In tempi di crisi, passi per i tagli. Ma se questi sono dettati dalla bizzarria e anche da un certo senso di impunita’, e a maggior ragione se tali scelte sono gravate da ombre, allora non c’e’ crisi che tenga. L’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Giuliano Da Empoli, riduce i contributi a realta’ importanti. Inutile farne l’elenco. Ne ‘premia’ altre. Tra queste, scrivono i giornali fiorentini, c’e’ l’affascinante (almeno nel nome) “Santa Maddalena Foundation” intitolata a Gregor Von Rezzori. E, ci informano sempre i giornali, nei board coronati di baronesse e principesse c’e’ anche lo stesso Da Empoli che dell’associazione sarebbe uno dei promotori. Se cosi’ fosse, al giovane assessore, noto prima d’ora per essere stato autore di un libello, una decina o piu’ di anni fa, nel quale lamentava il ‘tappo’ costituito dai quarantenni nei confronti degli allora trentenni qual lui era, va dunque dato atto di essere un interprete autentico di quella “politica moderna” esaltata da Cetto Laqualunque: “Moralita? Ciao, ciao, ti saluto moralita’”. Cosi’ Cetto Da Empoli provvede non a finanziare gli amici, come faceva la vecchia politica, ma addirittura i propri famigli se non se stesso. Pero’ deve avere il nostro plauso perché se ne prende pubblicamente la responsabilita’ politica, morale, culturale (?) e finanche penale se dovesse servire. Del resto Giuliano Laqualunque le proprie responsabilità se le e’ sempre prese. Come nel caso della promozione del famoso Barcamp in Palazzo Vecchio, memorabile piu’ come solo bar (nel senso delle chiacchiere che di solito vi si fanno), illudendo i partecipanti, proprio come al bar sport, di poter essere tutti commissari tecnici, tutti artefici dei destini culturali della citta’, salvo poi – come farebbe il vero Cetto – “futtersene” delle loro indicazioni. No, in effetti c’e’ anche altro. “Secondamente” (Cetto dixit) c’e’ la fallimentare esposizione del Teschio di Hirst in Palazzo Vecchio: un oggetto di alta bigiotteria, giusto perche’ nella patria di Cellini non abbiamo mai visto niente, siamo una tribu Zulu abituata a scolpire con le selci le ossa di qualche bisonte del quale abbiamo appena fatto bistecche. E se qualcuno chiede conto a Cetto Da Empoli di tutto cio’, la risposta sara’ scontata: “Fatte i cazzi toi”.
Stefano Fabbri

Finalmente qualcuno apre gli occhi sui quattro ragazzucci insediati al Palazzo Vecchio d’una povera Firenze per l’ennesima volta abusata come trampolino di lancio.