), allora deve esserci del vero in quanto si dice con sempre maggiore insistenza. Francesi e Tedeschi, per dirla alla Giuliano Ferrara, sono riusciti a “trasferire sul groppone del sistema bancario italiano il peso, insostenibile per le loro banche, del debito greco insolvente”.
Sarà bene rendersene conto in Italia, per non dimenticare che i rapporti internazionali non sono una passeggiata come, purtroppo, spesso intendono tutti coloro che vanno a rappresentare il nostro Paese all’estero, nelle ambasciate come negli organismi internazionali, sopratutto comunitari.
Alla fine, al termine di tutta questa manfrina, accadrà che l’Italia non dovrà dichiarare fallimento. Ma, nel frattempo, gli italiani avranno pagato un altissimo prezzo (gli interessi sui titoli di stato portati alle stelle grazie alle “attenzioni” non disinteressate di alcuni dei nostri partners e di “autorevoli” giornali stranieri) accollandosi una parte dei sacrifici che sarebbero toccati ad altri. Forse saremo anche rapinati, per la seconda volta in venti anni, di aziende pubbliche floride, che dovrebbero essere un nostro fiore all’occhiello.
Certo: il governo che abbiamo oggi non ci rappresenta al meglio e Berlusconi con i suoi atteggiamenti ci aggiunge del suo.
Ma davvero il problema sta tutto qui?
Non scherziamo. Il complesso di superiorità di alcuni dei nostri amici europei, e il simmetrico complesso di inferiorità di molti nostri connazionali sono antichi: di secoli, non di mesi o di anni.
Quanti ne abbiamo sentiti, che avevano appena messo il naso fuori dai confini, raccontarci la loro rabbia perché “all’estero” si fanno beffe di noi? Rabbia non per quei coglioni che usano nei nostri confronti i più vieti luoghi comuni, ma per essere ricompresi negli stereotipi e per le colpe dei nostri governanti pro-tempore, causa di tanto ludibrio! E quanti ne abbiamo visti tentare di mimetizzarsi: “sono italiano, ma di una pasta diversa, tanto che condivido le vostre critiche ed anzi ne aggiungo di altre di fronte alle quali resterete sbalorditi e increduli”.
Ho fatto il giornalista a Roma per cinque anni nel corso dei quali mi sono ben guardato dal farmi attirare dalla “logica del branco”. Insomma, non ho fatto comunella con nessuna categoria di giornalisti: sportivi, parlamentari, della stampa estera.
Ma ho visto colleghi esultare quando critiche da loro scritte sui giornali italiani venivano riprese dai corrispondenti d’oltralpe o d’oltre Oceano che le trasformavano in denigrazioni gratuite, superficiali e banali. Come se fare riprendere dalla stampa estera le critiche fosse il loro compito. E magari lo era davvero.
Abbiamo le nostre colpe, certo. Ma le maggiori riguardano questa sudditanza immotivata che dobbiamo superare. E, soprattutto, la mancanza di una coesione nazionale che la si può raggiungere solo con una chiara definizione di ciò che vogliamo essere e fare in campo internazionale.
Partiamo da un punto: per colpa nostra, nei confronti dei Paesi che fanno la voce grossa siamo in credito, non in debito. Abbiamo sottoscritto una serie di trattati dopo aver partecipato alla loro preparazione da turisti o da dilettanti. E dopo anni abbiamo potuto valutarne le conseguenze.
Per recuperare il terreno perduto, la via migliore non è certo quella di implorare benevolenza. Dobbiamo piuttosto usare la consapevolezza di un Paese che dispone ancora di una forte capacità industriale.
Credibilità? Ma ci facciano il piacere. Noi vediamo tutta la differenza tra un Berlusconi e un De Gasperi. Ma non ci sfugge quella tra un Sarkozy e un De Gaulle (o un Mitterand) e quella tra una Merkel e un Adenauer (o un Kohl).

Bravissimo il conte Camillo benso a domandarsi come fare gli Italiani e la “buonanima”, che poi ha fatto la guerra, ad affermare che è inutile governare l’Italia. Noi festeggiamo in pompa magna il 150° imbandierando il Paese ma non rinunciando assolutamente ad essere ANTITUTTO! aNCHE VOI ffiorentini non ve la passate bene però: ho visto che Bersani preferisce Casini (UDC) che è emiliano a Rensi (PD) che è toscano. Che sia campanilismo u un rigurgito di ANTI, classico degli ex comunisti, ricercatori assidui della FELICITA’
!
Perfettamente d’accordo, ma soprattutto un complimento per la bellissima, indovinatissima frase finale.