Un giusto mix di ironia e drammaticità, la presenza di artisti di grande fama, una regia attenta ed equilibrata hanno segnato il successo dello spettacolo di apertura del XVII Certosa Festival.
“Macbeth e le sue streghe – da Shakespeare a Giuseppe Verdi” ha avuto infatti il meritato successo aprendo questa nuova stagione del Certosa Festival nel modo migliore.
Come è stato detto dall’Assessore alla Cultura del Comune di Calci, Anna Lupetti, Certosa Festival costituisce da anni uno degli appuntamenti più significativi della realtà culturale di Calci e si colloca in una contesto storico ed architettonico di grandissimo valore. Una realtà, quella della Certosa, che in un certo qual modo identifica la comunità calcesana e diviene per essa un imprescindibile punto di riferimento oltre che un indiscusso richiamo per turisti italiani e stranieri che ogni anno visitano o soggiornano nel territorio.
Del resto, come hanno sottolineato in apertura di serata Salvatore Ciulla, direttore artistico della manifestazione, questa kermesse estiva è stata sempre caratterizzata dall’originalità e dalla qualità degli spettacoli proposti che, seguendo un filo tematico, spaziano dai classici alle nuove proposte con la presenza di artisti affermati e giovani promesse.
Il senso di questa edizione del festival, non a caso intitolato il sogno, l’incubo, l’odio, l’amore, lo ha spiegato il fondatore e direttore artistico del festival, Salvatore Ciulla: « L’edizione 2017 parte da alcune suggestioni: il centenario del Frankenstein, di Mary Shelley, i racconti del terrore di Edgar Alan Poe, il Macbet di Shakespeare, nelle sue versioni teatrali, liriche e cinematografiche più riuscite, il testo più bello sull’amore, il Cantico dei Cantici. Tali memorie, sempre ritornanti, che all’improvviso per ragioni misteriose, si presentano tutte insieme sulla scena drammatica e, come i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, pretendono di essere rappresentati collocandosi immediatamente in perfettamente simbiosi dentro alcuni spazi della Certosa Monumentale, “gridando” a voce alta la loro urgenza di esserci e di raccontarsi, essendo
simboli pregnanti e universalmente riconosciuti rispettivamente del sogno, dell’incubo, dell’odio e dell’amore. Intorno ad essi si dipanerà la scena del Certosa Festival 2017, con spettacoli di teatro, danza, concerti lirici e vocali».
Otto gli appuntamenti ” ufficiali” in programma (ma si parla di alcuni possibili altri spettacoli) che dal 4 al 22 luglio si snoderanno davanti la Certosa e all’interno del Museo di Storia Naturale che, come ha sottolineato Patrizia Scaglia in rappresentanza del direttore del Museo di Storia Naturale, Roberto Barbuti, «Con piacere accoglie anche quest’anno alcuni degli spettacoli del Festival plaudendo alla proficua sinergia tra le Istituzioni per iniziative destinate a portare una positiva ricaduta sul territorio oltre a costituire pregevoli esempi di un modo di fare cultura attraverso rivisitazioni originali dei classici e nuove proposte».
Nel caso di Macbeth, le voci di Carlo Morini e Marina Fratarcangeli, accompagnate al piano da Laura Pasquinelli hanno dato quell’emozione che le pagine di Verdi sanno offrire agli amanti dell’opera, mentre la grande bravura interpretativa, la verve e l’ironia mai becera e una malinconica lettura attualizzata delle pagine di Shakespeare ad opera di Alessandro Brachetti e Silvia Felisetti hanno fatto il resto.
Ma è già tempo del secondo degli spettacoli in programma: venerdì 7 luglio, sempre alle ore 21.15, Sine Modo presenta il CANTICO DEI CANTICI, uno spettacolo che vedrà la partecipazione straordinaria di Titta Nesti con: Sabina Davide, soprano, Irene Luperini, mezzosoprano, Roberta Mancuso, contralto, Eleanor Young, violoncello, Andrea Giuntini, voce recitante.
Il più grande poema d’amore, il più misterioso dei libri dell’Antico Testamento sarà visitato e accompagnato da melodie antiche e musica Jazz per una ricognizione densa di emozioni.
L’appuntamento è quindi per venerdì 7 luglio alla Certosa di Calci.
NOTE STORICHE DELLA CERTOSA
A un km. ad est di Calci, piccolo comune vicino Pisa, sulla strada per Montemagno si trova il vasto complesso monumentale della Certosa di Pisa a Calci, fondata nel 1366 come monastero di clausura dell’ordine di San Bruno. Successivamente ampliato, deve il suo aspetto attuale ai massicci interventi operati nei secoli XVII-XVIII. Soppressa in epoca napoleonica prima e sabauda poi, fu rioccupata dai monaci certosini che la abbandonarono definitivamente nel 1969 (è divenuta museo nazionale dal 1972).
La Certosa, fondata nel 1366 grazie al sostegno economico di illustri famiglie pisane, sorge fra gli ulivi della Valgraziosa, piuttosto isolata dall’abitato di Calci da cui dista circa 1 Km. Al convento si accede da due viali con un suggestivo percorso pedonale dai quali si gode della vista prospettica della doppia facciata del complesso. Quella più esterna, bassa, era destinata a funzioni alle quali potevano accedere anche gli abitanti della zona: la farmacia, la cappella di San Sebastiano o delle donne, il parlatorio, e, separata dalla corte d’onore, ampio spazio verde a prato, la facciata del monastero vero e proprio nel cui centro è la spettacolare facciata della chiesa, rivestita in marmo bianco, con uno scalone a doppia rampa e il coronamento del timpano con la statua dell’Assunta fra angeli.
Il convento, monastero di clausura dell’ordine certosino di San Bruno, fu soppresso in epoca napoleonica prima, e sabauda poi, ma fu nuovamente abitato dai monaci fino al 1969 quando lo abbandonarono definitivamente.
Nella Certosa sono aperti al pubblico gli ambienti dedicati alla vita eremitica, il chiostro grande lungo i cui bracci sono disposte le 15 celle dei monaci, una delle quali aperta alla visita, gli ambienti di natura religiosa, la chiesa e le cappelle e quelli dove si svolgeva la vita cenobitica, il refettorio e il capitolo.
Nella sagrestia è esposta la Bibbia atlantica straordinario codice miniato del XII secolo in quattro volumi rientrata nella sede originaria nel 2015 dopo un deposito decennale nel Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. La visita alla parte monumentale si conclude con la foresteria granducale, il chiostro delle foresterie, la quadreria e i lunghi corridoi le cui pareti sono arricchite da raffinate decorazioni ad affresco.
Al piano terra della Certosa Monumentale hanno sede gli ambienti che ospitano l’Archivio storico e la Biblioteca monastica, realizzati nel 1770 nell’ambito dei grandiosi lavori di ampliamento e decorazione del complesso monumentale. L’archivio comprende, oltre a diverse cassette settecentesche contenenti fogli sciolti, un fondo diplomatico costituito da 3307 pergamene databili tra il 999 e il 1796, fonte fondamentale per la storia del territorio pisano. La biblioteca monastica, la cui consistenza conta 2320 esemplari, conserva diversi manoscritti moderni, 5 incunaboli, 65 cinquecentine, 165 edizioni del XVII secolo ed oltre 1200 edizioni databili al Settecento e ai primi decenni dell’Ottocento; è quanto rimane oggi dell’originaria dotazione della biblioteca, la cui entità prima della dismissione del monastero decretata nel 1972 dal Capitolo Generale dell’ordine superava di gran lunga le 10.000 unità tra manoscritti e volumi a stampa.
L’archivio e la biblioteca, il cui fondo librario è stato recentemente catalogato in SBN e reso disponibile sul Servizio Bibliotecario Nazionale, aprono agli studiosi previa autorizzazione (inoltrando domanda all’indirizzo pm-tos.certosadicalci@beniculturali.it) e al pubblico in occasione di eventi e visite guidate straordinarie.
La Certosa ospita il Museo di Storia naturale dell’Università di Pisa allestito principalmente nei locali di servizio del monastero: il grandioso granaio, lungo circa 100 metri, il frantoio, le lavanderie, i cortili di servizio per le attività agricole.








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